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E Carpi continua a perdere colpi

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Il centro storico carpigiano è grande ma in realtà sembra piccolo, spoglio, triste, senza vita


E Carpi continua a perdere colpi

Nonostante il sindaco Alberto Bellelli insista nel ripetere che Carpi è una città tranquilla, sicura, pulita, organizzata ed attraente, nella quale si vive bene, la realtà è ben altra. E lo dicono i sindacati, le associazioni dei commercianti e degli artigiani, i cittadini con le loro lettere preoccupate ai giornali i quali pubblicano dal canto loro cronache quotidiane di atti di violenza, furti, rapine, aggressioni, vandalismi, scene da far west da parte di bande di ragazzini, con parchi e strade degradate, verde sempre più carente sacrificato ad una fiorente espansione di grigi ed anonimi supermercati che hanno portato alla distruzione di migliaia di ettari di verde e al taglio di centinaia di alberi ad alto fusto, determinando una brusca rottura dei tradizionali rapporti umani e sociali tra gestori e clienti, tipici di una località di medie dimensioni, peggiorato la qualità urbana, ma anche innescato una spietata concorrenza ai tradizionali storici negozi di qualità del centro cittadino.
“Un centro sempre più degradato, abbandonato e mal frequentato, specie di sera, coi principali storici caffè della piazza chiusi, Teatro, Roma, Dorando e dunque con meno passeggio e un senso di abbandono e di solitudine”, come ha scritto di recente il settimanale Tempo.
Senza scordare i gravi atti malavitosi e di violenza fisica contro passanti e donne sole che hanno allarmato la cittadinanza che non si sente più sicura ad uscire di sera, come hanno ricordato anche i partiti di minoranza in consiglio comunale (tra il malcelato fastidio e la sufficienza degli assessori del Pd) e che ha portato alla nascita spontanea di Comitati di cittadini, come quello di piazzetta Garibaldi, sorto a tutela dei residenti e per incalzare gli amministratori comunali ad avere maggiore attenzione per i problemi di convivenza e un maggiore controllo a difesa dei cittadini vittime di spacciatori, ubriachi, nulla facenti e senzatetto che bivaccano a tutte le ore a scapito del decoro del centro storico.
Insieme a tutto questo c'è una progressiva recessione economica che non deriva solo dal Covid o dalla guerra in Ucraina, come hanno detto i sindacati, che allarma gli imprenditori e i dipendenti vista anche la mancanza di progetti concreti e di idee prospettate per il rilancio della economia locale ferma al palo. Con la spiacevole sensazione di un territorio che non ha più l'appeal di un tempo, che ha perso di importanza politica e istituzionale e il ruolo che dovrebbe avere il secondo Comune più popoloso della Provincia dopo Modena, una città che da tempo non è più la capitale italiana della maglieria (che ha addirittura trasferito nei padiglioni della Fiera di Modena l'unico salone della maglieria che le restava nel quale i produttori carpigiani presentavano annualmente i nuovi campionari alla clientela), che non ha più la sede della Pretura né quella del Difensore civico, che non ha più una palestra pubblica, né un palazzetto dello sport (come ha lamentato il presidente della Consulta dello sport Diacci), che ha una ferrovia che periodicamente lascia a piedi studenti e lavoratori pendolari, che è carente in certi servizi di pubblica utilità come l'autoscala dei vigili del fuoco problema questo ritenuto grave e pericoloso dagli stessi vigili,
che ha un Ostello per la gioventù tanto sbandierato a suo tempo dalla giunta che è stato sinora adibito a tutto fuorchè allo scopo per il quale era stato creato, che lamenta una carenza cronica di posti auto al servizio del commercio in centro, nonostante abbia un'area incolta, degradata e inutilizzata in viale De Amicis, uno stabile adibito al commercio ancora chiuso in piazzale Ramazzini ma, soprattutto, che ha perso il proprio vescovo, titolare della storica sede vescovile, con la Chiesa di Carpi che, dopo l’uscita di monsignor Cavina, è amministrata ora dal vescovo di Modena, in attesa di eventi. Chiesa che lamenta pure la permanente chiusura, a dieci anni dal terremoto, di due suoi insigni secolari monumenti religiosi come San Francesco e San Nicolò, ancora transennati e impacchettati, chiusi al culto e alla visita dei turisti. E al riguardo Brunetto Salvarani, teologo, giornalista e scrittore, ha detto malinconicamente: “Viviamo tempi incerti e noto una Carpi ’seduta’, ripiegata sul suo passato piuttosto che proiettata verso il futuro”.

E tutto questo al cospetto di una giunta comunale che sembra distratta e che parla d'altro, che non dà risposte concrete, ad esempio, all'appello della Caritas che non ce la fa più a rispondere alle crescenti richieste di viveri e aiuti economici da parte dei poveri (italiani e immigrati) che non ottenegono sufficiente ascolto e aiuto da parte dei Servizi sociali del Comune. Persone bisognose che affollano i centri d’ascolto della Caritas, molte delle quali ricorrono alla questua negli angoli delle strade e davanti alle chiese. Una giunta che si rifugia in conferenze stampa non per discutere di tutto questo e risolvere i problemi immediati e urgenti, ma per promettere invece di tutto: dal nuovo maxi ospedale, lo stesso peraltro che viene puntualmente promesso da almeno trent’anni ad ogni campagna elettorale e, se questa sarà la volta buona, i carpigiani non lo potranno vedere ultimato non prima di otto-dieci anni, come hanno detto gli esperti; al sottopasso ferroviario di viale Manzoni, anche questo promesso da quarant’anni a questa parte o alla trasformazione dell’ex campo di concentramento di Fossoli in un vero Museo come se ne vedono all’estero. Opera per la quale l’allora sindaco Bergianti indisse un apposito concorso internazionale i cui progetti dei concorrenti dovrebbero essere ancora giacenti in un qualche scantinato del Municipio. Nel frattempo però il pronto soccorso del Ramazzini è sempre nell'occhio del ciclone, come lamentano pazienti, infermieri e sindacati, continuano le code per le visite specialistiche e mancano ancora decine di medici di base in città e in molte frazioni, i presidi lamentano carenze di personale e di insegnanti per un regolare inizio del prossimo anno scolastico.
Una giunta comunale che dovrebbe poi in tutta umiltà prendere atto del fallimento dei progetti di integrazione degli stranieri, sull’altare della retorica sul multiculturalismo, visto l’incremento di stranieri negli episodi di malavita che avvengono quotidianamente in città e prendere coscienza di un peggioramento generale della economia carpigiana non solo a causa del Covid o della guerra in Ucraina, ma alla crisi del settore dell'abbigliamento che è sempre stato la vera spina dorsale della economia carpigiana, crisi che sinora nessuno ha saputo affrontare in concreto con proposte o progetti fattibili come hanno saputo fare in altri distretti italiani del settore. Tuttavia il Comune di Carpi si è vantato ultimamente di due iniziative importanti e utili alla città: la realizzazione del Parco di Santacroce e il progetto per la creazione di una sezione staccata dell'Università di Modena. Ma entrambi questi interventi sono di iniziativa di altri e non sono realizzati del Comune, ma dalla Fondazione Cassa nel primo caso e dall'Università di Modena nel secondo.
Abbiamo lasciato per ultimo le tragedie dei morti sulla strada, dall’ultimo di Traversa San Giorgio a quelle precedenti sulla stessa strada, quelle sulla tangenziale, sulla nuova rotonda per Migliarina, su via Cattani, eccetera, non imputabili al Comune, ovviamente, ma sulle quali esso non può addebitare la responsabilità esclusiva ad altri, come all'Anas o alla Provincia, non può chiamarsi fuori come tenta di fare, se non altro per rispetto del dolore dei famigliari delle vittime, perchè segnaletica, divieti, intersezioni con strade comunali, semafori, strisce bianche o rosse non importa e interventi di sicurezza, sono di sua competenza sui quali è chiamato ad intervenire.
Qualcuno ha scritto che il centro storico carpigiano è grande ma che in realtà sembra piccolo, spoglio, triste, senza vita, soprattutto la piazza e soprattutto la sera, salvo le poche volte all’anno quando ospita concerti di Radio Bruno, coi gestori dei negozi che coraggiosamente cercano di tenere aperte le vetrine per tenere ‘acceso’ il centro, di giorno e di sera e dare un ‘senso’ di città a Carpi che pure ha 70mila abitanti, quel senso di città che altri sono riusciti a dare a Mantova o a Sassuolo, che di abitanti ne hanno soltanto 50mila.

“Città gioiello ma spettrale, buttata via - il giudizio tranchant espresso da un visitatore che veniva a Carpi per la prima volta – non valorizzata e arricchita a dovere, che sembra non avere fatto un salto di qualità come altre città delle stesse dimensioni. Un peccato”.
Cui ha fatto seguito una analoga severa dichiarazione del presidente della Lapam, Cavicchioli, che si è detto preoccupato per la “progressiva desertificazione del centro storico per contrastare il quale non sono più sufficienti parole e promesse ma è necessario un impegno incisivo e concreto”.
Come dire: basta coi soliti rituali tavoli, incontri, convegni che lasciano il tempo che trovano e tutto come prima, utilizzati come strumenti di ‘distrazione di massa’, per aggirare i problemi veri e le necessità reali della gente che la giunta comunale non affronta o non riesce a risolvere.
Cesare Pradella



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Cesare Pradella
Cesare Pradella

Giornalista pubblicista, è stato per dieci anni corrispondente da Modena del Giornale diretto da Indro Montanelli, per vent'anni corrispondente da Carpi del Resto del Carlino, per ..   Continua >>


 

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