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Bamboccioni? No solo voglia di diventare grande con sogni da coltivare

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Neanche fare l’artigiano era la mia tazza da the, ma se volevo provare a costruirmi qualcosa, da qualche parte dovevo iniziare...


Bamboccioni? No solo voglia di diventare grande con sogni da coltivare
Rimango basito dal titolo e dalla premessa dell'articolo di Stefano Bonacorsi. Sono un medico rianimatore, figlio di un artigiano e di una casalinga, che per laurearmi facevo ripetizioni ai ragazzi delle superiori ed aiutando un caro zio al cantiere. Nessuna conoscenza altolocata, solo lo studio costante ed il guardarsi la lira in tasca. Quasi un pegno essere lavoratore dipendente, essere una persona considerata affidabile dalle banche. 
Mio caro trentasettenne, forse è il caso che ti rimbocchi le maniche ed inizi a cambiare i tuoi sogni ed i tuoi obiettivi, in quanto noi tutti velevamo i seguire i nostri ideali ma con il tempo abbiamo imparato e seguire la realtà e non la fantasia. Le tue parole sono solo evidenze di contrasti epocali, che quegli stessi che in modo analogo a quello che iamo affrontato anche noi qualche decennio fa! Non dimentichiamoci che esistono tanti giovani che sanno farsi valere quotidianamente forse perché caparbi e preparati, tanto studio e conoscenza, a prescindere dalle raccomandazioni. 
Anche io sono un separato e lascio vivere i sogni ai miei figli (21 e 24 anni). Con 3000 euro al mese, la metà va a loro, ma la mia vita? I miei sogni?  Il mio quotidiano? 
Allora mio caro sessantottino del 2020, alza il culo dalla sedia e guardati intorno, l'epoca dell'assistenzialismo genitoriale ě finito, se a 37 anni ancora non hai trovato la tua strada, incurante della realtà allora devi riguardare i tuoi sogni e limare i tuoi obiettivi di vita, a prescindere dalle banche, dai datori di lavoro, dal tipo che ti fitta il suo appartamento comprato con il sudore della sua fronte. 
Abbiate rispetto di tutti ed anche del Legislatore.
Buona vita e per dirla con le tue stesse parole: 'mi dispiace questo non lo accetto, e non lo accetterò mai!' 
Mimmo Carbone 

Gentile signor Carbone,
innanzi tutto la ringrazio per la missiva che ha scritto alla redazione. L’ho apprezzata molto, davvero, non la prendo in giro, apprezzo veramente il fatto che Lei si sia sentito preso nel vivo da ciò che ho scritto. Però vede, Le devo dire che ha tratto alcune conclusioni un po’ affrettate, un po’ anche perché non ho specificato nel mio articolo, invero molto velenoso, alcune cose che lei giustamente non può sapere.
Lei non può sapere che io ho una storia simile alla sua: sono figlio anche io di artigiani, terzo di tre maschi, e anche io non ho nessuna conoscenza importante; il che però non mi ha impedito di arrivare alla laurea in giurisprudenza, conseguita a Modena dove, essendo un fuori sede proveniente dalla montagna, mi appoggiavo dai nonni materni.
E vede, finito un percorso universitario dove, e qui ha ragione Lei, ho vissuto anche passioni sessantottine; e nonostante avessi intrapreso l’attività di corrispondente dall’Appennino per un noto giornale locale, ero consapevole di due cose: che il sogno di passare da cronista a giornalista professionista era parecchio lontano da realizzare se contemporaneamente volevo acquisire autonomia monetaria, e che avventurarmi in un praticantato che vedevo senza troppe prospettive non era la mia tazza da the. Avevo 27 anni e voglia di “diventare grande”. Così, colsi l’opportunità di diventare imprenditore, seppur artigiano, unendomi ai miei fratelli per portare avanti l’attività paterna dopo che mio padre andò in pensione. Era rimettermi in gioco dopo aver visto affievolirsi le prospettive.
Perché la mia generazione, signor Carbone, quella nata sotto Karol Wojtyla e Sandro Pertini, è quella che ha toccato con mano il dissolversi degli anni da bere, che ha visto un’Italia che spendeva di più di quello che aveva, che però poteva sognare in grande. Quelli come me hanno vissuto di promesse non mantenute e chi ha voluto (o potuto) le maniche se le è tirate su fin oltre il gomito.
Vede signor Carbone, Lei pensa di aver letto l’articolo di un annoiato figlio di papà, in realtà ha letto l’articolo di una persona che da dieci anni si fa un discreto mazzo, si alza presto la mattina e continua a scrivere per tener viva una passione che a sua volta lo tiene vivo, perché, e qui concludo, neanche fare l’artigiano era la mia tazza da the, ma se volevo provare a costruirmi qualcosa, da qualche parte dovevo iniziare. Ma vede, se c’è una cosa che ho imparato in questi anni, è che purtroppo non basta rimboccarsi le maniche per mantenere le proprie aspettative. A volte si rimane prigionieri di una scelta, altro che mettere da parte i sogni.
Stefano Bonacorsi


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