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Guerra in Ucraina, fiumi d'armi destinati a uno degli Stati più ricchi d'Europa

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Chi paga per tutti questi miliardi di armamenti? Davvero qualche anima bella può pensare che uno Stato non trovi il denaro per certi dovuti ristori post Covid alla propria popolazione e poi lo regala ad un altro?


Guerra in Ucraina, fiumi d'armi destinati a uno degli Stati più ricchi d'Europa

Il nuovo pacchetto di armi che gli Stati Uniti inviano in Ucraina è di 800 milioni di dollari ai quali devono essere sommati: 1,7 miliardi di dollari da quando la Russia ha lanciato il suo attacco il 24 febbraio e poi 2,4 miliardi in seconda tranche. In precedenza, altri 5 miliardi di dollari come “premio” per aver conquistato la democrazia con la “rivoluzione arancione” e proteggerla dalla minacciosa Russia. L’Ucraina può essere considerato tra gli Stati più armati al mondo, poiché tutto l’Occidente si è prodigato a rifornirla di ogni arma difensiva e offensiva, compreso elicotteri Mi-17 e obici in grado di colpire un obiettivo fino a 70 chilometri di distanza.
La domanda che ognuno dovrebbe porsi è: chi paga? Davvero vogliamo credere che questa solidarietà miliardaria nasca da un senso d’ingiustizia nei confronti di uno Stato aggredito da un altro più muscoloso? Ci sarebbe anche lo Yemen da aiutare.
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nel caso...

L’Ucraina ha vissuto una situazione assolutamente illogica: è uno degli Stati più ricchi d’Europa e dell’intero globo terracqueo per quanto riguarda le materie prime, ma si colloca al penultimo posto per livello di povertà. Dopo questo conflitto, chiunque sarà il vincitore, la sua posizione certamente non sarà migliore.
Quali sono queste ricchezze concentrate nella maggioranza, guarda caso, in quell’area definita Donbass?

CARBONE nel bacino di Lviv-Volyn;
GAS NATURALE E PETROLIO con 1,1 trilioni di metri cubi di riserve di gas naturale e 135 milioni di tonnellate di petrolio. Entrambe le risorse si trovano, per la maggior parte, nel Dnieper-Donetsk;
FERRO con 27 miliardi di tonnellate di riserve di minerale di ferro, che corrispondono al 10% delle riserve mondiali. Degli 88 giacimenti in tutto il paese, la maggior parte sono a Kremenchuk, Kerch, Mariupol, Belozersky e Kryvyi Rih;
MANGANESE con l’Ucraina che possiede le più grande riserva d’Europa (550.000 tonnellate nel 2020), soprattutto, nel bacino di Nikopol e a Veliko-Tokmakskoye;
TITANIO E URANIO dove è la prima in Europa, sia come riserve di titanio che come depositi di uranio;
GRAFITE, con il 20% delle risorse mondiali.

Un discorso a parte meritano le Rare Earth Elements. Si tratta di minerali fondamentali per l’industria tecnologica in particolare. Al momento, la Cina ne possiede quasi il 90%, ma l’Ucraina, stando alle riviste di settore, ha depositi immensi, molti dei quali non ancora sfruttati.

Ora abbiamo compreso perché nel 2014 Kiev ha bloccato con le armi la richiesta del Donbass d’ottenere uno Statuto speciale e cioè che gli introiti dalla vendita di queste risorse rimanessero nel territorio e perché nel 2020 il Parlamento ucraino aveva deciso d’assecondare questa richiesta ma, appena eletto Biden, si è messa subito a sparare granate contro Lugansk e Donetsk determinando l’attuale situazione.

Ora sappiamo anche perché la Russia di Putin è intervenuta immediatamente in soccorso delle due Repubbliche autoproclamatesi indipendenti, che la Duma non aveva neppure riconosciuto. Il ragionamento di Putin è stato semplice: dietro questa rivoluzione arancione c’è l’America che vuole mettermi i missili a due minuti da Mosca e prendersi le risorse utili alle sue industrie.
A questo punto conosciamo anche la ragione per la quale tutti i Paesi coinvolti dagli Stati Uniti impediscono di fatto che si giunga ad una mediazione, ad un accordo di pace e l’unica opzione è la vittoria dell’Ucraina con la Russia obbligata a rientrare dentro i propri confini. A questo punto conosciamo anche la ragione perché l’ONU ha taciuto, sostanzialmente, fino ad ora; perché sappiamo quali siano le richieste di Putin ma non quelle dell’Europa, degli Stati Uniti e della NATO per una proposta di accordo e l’unica opzione è la Federazione Russa; sappiamo perché stiamo assistendo, per la prima volta al mondo, ad una propaganda bellica nostra così martellante, asfissiante, tesa a zittire, insultare e ridicolizzare qualsiasi voce di dissenso.

È evidente anche la risposta alla domanda iniziale: chi paga per tutti questi miliardi di armamenti? Davvero qualche anima bella può pensare che uno Stato non trovi il denaro per certi dovuti ristori post Covid alla propria popolazione e poi lo regala ad un altro? Nel nome della libertà e della democrazia? Le guerre si sono sempre fatte per ragioni economiche e di potere; il resto è conversazione.
Se la Russia non perde o non decide, prima o poi, di ritirarsi dal Donbass e dalla Crimea, addio al progetto della Rand Corporation elaborato per il Pentagono: nessuno scacco matto per Mosca e addio a una ricchezza immensa ancora da sfruttare e della quale si ha assoluta necessità per fronteggiare la Cina con il suo 90 per cento di metalli rari utili per l’alta tecnologia.

C’è da scommettere che i vari Presidenti del Consiglio e Primi Ministri, nei loro colloqui con Zelensky, abbiano detto: “Le garantisco questi carri armati, questi missili terra aria ma...come appianiamo le spese? Ogni missile costa 36 mila dollari… Potremmo metterci d’accordo con un paio di concessioni d’estrazione nel Donbass…”

Nel frattempo, gli ucraini muiono, vedono le loro città distrutte e che nessuno ricostruirà (l’America è fatta così: quando perde interesse se ne va, vedi Afghanistan), lasciano la loro Patria e con l’Occidente che spera di portare via le loro ricchezze. In caso contrario, ci penserà la Russia. E tutto questo per cosa, signor Zelensky: Churchill del XXI secolo e leader di caratura mondiale? Per cosa?

Massimo Carpegna



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Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Visiting Professor London Performing Academy of Music di Londra. Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli..   Continua >>



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