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Candidature Modena, il paracadutato Aboubakar Soumahoro

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Una candidatura quella decisa a Roma per il collegio di Modena che si dimostra divisiva a sinistra ma che ha messo in subbuglio anche il mondo sindacale


Candidature Modena, il paracadutato Aboubakar Soumahoro
Ricordate cosa aveva dichiarato con enfasi ai giornali il 9 agosto il presidente della Regione Bonaccini, il vero leader del Pd in Emilia?: “No ai paracadutati. Qui solo candidati del nostro territorio”.  Ma Bonaccini è stato clamorosamente smentito proprio dai vertici romani del suo partito nel giro di 48 ore perchè  nelle segrete stanze delle Botteghe Oscure (anche se adesso il nome è cambiato) hanno deciso i candidati nei collegi più sicuri d'Italia e  il Pd di Modena ha dovuto subire per l'ennesima volta l'onta di vedersi catapultato un candidato del tutto sconosciuto come l'immigrato di origine africana Aboubakar Soumahoro, residente a Roma, dove fa il sindacalista dell'Usb, che ha ammesso candidamente di non conoscere affatto Modena e di non esserci mai stato.

Dunque gli elettori piddini modenesi dovranno votare e si ritroveranno, per decisione di altri, un deputato che non sa nulla della nostra realtà storica, culturale, sociale, economica, industriale, visto che si è occupato sinora di problemi del bracciantato meridionale. Ma anche l'area di sinistra di appartenenza di Soumahoro non gli ha fatto una grande accoglienza affermando senza mezzi termini che avrebbe preferito rimanesse  Maria Cecilia Guerra (che è anche  sottosegretario in carica nell'attuale governo Draghi), modenese di nascita e di residenza, quindi conoscitrice dei problemi modenesi. Invece la Guerra è stata a sua volta paracadutata in un difficile collegio del Piemonte.

Una candidatura quella decisa a Roma per il collegio di Modena che si dimostra divisiva a sinistra ma che ha messo in subbuglio anche il mondo sindacale cittadino perchè Cisl e Uil sarebbero state tenute all'oscuro dei 'piani' romani.

Ma l'aspetto curioso è che la candidatura nei nostri collegi di Soumahoro ha mandato all'aria le scelte fatte dagli iscritti al Pd in apposite consultazioni, scelte che il segretario Solomita si era affrettato a magnificare definendo “di valore i candidati individuati e proposti, conosciuti e credibili, connnessi col territorio e le comunità”. Erano, oltre a Enza Rando, il presidente di Lega Coop Lusetti (il quale ha poi declinato), il direttore di Medicina di Baggiovara  Pinelli, l'ex direttrice dell'Ausl Borsari, la sindacalista della Cgil Tania Sacchetti, la consigliera regionale di area cattolica Francesca Maletti, il parlamentare uscente Stefano Vaccari. Tutto inutile. Oltre alla Rando si è salvato Vaccari, responsabile nazionale delle feste dell'Unità, mentre ha suscitato polemiche e proteste l'eliminazione dell'uscente Giuditta Pini, modenese,  nemmeno messa in lista.

E dei paracadutati di cinque anni fa ed eletti a Modena che ne è stato? Della romana Lorenzin e dell'ex sindaco di Torino Fassino se ne sono perse le tracce da tempo, assolutamente assenti dai problemi del lavoro, della occupazione, dello sviluppo, dell'industria modenese (addirittura la Lorenzin da ministro della Sanità non ha fatto nulla per salvare il punto nascite dell'ospedale di Pavullo) e ora la spartizione dei posti fatta a Roma li ha dirottati  in difficili collegi di altre Regioni.

Scelte quelle romane che, oltre al mal di pancia e alle proteste in sede locale (specie dei circoli del Pd che hanno discusso inutilmente i candidati da proporre per le liste), hanno generato le prime prese di distanza come quella della deputata dem Alessia Morani che ha rinunciato polemicamente al collegio lamentando che il Pd “sta scivolando a sinistra”, dopo l'accordo di Letta con Fratoianni, oppure quelli di Luca Lotti, Valeria Fedeli, Enzo Amendola, Emanuele Fiano, trattati male dai capi corrente o addirittura eliminati, come la 'nostra' Giuditta Pini.
Un malumore che era già emerso negli ultimi tempi sulla posizione ondivaga, incerta, contraddittoria del segretario Letta che aveva cominciato sbandierando un generico e mai precisato “campo largo”, poi  miseramente fallito dopo la diserzione dei 5Stelle, fatto questo che lo aveva  emarginato dalla scena politica al punto tale da indurlo a fare la corte a Calenda poi, fallito anche questo tentativo, ecco l'accordo con la sinistra comunista di Fratoianni e col Verde Bonelli, sbandierando sempre l'Agenda Draghi come ipotesi di lavoro futura, dimenticando però che questi due partiti avevano sempre votato contro il governo Draghi e votato sempre “no” le 45 volte che il premier aveva posto il voto di fiducia in Parlamento.

Insomma un fallimento su tutta la linea (negli ultimi giorni anche il naufragio della ‘operazione’ Chinnici in Sicilia per il ritiro dei 5Stelle) e l'emergere di una silenziosa ma dura opposizione interna a Letta (segnatamente da parte dalle correnti di Orlando e Franceschuni ma anche di Guerini e Zingaretti) per tutti i suoi tentativi politici falliti e per la evidente mancanza  di una strategia politica credibile e praticabile, ma anche per una leadership dimostratasi via via sempre più debole e incerta che sembra avere un unico obiettivo: quello di essere “contro” qualcuno e non “per” qualcosa. Una mancanza insomma di un progetto e di un programma di governo che pone ora la Ditta con le spalle al muro: l'obiettivo non è più quello di vincere le elezioni ma quello di sopravvivere dopo il 25 settembre. Berlinguer dove sei?

Cesare Pradella


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Cesare Pradella
Cesare Pradella

Giornalista pubblicista, è stato per dieci anni corrispondente da Modena del Giornale diretto da Indro Montanelli, per vent'anni corrispondente da Carpi del Resto del Carlino, per ..   Continua >>


 

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