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Follia Green pass, i bambini prime vittime di una società disumana

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A questo punto davanti a questi adulti privi di cuore e di anima, non ci resta che sperare proprio nelle vittime di tale atteggiamento indegno, i bambini


Follia Green pass, i bambini prime vittime di una società disumana
Ho sempre pensato che i bambini fossero la parte migliore della nostra società, un tesoro prezioso che l’umanità ha il dovere di custodire e di proteggere. E’ dal bambino, infatti, che si costruisce l’uomo ed è proprio durante il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza che viene forgiata la personalità di ogni individuo. Per questo motivo ho scelto di studiare per diventare un’insegnante. Desideravo dedicarmi a questa fetta speciale di umanità, speciale non solo per l’innocenza e la purezza che incarna ma anche per ciò che rappresenta agli occhi degli adulti.

I più piccoli, infatti, almeno dal mio punto di vista, hanno sempre offerto ai più grandi l’opportunità di tirare fuori il meglio di sé, di essere migliori di come si è quando ci si relaziona tra adulti. Questo perché essi, in quanto individui ancora in formazione, necessitano di una guida, di qualcuno che sappia accompagnarli nel loro percorso di crescita con senso di responsabilità e dovere.

Qualcuno che sappia ispirarli. Qualcuno che sappia proteggerli.

Ma oggi, nell’attuale momento storico che stiamo vivendo ho scoperto di essermi sempre sbagliata. Su tutta la linea.

La maggior parte delle persone adulte, coloro che dovrebbero aver raggiunto un certo livello di maturità e saggezza, coloro che sono chiamati ad assumersi certe responsabilità, anche quelle di chi ancora non ha raggiunto l’età necessaria per poterlo fare, coloro che dovrebbero aver acquisito un patrimonio di valori da prendere come riferimento e da mettere a disposizione dei più giovani, sono riusciti a mettere in luce il lato peggiore di sé stessi e lo hanno fatto proprio davanti ai minori, completamente abbandonati e dimenticati in una società sempre più disumana.
Oggi un ragazzino di appena dodici anni, sprovvisto di super green pass non può salire sul bus per andare a scuola, venendo così ostacolato in quello che è il suo diritto allo studio, un diritto primario di ogni bambino o ragazzo in un paese civile e democratico come ormai un tempo era il nostro.



Oggi un ragazzino di appena dodici anni sprovvisto di super green pass non più fare sport, un’attività fondamentale per il benessere psico-fisico degli adolescenti e che fino a poco tempo fa medici, psicologici ed educatori raccomandavano di praticare.

Oggi un ragazzino di appena dodici anni sprovvisto di super green pass non può più andare al cinema o mangiare una pizza insieme agli amici, venendo così privato di quella vita sociale che per gli adolescenti costituisce una vera e propria necessità.

Oggi un bambino non vaccinato, nel caso in cui in classe vi sia un determinato numero di alunni positivi è costretto a rimanere in DAD, persino alla scuola primaria, mentre i suoi compagni inoculati possono tranquillamente andare a scuola, nonostante alcuni esponenti politici abbiano dichiarato espressamente che la didattica a distanza sia una pratica che crea profonde discriminazioni e disuguaglianze.

Oggi un ragazzino non vaccinato rappresenta un potenziale pericolo per la società, egli fa parte dei cattivi, dei nemici e per questo deve pagare. Deve pagare, ma senza aver fatto nulla di male, senza aver avuto alcuna voce in capitolo per la sua attuale condizione. Deve pagare per le scelte compiute legittimamente dai suoi genitori, ai quali secondo alcuni dovrebbe essere attribuita la colpa per la sofferenza dei propri figli.

Oggi ad un ragazzino di appena dodici anni in possesso di super green pass, non ancora in grado di distinguere con chiarezza ciò che è bene da ciò che è male vista la sua giovane età, è concesso salire sui mezzi pubblici, giocare a calcio, andare al cinema e al ristorante, rimanere in classe con i suoi compagni. A lui è concesso, è proprio questo il problema. Tutte queste attività non dovrebbero essere concesse, ma rappresentano, al contrario, una serie di diritti e di libertà che ogni ragazzo, dovrebbe possedere fin dalla nascita e che la Costituzione stessa gli garantisce a prescindere dalla sua etnia, religione, classe sociale e quanto meno dalle scelte sanitarie che i suoi genitori hanno compiuto per lui.

Oggi, dunque, un ragazzino di appena dodici anni in possesso di un super green pass che gli concede di vivere una vita relativamente normale, rischia di maturare un’idea malata di libertà, vincolata unicamente ad un passaporto sanitario, un lasciapassare che funge da permesso per esercitare i propri diritti costituzionali. Un’idea di libertà materiale, slegata dal suo significato più profondo intrinsecamente connesso alla dignità umana.

Oggi un ragazzino di appena dodici anni in possesso di super Green pass, rischia di crescere con la convinzione che sia accettabile discriminare gli altri, che bambini della sua stessa età con i quali ha sempre condiviso momenti ed esperienze di vita meritino di essere tagliati fuori perché i loro genitori hanno compiuto una determinata scelta, senza che nessuno si preoccupi delle conseguenze che tale atteggiamento potrebbe avere a lungo andare sulla società, senza che nessuno pensi che un domani, quando ormai odiare, discriminare ed escludere, sarà divenuto normale, il nuovo cattivo, il nuovo nemico potrebbe essere proprio quel ragazzo che oggi sembra apparentemente salvo grazie al suo lasciapassare.

Oggi un bambino i cui genitori hanno scelto altrettanto legittimamente di sottoporlo alla vaccinazione viene sfruttato dai media e dalle istituzioni per contrapporre a quei bambini cattivi, ai piccoli nemici non vaccinati, ai figli dei colpevoli, un modello di bambino buono e virtuoso che merita un premio o un attestato di coraggio. Ma la verità è che quel bambino, come ogni altro minore, meriterebbe solo di essere rispettato e tutelato e non strumentalizzato in modo così falso e meschino.

Questo è tutto ciò a cui i minori, in una società divisa dall’odio sociale e resa schiava dalla paura, sono condannati a vivere. Sono tutti vittime. Tutti. Vaccinati e non vaccinati. I primi perché usati e ingannati attraverso quella falsa promessa di libertà che se rimarrà vincolata ad un lasciapassare sarà stata sottratta per sempre. I secondi perché emarginati, bullizzati e destinati a fare i conti con ferite profonde che probabilmente porteranno con sé per tutta la vita. E tutto questo è avvenuto sotto gli occhi indifferenti e in alcuni casi vergognosamente compiacenti degli adulti. Già gli adulti…coloro che si presume siano più maturi, più saggi, più giusti. Coloro che in questi mesi si sono riempiti la bocca con la responsabilità sociale e il dovere civico, come se la loro età soltanto anagraficamente matura gli garantisse di essere un esempio per i più giovani, sono venuti meno a quell’unica responsabilità di cui avrebbero dovuto veramente farsi carico: proteggere i bambini.

E invece…non hanno fatto altro che permettere a quella dialettica contrapposta fondata sulla lotta tra vaccinati e non vaccinati che già da mesi caratterizza le fasce adulte della popolazione, di entrare violentemente anche nelle vite dei più giovani, dei più fragili, di coloro che ancora non dispongono dei mezzi necessari per potersi difendere da tutto questo, a prescindere dal loro stato vaccinale.

Lo ha permesso il poliziotto che oggi multa il dodicenne sprovvisto di super green pass sul bus.
Lo ha permesso l’allenatore di calcio che per rispetto delle regole fa entrare nel campo sportivo solo i ragazzini vaccinati o guariti dal virus.
Lo ha permesso l’insegnante che controlla il green pass dei suoi alunni nel caso in cui vi sia un determinato numero di positivi in classe, per verificare che le persone presenti in aula siano tutte in regola con il lasciapassare verde, mentre gli altri a casa davanti al pc.
Lo ha permesso il genitore che posta sui social la foto del proprio bambino durante la vaccinazione scrivendo come didascalia “Fiero di te”, come se quel minore fosse stato lui stesso a scegliere e non dovesse al contrario sottostare alle decisioni in ogni caso legittime della sua mamma e del suo papà.
Lo ha permesso chi dà la colpa ai genitori dei ragazzini non vaccinati per la situazione di discriminazione in cui essi si trovano o chi dice “Che vaccinino i loro figli e non rompano le scatole” o ancora “Le regole sono regole e tutti devono rispettarle”. Perché se le cose stanno così, è vero che le regole sono regole e tutti hanno il dovere di osservarle, ma è anche vero che i bambini sono bambini e in quanto tali meritano di essere tutelati. Tutti. Nessuno escluso.
Lo ha permesso la persona comune, che si rifiuta di fare i conti con questa situazione, colui che finge di non sapere e dice con aria stupita: - Ma davvero un ragazzino non vaccinato non può salire sull’autobus? Ma dai, ma è impossibile! - . E invece no. Succede. Succede proprio perché la maggior parte delle persone non si sono allarmate quando era il momento, quando ancora la situazione non aveva raggiunto questi livelli di discriminazione, quando ancora i minori non erano stati toccati in modo così violento da queste restrizioni. Quando ancora chi s’indignava era solo un no-vax complottista. Quando ancora si credeva che il green pass non fosse poi così male. Quando ancora si pensava che la situazione si sarebbe risolta in pochi mesi.

Lo hanno permesso tutti quegli uomini e quelle donne, che in molti casi sono anche padri e madri, i quali pur di non rinunciare alla propria tranquilla e mediocre esistenza apparentemente non minacciata da queste restrizioni perché magari i loro figli hanno il lasciapassare oppure sono ancora troppo piccoli per dover sottostare a queste regole, hanno preferito chiudere gli occhi e abbandonarsi ad un atteggiamento di impotenza e oserei dire di vigliaccheria. Non hanno colto l’opportunità offertagli dai più giovani di mostrare di essere persone migliori, rispetto a ciò che sono stati in questi mesi di deriva antidemocratica. Non hanno colto l’esigenza di dire basta, d’impedire che l’ondata di odio che dalla scorsa estate caratterizza il nostro paese superasse il segno andando ad investire brutalmente persino i minori.

Che le persone adulte avessero delle difficoltà nell’accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita, nel guidarli e ispirarli, era già evidente da tempo. Basti pensare alla crisi profonda che da anni caratterizza la scuola sempre più incapace di lasciare un segno nella vita dei ragazzi così come le famiglie, che appaiono sempre più disgregate e incapaci di rappresentare quel nucleo attraverso cui i bambini attingono per la prima volta ad una serie di principi, valori, regole e limiti. Tuttavia, non pensavo fino a questo punto. Pensavo che almeno il loro bisogno di proteggere i più piccoli dalle ingiustizie e dal male che da sempre in modo più o meno violento caratterizzano la nostra realtà, si sarebbe preservato.

A questo punto davanti a questi adulti privi di cuore e di anima, non ci resta che sperare proprio nelle vittime di tale atteggiamento indegno, i bambini. Tutti i bambini. Quelli vaccinati e quelli non vaccinati. Quelli emarginati e quelli ingannati. Quelli bullizzati e quelli strumentalizzati. Sperare in loro e nella loro coscienza ancora in formazione. Una coscienza sicuramente ferita e schiacciata dalla disumanità in cui viviamo ma che ha ancora la possibilità di riscattarsi e di prevalere sull’obbedienza cieca di chi ormai ha dimostrato di essere evidentemente troppo vecchio e disilluso per desiderare di vivere in un mondo migliore.

Camilla Dolcini



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