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Fotomuseo Panini, il dimenticato

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Il Fotomuseo non solo deve uscire dall’oblio dove è stato confinato, gli va riconosciuto il meritato valore e reso al più presto di nuovo fruibile per la comunità


Fotomuseo Panini, il dimenticato

Modena vanta una tradizione fotografica di grande livello, testimoniata non solo da nomi celebri e conosciuti nel mondo, le cui opere sono presenti in collezioni prestigiose, come Franco Vaccari, Luigi Ghirri e Franco Fontana, senza dimenticare l’artista poliedrico Cesare Leonardi, semplicemente mozzano il fiato  le sue fotosequenze “ Città di Modena”, e il colossale rilievo fotografico del Duomo di Lanfranco,patrimonio Unesco. E in occasione del prossimo Festival Filosofia “ Arti “ la Galleria Civica ospiterà una mostra biografica del maestro, promossa in collaborazione con l’Archivio Cesare Leonardi. La nostra città storicamente ha avuto momenti gloriosi di rilevanza nazionale promovuendo iniziative d’avanguardia, come convegni sulla fotografia come bene culturale, seguiti da un famoso censimento foto-urbanistico dei centri storici, e biennali - festival sulla fotografia, cosa poco comune in passato.

Ma la passione e storia della fotografia modenese ha radici profonde, e ce lo ricorda la importante raccolta del Fotomuseo Panini.


Con il suo patrimonio di un milione e mezzo di immagini, una carrellata di istantanee sugli aspetti culturali, politici e sportivi sulla storia locale e del territorio provinciale dalla seconda metà dell’800 in avanti, più cartoline d’epoca e una sezione di ritratti di autori internazionali. Il corpus contempla anche alcuni esempi di antiche tecniche fotografiche come il dagherrotipo, l’ambrotipo, il ferrotipo e la carta salata, preistoria certo, rispetto alla tecnica digitale contemporanea. Tuttavia, è un segmento importante della nostra storia, che può e deve essere messo a regime collegato ad altri ricchi patrimoni,sia culturalmente che nell’ambito della ricerca e studi specialistici.

Da molto tempo il Fotomuseo Panini è scomparso dalla scena culturale cittadina, è il grande assente, dorme sonni indisturbati, è accessibile solo tramite appuntamento, dopo la cessione da parte del Comune che l’aveva ricevuto come lascito da Giuseppe Panini, alla Fondazione Cassa.

Il valore di questa immensa raccolta è duplice, come finestra importante su un periodo storico della nostra città, e in quanto precipuo dell’arte fotografica modenese, arte ben radicata e praticata con passione a cominciare dagli studi fotografici di Orlandini e Bandieri, dei veri e propri pionieri per la nuova tecnica artistica (il fondo conserva gli arredi e le macchine originali dell’epoca).

Il Fotomuseo non solo deve uscire dall’oblio dove è stato confinato, gli va riconosciuto il meritato valore e reso al più presto di nuovo fruibile per la comunità. Pare non esista neppure, completamente dimenticato sia dal Comune primo tutore del bene e anche dalla Fondazione che l’ha giustappunto ‘ereditato’.

Stranamente,in quanto terzo istituto cittadino che si occupa di fotografia, non è stato preso in esame per il nuovo ente figurativo “Fondazione Modena arti visive” che tarda a venir alla luce, alle prese da molto tempo (troppo) con la messa a punto dello statuto giuridico.

Perché non considerare un suo inserimento nell’ambito del futuro Polo delle immagini e delle arti contemporanee, nel Polo del Sant’Agostino? Sicuramente è più sensata la sua di presenza, che quella della sezione moderna della Biblioteca Estense?

Il nascente ‘tempio’ del visuale, al Sant’Agostino, che accoglierà straordinarie collezioni, che vanno dalle raccolte di disegni e opere figurative della Civica, poi a quell’unicum di figurine, alle serie di foto d’autore della Fondazione Fotografia, allarghiamolo con l’importante fondo del Fotomuseo Panini. Patrimoni che saranno oggetto di una rinnovata promozione e sviluppo creativo attraverso l’uso di sistemi tecnologici e innovativi, con programmi didattici e interdisciplinari. Per un pubblico non solo giovanile ,ma differenziato. Il Fotomuseo è un bel pezzo di storia. Che è da reinventare, funzionalmente con una nuova (ri)messa in scena, non statica, ma circolare. Sono un milione e mezzo di immagini … non  trenini che filano veloci.

Abilmente sarà possibile operare mescolanze, sconfinamenti,connessioni tra passato e presente della storia cittadina e i suoi primordi fotografici, per arrivare all’arte contemporanea, e a quei mostri sacri di modenesi fotografi ben conosciuti nel mondo, con uno sguardo sociologico, culturale e storico-critico, navigando sempre nella storia , quella futura.

Un percorso articolato di visione organica e in movimento, tra formazione permanente, le raccolte d’autore, nuove proposte e sperimentazioni creative d’avanguardia, che sicuramente scaturiranno da questa nuova fucina innovativa e atelier figurativo aperto , una visuale dinamica, viva e trasversale, a 360° gradi.

Franca Giordano



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Franca Giordano
Franca Giordano

Attenta, curiosa e frequentatrice del mondo artistico e culturale della città, lo seguo attivamente e con molto interesse nell’evoluzione dei suoi grandi progetti culturali.<..   Continua >>



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