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I fascisti? Ci sono ancora ma sono a destra e a sinistra

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Le teste calde, desiderose di menare le mani, esistono ovunque, specialmente quando si trovano in tanti contro pochi


I fascisti? Ci sono ancora ma sono a destra e a sinistra

L’insuperabile “gap” della destra italiana, quella sorta di cappio che le ballonzola sempre davanti agli occhi – grazie ad una sapiente strategia della Sinistra – è il fascismo. Lo spauracchio dell’uomo forte che si contrappone alla conquistata democrazia, fa sì che chiunque offra soluzioni alternative ai nipotini di Gramsci, prima o poi si troverà la vignetta con i pantaloni alla zuava e successivi sviluppi, fino ad arrivare a fiaccolate e manifestazioni con “Bella ciao” cantata in coro.

Per farla breve, manca in Italia una chiusura del proprio libro di storia, nel capitolo dedicato alla prima parte del secolo scorso. Politicamente, non ci siamo mai mossi dal periodo 1922/1945, dai partigiani che combattono le camice nere e, di conseguenza, anche il Paese è fermo, con una comprensione della democrazia alquanto vaga.

Ne volete un esempio? Recentemente si è svolta una manifestazione in alcune città dell’Emilia che ci riporta ai tempi di Don Camillo e Peppone, se vogliamo buttarla in commedia, ma commedia non è: la “pastasciutta antifascista”. Ad organizzarla è stata l’ANPI sede di Modena e questa istituzione, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, pone già qualche domanda sulla ragione della propria esistenza. In Italia ci sono milioni d’associazioni riconducibili a istituzioni e formazioni del passato: ad esempio, io appartengo a quella degli ex studenti del mio collegio (che esiste tutt’ora) che frequentai più di quarant’anni fa. Sicuramente sono ancora in vita persone che nel 1943 avevano forse 16 anni e quindi oggi offrono 92 stagioni; sicuramente la maggioranza di loro mostrerà ancora una lucidità mentale invidiabile ed una prestanza fisica di tutto rispetto, ma quanti saranno? 100? 1000?  L’ANPI è una associazione, i cui simpatizzanti e iscritti hanno in media una cinquantina d’anni meno dei 92 stimati,  che non trova il suo scopo nel rappresentare qualche vecchietto arzillo e nell’organizzargli un torneo di briscola, ma nella memoria di quella che fu la lotta partigiana che, nei suoi intendimenti di contrasto al fascismo, non s’è mai sopita. Il libro della storia non va mai chiuso… i fascisti premono sempre numerosi per riconquistare il potere e quindi i partigiani di ieri e di oggi non devono mai posare il moschetto. 

Chi sono i fascisti? Qualcuno risponderà: quelli di Casa Pound, di Forza Nuova, un pochino quelli di Fratelli d’Italia, sicuramente tutti quelli della Lega salviniana. Vi sbagliate: i fascisti sono tutti coloro a destra del PD e cioè che non votano a sinistra. Ora, l’ANPI organizza la “pastasciutta antifascista” nel ricordo di quel primo piatto condito con burro e formaggio offerto nel 1943 a Campegine – paesino in provincia di Reggio Emilia –  per festeggiare la caduta del fascismo. All’attuale manifestazione commemorativa – promossa a Modena, Carpi, Soliera, Bastiglia, Nonantola, Montefiorino e Mirandola – vi partecipano oltre 1700 persone, con esponenti della CGIL, dell’ARCI e della politica sinistrorsa. Quale era lo scopo? Gli organizzatori rispondono con un trascorrere “serate gioiose, serene e accomunate dalla voglia di stare insieme all’insegna della pace, della democrazia, del progresso sociale e civile”.

Democrazia… all’insegna della pace, che significa prima di tutto rispetto delle opinioni altrui… Nella vita contano i fatti, al di là delle parole, e i fatti dicono un’altra cosa. Anche Stalin fu il proponente del “centralismo democratico”, ma non mi pare il miglior esempio di un termine purtroppo abusato e, il più delle volte, citato a vanvera.

La “Gazzetta di Modena”, che certo non può essere dischiarata quotidiano di destra, essendo del gruppo Repubblica/Espresso, racconta di un ragazzo che si è recato alla tavolata di Cividale per mangiare in compagnia di due amici e spendere poco. É un tifoso della squadra di basket di Bologna, la Virtus, il cui colore sociale è il nero (per la precisione, il simbolo è V di colore nero con una stella dorata) e arriva alla festa con quella maglietta. A prescindere dal fatto che in un Paese libero e veramente democratico, chiunque può indossare la maglietta del colore che preferisce e non deve giustificarsi con nessuno, a meno che sulla medesima maglietta non ci siano scritte illecite,  il tipo viene cacciato in malo modo. Così racconta e riferisce la “Gazzetta”: “Siamo stati accerchiati da alcuni ragazzi che hanno subito additato la mia maglietta della “Virtus”, dicendo che ii tifosi della curva Virtus sono tutti di destra e quindi fascisti. Ci hanno intimato di andare via. Non sono mai stato bullizzato – chiosa il ragazzo – e sono rimasto esterrefatto, allibito. Noi volevamo solo cenare...”.

In questo caso, non si è trattato neppure del conosciuto sostenitore di Forza Italia, di Fratelli d’Italia o, e voglio esagerare, della Lega, che aveva voglia di spaghetti al burro e si è recato alla sagra (e vorrei ricordare che i partiti sopra citati sono pienamente inseriti nell’arco costituzionale riconosciuto, come CasaPound d’altronde, e se sono riconosciuti quali “fascisti” devono essere espulsi dal Parlamento e inquisiti i loro adepti per apologia), ma di un semplice ragazzo tifoso con una maglietta dal colore sgradito.

Le teste calde, desiderose di menare le mani, esistono ovunque, specialmente quando si trovano in tanti contro pochi, ma in questo caso è anche vero che nessuno degli organizzatori è intervenuto a sedare l’aggressione e a dare prova di vero senso democratico accogliendo il tifoso che, per inciso, non stava facendo comizi o contrastando in alcun modo la filosofia della festa. Neppure ho conoscenza di un messaggio di scuse, una presa di posizione avversa all’atto squadrista, quello sì, che è stato compiuto contro il tifoso della Virtus.

La conclusione personale è che i fascisti, se per fascisti s’intende chi non accetta nulla e nessuno di diverso alle proprie posizioni ideologiche, fosse anche e solo il colore di una maglietta, esistono ancora. Il problema è che sono ovunque, a destra come a sinistra. Questi inquietanti personaggi vanno posti in minoranza, isolati e non appoggiati tacitamente con una “strizzatina” d’occhio. Se vogliamo liberare le straordinarie energie umane di questo Paese e di queste città italiane, la strada è una sola: chiudere i conti con il passato, imparare il rispetto delle idee altrui e avere stima dell’uomo al di là della propria collocazione ideologica, ammesso che comunisti e fascisti esistano ancora e, ai nostri tempi, abbia un senso la loro filosofia sociale. L’avversario non è un nemico da odiare, ma una persona con una diversa visione della società, che propone soluzioni in quest’ottica, per il semplice motivo che ama la propria città e il proprio Paese esattamente come chi l’ascolta di fede opposta. E tra persone intelligenti e concretamente democratiche, può anche accadere d’essere concordi su alcuni punti o di cambiare idea su altri, con gran beneficio per l’intera comunità. Invece, abbiamo squadrismo che aggredisce un sostenitore della Lega in Piazza Pomposa, a Modena, perché ha partecipato alla manifestazione contro gli affidi dubbi e il caso di Bibbiano.

Massimo Carpegna

 



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