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Zaki sarà scarcerato ma non è assolto

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L'inaspettata decisione, dopo 668 giorni di rinvii, questa mattina nell'udienza al tribunale di Mansura. Ecco perché i problemi non sono finiti


Zaki sarà scarcerato ma non è assolto

Dopo 668 giorni di rinvii la svolta. Nella nuova udienza di questa mattina al tribunale di Mansura contro lo studente egiziano dell'Università di Bologna, Patrick Zaky, in carcere dal 7 febbraio 2020, è finita con la decisione di scarcerarlo. Non c'è assoluzione ma è libero e dovrà tornate davanti al giudice a febbraio.Presenti in aula, come sempre, i rappresentanti diplomatici dell'ambasciata italiana al Cairo e alcuni colleghi di altri paesi alleati.

A fronte di una sicuramente buona notizia, arriva la cattiva: Zaki rischia ancora il carcere, inoltre ancora troppe incognite pesano su un procedimento che secondo i difensori per i diritti umani non dovrebbe proprio svolgersi.

Primo, perché lo studente è a processo per aver esercitato la libera manifestazione del pensiero, un diritto che la Costituzione egiziana salvaguarda.
Zaki è infatti 'reo' di un articolo pubblicato su un sito web nel 2019 in cui denunciava abusi, molestie e violenze di cui è vittima la minoranza a cui lui stesso appartiene, quella copto-cristiana. Secondo, perché la sua vicenda giudiziaria è segnata da varie irregolarità, a partire dalla questione del sequestro di cui sarebbe stato vittima. Stando alla famiglia, Zaki è stato arrestato dagli agenti della National security agency (i servizi segreti egiziani) all'aeroporto del Cairo il 7 febbraio del 2020. Lo studente, iscritto al primo anno di un master europeo presso l'università 'Alma Mater Studiorum' di Bologna, stava rientrando per una breve vacanza dopo aver terminato la sessione invernale degli esami. Nei verbali ufficiali risulta invece che l'arresto è avvenuto l'8 febbraio a Mansoura, ossia il giorno dopo, nella sua città d'origine. Dove è stato Patrick nel lasso di tempo tra l'atterraggio dell'aereo e la detenzione a Mansoura? Per i suoi legali, nelle mani dell'Nsa, che è anche accusata di averlo percosso e usato l'elettroshock durante il primo interrogatorio.

Stamani - racconta l'agenia Dire - i giudici hanno chiesto alla Corte - senza ottenere risposta - di poter avere accesso ai video delle telecamere di sorveglianza dell'aeroporto per sciogliere il nodo del sequestro, una pratica che stando a un report di Amnesty International del 2016 ('Egitto: 'Tu ufficialmente non esisti'. Sparizioni forzate e torture in nome del contrasto al terrorismo') sarebbe 'una tendenza che vede centinaia di studenti, attivisti politici e manifestanti, compresi 14enni, sparire nelle mani dello Stato senza lasciare traccia'. Di tali sparizioni Amnesty accusa l'Nsa.

Gli avvocati, come apprende sempre la Dire, devono inoltre capire se è possibile prevedere qualche 'eccezione', come previsto per legge, al divieto imposto allo studente di lasciare il Paese, e se vige l'obbligo di pernottare nel più vicino posto di polizia dalle 18 alle 6. 'Più di tutto però temiamo che possano arrestarlo domani imputandogli nuovi capi d'accusa'. Lo spiega all'Agenzia Dire Amr Abdelwahab, amico di vecchia data di Zaki e membro del movimento Patrick libero. Abdelwahab si riferisce la meccanismo noto come 'porta girevole', che alla Dire Giorgio Caracciolo, responsabile per l'area Medio oriente e Nord Africa per il Danish Institute Against torture (Dignity), definisce così: 'le autorità egiziane lo usano per evitare la scarcerazione di un detenuto: la decisione del rilascio emessa dal giudice viene 'resa nulla' aprendo un nuovo caso con nuove accuse. In questo modo il regime aggira le sue stesse norme - già molto dure, se pensiamo che la detenzione cautelare può essere rinnovata fino a due anni senza che le indagini o il processo partano nel frattempo - ed è una pratica che sfiora la tortura psicologia: basterebbe condannare l'imputato, invece si preferisce lasciarlo nell'incertezza, arrivando magari al rilascio o all'assoluzione per poi ricominciare tutto da capo'.
Caracciolo però sul caso Zaki si mantiene ottimista: 'Non credo che Zaki sarà nuovamente arrestato o incriminato- sostiene l'esperto- l'Egitto probabilmente vuole chiudere questa vicenda per riabilitare la propria immagine in Italia e all'estero'.

Anche Riccardo Noury, portavoce di Amnesty, è ottimista, sebbene oltre al processo celebrato a Mansoura restino ancora 'pendenti i reati contestati all'inizio, tra cui quello di sedizione, attraverso dei post su Facebook che secondo gli avvocati non sarebbero di Patrick. Al momento però- sottolinea il portavoce- ne' le indagini né il processo sono iniziati quindi, pur usando una certa cautela, lo scenario che si è aperto oggi fa pensare che sia meno probabile che cominceranno ora'.

Amnesty, come molte altre associazioni, chiedono quindi di continuare a mantenere alta l'attenzione, anche perché parlare di Zaki significa continuare a denunciare un Paese in cui lo Stato di diritto è sempre più sotto attacco e almeno 25.000 persone sono in carcere per reati di coscienza. Un impegno rispettato in questi 22 mesi da migliaia di persone tra studenti, attivisti, intellettuali e politici, guidati dai compagni di università di Zaki a Bologna. Tanti poi i comuni che hanno conferito la cittadinanza onoraria al giovane ricercatore per i diritti di genere, mentre la proposta approvata in Parlamento non ha ancora trovato seguito nel governo. Il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Luigi Di Maio su Twitter intanto ringrazia il corpo diplomatico: 'Primo obiettivo raggiunto: Patrick Zaki non è più in carcere. Adesso continuiamo a lavorare silenziosamente'. Il papà George Michel invece su facebook ringrazia tutti per 'l'affetto e la vicinanza' e si gode la gioia del momento, dopo i 'tanti giorni difficili trascorsi'.


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