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Il Polo Estense, il progetto Stagi e... Basta Polemiche

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Sarebbe doveroso prendere in considerazione come la 'variabile tempo trascorso' abbia inciso positivamente


Il Polo Estense, il progetto Stagi e... Basta Polemiche

Credo proprio che il nostro sindaco abbia avuto ragione (una volta tanto) quando, al termine della conferenza stampa sulle novità per il nostro polo museale, alle insidiose domande dei giornalisti che lo assediavano per fargli dire 'qualcosa' a proposito dell'annunciata rivisitazione del progetto dell'architetta Stagi (quello stilato durante l'amministrazione Barbolini, per capirci), rivisitazione fin qui imprevista, ha glissato ed ha voluto rispondere che oggi 'non é certo il momento di fare polemiche' bensì di apprezzare ed immaginare quanto potremo godere il nostro patrimonio storico ed artistico, quando troverà la migliore ed assai più vasta collocazione, proprio quella che sarà resa possibile dall'ampliamento degli spazi resi disponibili per gli Istituti culturali del Palazzo dei Musei, attraverso iil loro allargamento nell'attiguo ex-Ospedale Estense.

La penso così anch'io, nessuna polemica: il fatto che le nostre Gallerie Estensi, che, mi piace ricordare sempre, comprendono sia la Pinacoteca che la Biblioteca, che, se mi é permesso scriverlo. rappresenta uno dei principali tesori librari esistenti, beh... il fatto che possano avviarsi a trovare uno spazio espositivo e di consultazione più adeguato, più funzionale, più 'appetibile' per noi geminiani e per tutti coloro che verranno da fuori Modena, non può che rendere felice chi, al di là delle parole, ama con autentica passione la Cultura e la nostra Città.

Certo, nel prosieguo della comprensione dell'intero progetto, comprensione che é determinata tuttora solo dal centellinare delle note stampa comunali, e del quale si conoscono ancora pochi dettagli, potrà essere possibile che, su più o meno parziali aspetti, si abbiano a creare nuove perplessità e nuovi dubbi, cosa che, all'interno di un contesto democratico, é come il pane quotidiano. Tuttavia non é possibile, oggi, non essere contenti nell'accogliere le notizie che sono state diffuse, che, se non per l'intero comparto del Polo, mettono comunque in moto un progetto atteso da anni.

A margine di questa soddisfazione, vorrei tentare alcune riflessioni, con l'auspicio che non siano interpretate in chiave polemica, o anche come un seguito contraddittorio a quanto fin qui scritto ... Esse, seppure sulla materia in oggetto, hanno a che fare con un contesto valutativo che é altro e diversi da questo odierno che ci ha restituito un pò di speranza circa la realizzazione del Nuovo Polo Culturale.

Personalmente, sono consapevole di rischiare di essere additato ancora una volta come un vecchio retrogrado, conservatore e blocca-progetti, ma mi sento lo stesso di affermare che sarebbe doveroso prendere in considerazione come la 'variabile tempo trascorso' abbia inciso positivamente per giungere ad individuare quelle soluzioni progettuali che oggi sono state comunicate. Si tratta di una variabile, quella del tempo e dell'assenza di fretta, che, senza dubbio, ha scontentato, e forse più che scontentato, più d'una persona e che è stata valutata esclusivamente in termini negativi.

Rifletta, però, chi l'ha vista in questi termini (ammesso che non sia persona direttamente interessata e coinvolta dal punto di vista economico dal 'ritardo' esecutivo dei lavori ed allora sia portato a 'giudicare' in maniera condizionata) che una più distesa, più ampia e più articolata riflessione progettuale, ci ha impedito, ad esempio, di avere già oggi le gru a costruire due costosissime ed inutilissime torri di vetro, togliendo risorse ad altro, ha impedito un problematico ed altrettanto costoso trasferimento, mentre ci ha permesso di allargare la visione della razionalizzazione, della conservazione, della salvaguardia e dell'impiego, in un'ottica 'moderna', del nostro patrimonio, evitando, sempre per esemplificare, quella prevista frammentazione del patrimonio librario, che è un'ipotesi che avrebbe conflitto coi più elementari principi della biblioteconomia.

 Più attente valutazioni hanno permesso di considerare meglio la possibilità o l'impossibilità, anche dal solo punto di vista tecnico, di quell'allargamento del Palazzo dei Musei verso l'ex-Ospedale, che, forse troppo frettolosamente, era stato scartato. Credo proprio che tutti ne trarremo soddisfazione, perché quell'idea arricchisce notevolmente l'intera progettualità.

Per dirla in 'semplicese' ... abbiamo aspettato, é vero, ma abbiamo evitato di metterci nelle condizioni di avere già realizzato qualcosa di cui pentirci.

Ora, si potrà obiettare che 'fare e poi accorgersi che si sarebbe potuto fare meglio' sta nella realtà delle cose. Il famoso senno del poi di cui sono pieni i fossi, Il ché é senz'altro vero. Ma credo che non lo sarebbe stato in questo caso, perché, se é vero che questo principio vale ed é applicabile quando, nel momento in cui si assume una decisione, non é prevedibile, appunto, l'imponderabile, è altrettanto vero che, se in quello stesso momento, chi deve decidere può contare su dei pareri (credibili ed autorevolmente competenti) che su alcuni imprevisti possibili sarebbe il caso di prestare attenzione, beh .. allora il perseverare a prescindere da tutto ... non mi pare che potrebbe essere considerato assolutorio. E, di pareri perplessi, indirizzati a promuovere più attente valutazioni, in questo caso ve n'erano in abbondanza.

Comunque, stavolta é andata bene e rallegriamoci.

Un'altra riflessione che si può trarre da questa vicenda, e questa invece fa molto male, sta nel fatto che, anche in questo specifico caso, é apparso evidente che la capacità di analisi, di riflessione, di valutazione, fors'anche di condizionamento che sono elementi sempre più necessari in una Società che é sempre più complessa, non riescono più a trovare nell'ambito del dibattito politico istituzionale, per capirci quello che è il Consiglio comunale, il 'luogo' privilegiato per essere svolti.

Della complessità di questo progetto, il Consiglio comunale ha solo avvertito gli echi e qualche limitata altra cosa, certamente sproporzionata al ribasso, seppure riguardante il più 'grande' progetto culturale del momento nell'intera penisola.

Il dibattito, anche questo, é avvenuto, per chi ha 'potere', fuori dal Consiglo, in stanze inaccessibili ai più. E, un altro dibattito sullo stesso argomento, ed ormai su molti altri (ahimè) é avvenuto, da parte della Cittadinanza, nei luoghi di partecipazione auto-organizzati; le Associazioni che resistono all'omologazione, i Comitati, i Gruppi autogestiti ed i piccoli gruppi di Cittadini che non si sono rassegnati e che mettono in moto i loro saperi (anche politici) per non arrendersi.

Trascuro di citare i social, ben sapendo che sono diventati il luogo, seppure virtuale, che é ritenuto più efficiente e più efficace nel favorire quei processi di maturazione e crescita delle nostre identità civiche. Li tralascio. comunque, perché affrontare una seria riflessione sul loro ruolo porterebbe troppo lontano per questa occasione.

La riflessione che mi sembra invece doveroso affrontare qui, ammesso che si riconosca questa condizione e si continui a credere nella democrazia, é che sarebbe necessario riuscire a creare dei collegamenti reali fra la macchina amministrativa, sia tecnica che politica, e tutti quei contesti partecipativi che una volta, quando ancora andava di moda parlare di partecipazione, erano chiamati 'corpi intermedi' oppure ancora 'soggetti portatori di interessi generali'

Sembra di scrivere di un altro mondo.

Eppure, sia che lo si riconosca, sia che lo si neghi, salta agli occhi di tutti il fatto che la cosiddetta società civile, di fronte a scelte dalle quali dissente e sulla quali non trova modo e spazio per esprimere la sua opinione, altro non può fare che, o ritirarsi ed avviare un processo di delegittimazione del potere politico (non va più a votare, cerca di eludere le tasse, chiede di farsi giustizia da sé, perde di vista la solidarietà e la socialitá etc.) oppure cerca di organizzarsi e di trovare il modo per esercitare un lobbismo il più efficace possibile, correndo il rischio, però, più o meno consapevolmente, di avanzare proposte solo settoriali e prive di una visione generale e complessiva.

 Comunque sia, qualche volta può anche andare bene. E questo caso del Polo Estense di oggi pare uno di questi.

Ed oggi possiamo far festa e ricacciar giù quel pò di amaro che potrebbe restare in bocca nel considerare quanto impegno e quante energie ci son volute per far si che talune idee e talune proposte potessero incrociare orecchie sensibili e smettessero di essere interpretate come fattori esclusivamente distruttivi.

Giovanni Finali


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Giovanni Finali
Giovanni Finali

Educatore e Formatore, poi Coordinatore degli Educatori professionali del Comune di Modena, ha terminato la carriera presso la stessa Amministrazione in qualità di Istruttore Diret..   Continua >>


 

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