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Cinque stelle, se il nemico di allora ora diventa l’amico

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Di quell'ideale ora resta il cadavere, occorre solo decidere se cremarlo o seppellirlo


Cinque stelle, se il nemico di allora ora diventa l’amico
Cosa resta di questo corpo martoriato della costituzione, offeso e tradito all’insegna del: “vi prometto”, ridicolizzato all’insegna di un voto che nulla ha più di significato, se non per l’atto di quel segno a matita posto in calce come rituale, privo di valore in quanto dopo pochi giorni stravolto dalla logica della “politica che necessita di accordi all’insegna della maturità” che sbiadisce e scompare.

Quale messaggio viene trasmesso a quell’elettorato che rimboccandosi le maniche, aveva 10 anni orsono, imbracciato la “penna” per scendere in campo in prima persona, senza delegare, con la volontà di incidere in prima persona e senza secondi fini, con il solo scopo di concorrere al cambiamento (non vogliamo governare ma partecipare).

Se il nemico di allora ora diventa l’amico, ma non solo, anche l’amico col quale ci si può fondere in ideali e valori, perchè ora più maturi e responsabili, fino al punto che probabilmente la fusione con il nemico sarà inevitabile, come sarà possibile responsabilizzare i cittadini con la democrazia partecipativa, cardine della prima ora, e ora utilizzato da quella finta rappresentatività interna di una piattaforma democratica, con chi ha fatto invece della delega l’ossatura della propria finta democrazia al limite del vero voto di scambio.

Cosa dovrà pensare il cittadino quando leggendo il manifesto elettorale con su scritto “votatemi” penserà ad un futuro presidente del Consiglio in “incognita” che potrà materializzarsi all’ultimo momento, estrapolato da qualche bugigattolo universitario, e di cui non si conosce l’esistenza ,e neppure ha mai sacrificato il proprio tempo al volontariato al fine di tutelare acqua, aria, terra ma ha solo vissuto in ristoranti con la carta d’oro o ha tutelato gli interessi di qualche speculatore di borsa, ergendosi dalla mattina alla sera come difensore dei diritti violati.

Come potranno convivere l’aspetto populistico con le alleanze dovute alla “maturazione responsabile” del prima con la destra poi con la sinistra, poi con tutti, svuotando di fatto di significato quel segno che il cittadino con ossequioso rispetto ha apposto sul foglio, quella fredda mattina con la moglie al suo fianco dopo lunghe discussioni in famiglia, chiamato dal Presidente della Repubblica a partecipare al voto come segno di maturità e nel rispetto della Costituzione e delegando il candidato a rappresentare le parole dette.

Come sarà possibile, dopo la comparsa del giano bifronte, chiedere ad un qualsiasi cittadino di “partecipare”, si allora la canzone di moda era di Gaber, le lotte erano in consiglio comunale, il sindaco, primo in Italia, Comacchio M5s, fu poi espulso per aver partecipato alle elezioni in Provincia, e se applicassimo lo stesso modello ora essendo al governo con gli innominabili, o quel sindaco di Parma cacciato perché non rese pubblico un atto giudiziario che tra l’altro non lo riguardava neppure, o quel divano da 100 euro in regione.

Chi avrà il coraggio e la voglia di aprire gli armadi di un consiglio comunale con 20 euro di gettone di presenza, andando a studiare piani regolatori, regolamenti comunali, applicazioni delle tariffe, varianti ai PRG, patti di convenzione, reti fognarie, scarichi anomali, punti di captazione, bonifiche, TARI, applicazione delle norme regionali in materia di rifiuti, raccolta differenziata, insieme al lavoro proprio naturalmente che non può mai cessare oltre la famiglia...

Quale mi chiedo possa essere la chiave di accensione del motore umano che può permettere di percorrere una strada così sassosa e pericolosa a livello territoriale, con il solo fine consapevole di lavorare per un bene comune, bene che alleandosi a fasi alterne con uno o l’altro, non viene mai ad essere realizzato, ma resta nel limbo, un po' come la carota messa davanti al naso con il bastone e il filo. Non si era forse detto: occorre riavvicinare la politica ai cittadini, occorre superare il fossato, è stato tracciato un solco tra rappresentanza e cittadini, etcc, frasi ripetute anche dal presidente della Repubblica a fine anno , e ora dopo quasi 3 anni non si è forse legittimato l’intervento in politica solo di chi la usa per trarne profitto, svuotandola di significato soprattutto nei territori.

Oppure, forse occorre chiedersi perché si è deciso di spegnare da anni quel motore ingenuo ed onesto, buttando via la chiave, lasciando l’auto ferma in riva ad un canale e sperando che una ondata se la porti via con tutti suoi sogni e le parole dette all’interno, ed i finestrini chiusi e sigillati perché nulla possa poi fuoriuscire.

La rappresentatività politica data dal voto per paradosso non è mai stata così disattesa come da quando il Governo è rappresentato dalla forza che doveva farne il vessillo del cambiamento, prima di qua, poi di là, poi con tutti, ed il voto stracciato in mille pezzi fino al punto di ignorare la reale rappresentanza attuale, dopo solo 3 anni, calpestando chi aveva imbracciato la penna fiducioso del significato delle parole.

Parlare ora di ambiente da chi ha votato contro la TAV in parlamento mentre il suo presidente del consiglio votava a favore della TAV, quale logica perversa della politica passa nelle menti di quei catapultati sullo scranno mentre mamme e nonne sono in prigione, quale dignità umana residua resiste in quei corpi, come se non si fosse a conoscenza che la parola ambiente racchiude una crescita individuale, da cui quella collettiva, e non è data da una scelta solo verticistica di governo.

Non è vero, non è vero e non è vero che diventare banderuole al vento è un atto di responsabilità , non è vero che governare nel nostro paese è un atto responsabile, non è vero che solo governando si aprono le scatolette di tonno, non è vero che la maturazione responsabile avviene in Parlamento, la maturazione avviene in consiglio comunale con zero euro, dove sono stati raccolti i voti per il vostro (purtroppo) immeritato passaporto istituzionale, ma ancora prima avviene come cittadini che si battono sul territorio da decenni e non come nuovi ecologisti dell’ultima ora spuntati dal nulla e disposti a tutto, maturando prima con la destra poi con la sinistra poi con l’innominabile, e aspettando tristemente la fine del quinquennio.

L’attrazione è stata forte, le lusinghe pure, le coccole economiche hanno soppiantato le ideologie mai maturate ma utilizzate cinicamente, le riverenze ossequiose senza merito, hanno fatto dimenticare che i voti arrivavano da chi si batteva per la terra dei fuochi, per l’Ilva, per la terra dei fanghi , per la Caffaro, per la Solvay, per il 5G, per gli inceneritori o il vuoto a rendere, per il consumo di suolo o la terra dei fanghi industriali, per le lottizzazioni o le cave , per la Mafia o la Camorra e l’ndrangheta, per la mafia grigia, per la TAP o la TAV, per il MUOS, per l’aria cancerogena della pianura padana e per i PFAS Veneti, e potrei scorrere il nastro all’infinito.

Era l’opposizione, dura e coerente che avrebbe aperto la scatoletta, era la crescita culturale, morale, intellettuale della popolazione unita alla formazione dei rappresentanti, che stanca dei banchieri e degli intrallazzatori avrebbe dovuto radicarsi come un albero con le proprie radici quando trova il terreno fertile al fine di potersi poi sviluppare in altezza ergendo la propria chioma, ma si è preferito dall’alberello staccare tutti i primi frutti acerbi, asfaltando tutto attorno e lasciandolo al sole in un parcheggio.

La politica si gioca con gli ideali, la coerenza ai propri ideali, le scelte rinunciatarie spesso, per mantenere integra la propria linea, lasciando poi scegliere al popolo chi trova coerente, se non ora dopo, e crescendo territorialmente, radicandosi e migliorando quelli che vengono definiti “quadri”, vecchia terminologia dell’era comunista, senza dare sfogo alla smanie personali di rappresentanza familiare opportunistica, come abbiamo potuto vedere in questi anni, ma entrando nel merito delle questioni, invece di avvicinarsi al cerchio magico distributore del pass per 5 o 10 anni comodi in parlamento.
Ora resta il cadavere, occorre solo decidere se cremarlo o seppellirlo.

Roberto Monfredini

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