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Guerra in Ucraina: l'Onu è il grande assente

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Recita un proverbio africano: quando gli elefanti combattono tra loro, è sempre e solo l’erba a rimanere calpestata


Guerra in Ucraina: l'Onu è il grande assente

Fino alla metà del Ventesimo secolo vigeva lo “jus ad bellum” ovvero il “diritto” di una Potenza di dichiarare formalmente guerra ad altra o più Potenze
Con la costituzione delle Nazioni Unite di diritto, lo “jus ad bellum“ si intende abrogato (in ciò si inserisce il recepimento da parte de l’Italia, come inserito nella Sua Costituzione, inteso anche quale “condicio sine qua non“ per potere aspirare ad entrare nell’Organizzazione delle Nazioni Unite, cosa che avvenne nel 1955).
Recita l’’articolo 2, par. 4 della Carta delle Nazioni Unite: “I membri [dell’ONU] devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualunque Stato, o in ogni altro modo incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite”.
La norma richiede agli Stati membri di astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza.
Affermando un principio radicalmente innovatore rispetto al diritto internazionale previgente (lo “jus ad bellum”) questa disposizione vieta in modo esplicito non soltanto il ricorso alla guerra, ma qualsiasi azione implicante il ricorso unilaterale alla forza ed estende il divieto anche alla semplice minaccia di azioni armate.
L’interpretazione dominante della norma vieta la minaccia e il ricorso alla forza armata, ma ammette il ricorso alla forza economica (sanzioni economiche).

L’uso della forza è sempre consentito nel caso di legittima difesa.
La Carta ONU non autorizza gli Stati o gli organismi internazionali a ricorrere unilateralmente alla forza contro altre nazioni per porre fine ad atrocità in atto. Solo il Consiglio di Sicurezza ONU può autorizzare l’uso della forza per far cessare un conflitto. E comunque tutti sono tenuti a rispettare le norme del diritto internazionale umanitario. Tutto estremamente chiaro e preciso, e allora?
Il grande assente dal conflitto armato in atto è l’ONU.
Occorre porsi l’interrogativo: perché?
Perché altri si arrogano il diritto di intervenire?
Gli USA, perché si atteggiano guardiani della pace e della democrazia nel mondo.
La NATO che, rappresentando unicamente una alleanza difensiva, non è un soggetto politico. L’UE, a cui gli Stati in conflitto non appartengono.
A ciò si aggiungono il Capo di Stato di una nazione che pretende con arroganza un aiuto militare, che viene lasciato entrare senza alcun diritto nei Parlamenti nazionali di alcuni Paesi ed il Capo di Stato di altra nazione che applica malamente quello che forse, se motivato da valide ragioni, avrebbe dovuto affrontare in un contesto internazionale.
Una favoletta racconta di un uccellino caduto dal nido, a terra tutto infreddolito. Passò un grosso cavallo da tiro e impietosito, depose un qualcosa di caldo e fumante, vi fece un incavo con lo zoccolo e vi depose l’uccellino. Questi, tutto felice si mise a cinguettare, passò un gatto e ne fece un solo boccone.
Morale? Chi va considerato più cattivo, colui che lo mise nella cacca o colui che lo tolse dalla cacca?
Ho sempre pensato che questa domanda possa applicarsi a molte e diverse situazioni.
Comunque, riguardo alla situazione di conflitto in atto, il riferirsi ad una “ribollita” mal cucinata non è una semplice battuta.

Recita un proverbio africano: quando gli elefanti combattono tra loro, è sempre e solo l’erba a rimanere calpestata.
L’erba sono le popolazioni civili di entrambe le parti in conflitto, senza distinzione.
In verità di costoro non interessa nulla alle parti in conflitto, vengono sfruttati a fini di propaganda, per impietosire, ma la pietà non dovrebbe avere un solo colore ed io provo pietà anche per i soldati russi lasciati feriti, calpestati, ingiuriati, insepolti, in palese violazione della Prima Convenzione di Ginevra, anche loro sono divenuti “erba”.
Non esistono i buoni e i cattivi, ma solo i malvagi che invocando tale distinzione portano avanti unicamente i propri interessi.
Sempre nuovi conflitti armati e genocidi, insanguinano la terra, e solo quando il fuoco è alle porte sembra di accorgersene.
Il cosiddetto “triangolo del fuoco” è identificato da tre componenti: combustibile, comburente, temperatura, se si elimina uno dei tre, semplicemente il “fuoco” non esiste più.

Lo stesso potrebbe avvenire nella attuale situazione, ma se si aggiunge combustibile (materiale bellico) o “ossigeno” (la materia del contendere) o “ temperatura” (il mantenere elevata la soglia di contrapposizione) il “fuoco” potrà solo aumentare.
Fu detto: pace in terra agli uomini di buona volontà. Ma quando la volontà difetta? La risposta è una sola: il perdurare di conflitti armati e non.
I compromessi sono solo temporanee soluzioni, anzi, non sono soluzioni, ma solo un procrastinare.
Mi unisco ai milioni di “fili d’erba” calpestati.
Come ultima osservazione occorrerebbe una volta per tutte avere ben chiaro che emigrante (oggi detto migrante), sfollato, rifugiato, profugo, asilante, sono termini che caratterizzano situazioni diversissime tra loro.
La scarsa conoscenza che si ha del DIU (Diritto Umantario Internazionale) o IHL (International Humanitarian Law) e la necessità di una sua diffusione capillare tra i giovani, nelle scuole, senza dimenticare una classe politica a volte insipiente, dovrebbe  stimolare una volontà di conoscere e comprendere, solo così, una materia in continuo divenire potrà trovare il sostegno di tutti.
Molti si fermano a quel “umanitario” fraintendendone il significato, non è “buonismo”, è affermare con tenacia principi che non possono essere ignorati e per di più disattesi.
Giuseppe Bellei Mussini
 
 



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