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Italia ridotta a colonia, ma gli Usa hanno pensato a una via d'uscita?

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Ma gli strateghi del Pentagono e i consiglieri di Biden hanno pensato a come uscire da questa palude mortale?


Italia ridotta a colonia, ma gli Usa hanno pensato a una via d'uscita?
La condizione essenziale di ogni stratega, qualunque sia il campo in cui vuole applicarla dagli scacchi alla carriera alla guerra, è che deve assolutamente possedere una qualità: saper prevedere le mosse e contromosse di reazione del suo avversario. Se non hai questa capacità, gioca a ruba mazzetto, infilati in un ufficio pubblico e non pensare d’intraprendere una carriera militare. All’elenco dei mestieri, aggiungerei anche la politica che è un po’ la summa degli altri. Draghi è un fenomeno nella strategia: difficilmente il mondo vedrà un altro carrierista, o affarista se preferite, alla stessa altezza. Alla domanda di un giornalista se avrebbe accettato un secondo incarico di governo, ha risposto con un “no” secco, accompagnato da un sorrisetto facile da interpretare: ha assicurato il pieno appoggio del governo agli Stati Uniti sicuramente in cambio di un altro passo in avanti nella carriera come prestigio personale (segretario generale della NATO?).
Ma la Meloni e Salvini lo hanno messo a disagio con la storia di Orban e allora lui vola subito all’Onu per dare rassicurazioni: il posto non gli è ancora stato assegnato... Purtroppo siamo a questi livelli di obbedienza: il nostro status è quello di una colonia e neppure tra le più importanti!

Ma torniamo alla strategia. Abbiamo iniziato una guerra voluta e cercata dall’America per ridurre la capacità d’influenza economica e militare della Russia. Inutile riproporre la storia delle due rivoluzioni arancioni finanziate dalla CIA per loro stessa ammissione, del programma politico di Zelensky che prevedeva l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, del potenziamento dell’esercito di Kiev a spese del Pentagono con anche laboratori batteriologici. Putin ha pensato di risolvere la questione secondo il suo personaggio di uomo forte e vincente invadendo l’Ucraina e illudendosi d’essere accolto come il liberatore da un governo nazista.
Le informazioni potevano creare questo scenario, ma Putin non ha fatto i conti di quanto l’Occidente avesse affascinato una delle popolazioni più povere d’Europa e quanti ucraini serbino rancore verso Mosca per i milioni di morti uccisi da Stalin e il trattare Kiev sempre come una “dependance” senza un suo futuro.

Quello che tutti oramai hanno compreso di questo conflitto, è che nessuno vuole fare un passo indietro e le guerre finiscono sempre con un vincitore e un vinto. Non dimentichiamolo. La strategia di Putin è quella di tirarla alla lunga e arrivare fino alle nuove elezioni presidenziali americane; quella statunitense di oggi, con Biden e democratici al potere, di chiuderla al più presto, perché fra due anni e mezzo i vari Blinken e Pelosi torneranno a casa. E così stiamo assistendo a nuovi lanciarazzi USA che hanno fatto guadagnare terreno agli ucraini, già dati per vincitori del conflitto secondo la propaganda occidentale, e i nuovi droni russi dati dall’Iran che stanno distruggendo le postazioni e preparando la controffensiva. È una assurda e assassina partita a tennis tra due giocatori dove nessuno riesce a prevalere.

Tutto ciò mette davvero in pericolo il mondo intero, perché se Mosca dovesse vedere attaccata seriamente e conquistata la Crimea, suo territorio sovrano, o vedere gli armamenti della NATO davanti ai propri confini, la guerra farebbe un balzo in avanti con l’utilizzo dell’atomica. Ma gli strateghi del Pentagono e i consiglieri di Biden hanno pensato a come uscire da questa palude mortale? Stretti nelle loro divise stracolme di nastrini colorati, hanno davvero creduto che la Russia di Putin, pressata da armi e sanzioni, sarebbe tornata a casa con la coda tra le gambe? Hanno davvero potuto immaginare che il Paese più grande al mondo e con tutte le materie prime in abbondanza avrebbe scelto la sconfitta per non morire di fame? Davvero continuano, e noi con loro, a credere che esista solo l’Occidente e tutte le altre nazioni non abbiano alcun peso o siano solo dei servi dell’impero angloamericano? (Be, nel caso dell’Italia non si sbagliano). Qualcuno vuole dire con parole chiare e semplici come e quando usciremo da questa “empass” e si potrà tornare alle nostre vite?

Visto che siamo agli sgoccioli della nostra campagna elettorale, qualche leader vuole informarci su cosa dobbiamo attenderci nei prossimi mesi e forse anni?

Massimo CarpegnaLa condizione essenziale di ogni stratega, qualunque sia il campo in cui vuole applicarla dagli scacchi alla carriera alla guerra, è che deve assolutamente possedere una qualità: saper prevedere le mosse e contromosse di reazione del suo avversario. Se non hai questa capacità, gioca a ruba mazzetto, infilati in un ufficio pubblico e non pensare d’intraprendere una carriera militare. All’elenco dei mestieri, aggiungerei anche la politica che è un po’ la summa degli altri. Draghi è un fenomeno nella strategia: difficilmente il mondo vedrà un altro carrierista, o affarista se preferite, alla stessa altezza. Alla domanda di un giornalista se avrebbe accettato un secondo incarico di governo, ha risposto con un “no” secco, accompagnato da un sorrisetto facile da interpretare: ha assicurato il pieno appoggio del governo agli Stati Uniti sicuramente in cambio di un altro passo in avanti nella carriera come prestigio personale (segretario generale della NATO?).
Ma la Meloni e Salvini lo hanno messo a disagio con la storia di Orban e allora lui vola subito all’Onu per dare rassicurazioni: il posto non gli è ancora stato assegnato... Purtroppo siamo a questi livelli di obbedienza: il nostro status è quello di una colonia e neppure tra le più importanti!

Ma torniamo alla strategia. Abbiamo iniziato una guerra voluta e cercata dall’America per ridurre la capacità d’influenza economica e militare della Russia. Inutile riproporre la storia delle due rivoluzioni arancioni finanziate dalla CIA per loro stessa ammissione, del programma politico di Zelensky che prevedeva l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, del potenziamento dell’esercito di Kiev a spese del Pentagono con anche laboratori batteriologici. Putin ha pensato di risolvere la questione secondo il suo personaggio di uomo forte e vincente invadendo l’Ucraina e illudendosi d’essere accolto come il liberatore da un governo nazista.
Le informazioni potevano creare questo scenario, ma Putin non ha fatto i conti di quanto l’Occidente avesse affascinato una delle popolazioni più povere d’Europa e quanti ucraini serbino rancore verso Mosca per i milioni di morti uccisi da Stalin e il trattare Kiev sempre come una “dependance” senza un suo futuro.

Quello che tutti oramai hanno compreso di questo conflitto, è che nessuno vuole fare un passo indietro e le guerre finiscono sempre con un vincitore e un vinto. Non dimentichiamolo. La strategia di Putin è quella di tirarla alla lunga e arrivare fino alle nuove elezioni presidenziali americane; quella statunitense di oggi, con Biden e democratici al potere, di chiuderla al più presto, perché fra due anni e mezzo i vari Blinken e Pelosi torneranno a casa. E così stiamo assistendo a nuovi lanciarazzi USA che hanno fatto guadagnare terreno agli ucraini, già dati per vincitori del conflitto secondo la propaganda occidentale, e i nuovi droni russi dati dall’Iran che stanno distruggendo le postazioni e preparando la controffensiva. È una assurda e assassina partita a tennis tra due giocatori dove nessuno riesce a prevalere.

Tutto ciò mette davvero in pericolo il mondo intero, perché se Mosca dovesse vedere attaccata seriamente e conquistata la Crimea, suo territorio sovrano, o vedere gli armamenti della NATO davanti ai propri confini, la guerra farebbe un balzo in avanti con l’utilizzo dell’atomica. Ma gli strateghi del Pentagono e i consiglieri di Biden hanno pensato a come uscire da questa palude mortale? Stretti nelle loro divise stracolme di nastrini colorati, hanno davvero creduto che la Russia di Putin, pressata da armi e sanzioni, sarebbe tornata a casa con la coda tra le gambe? Hanno davvero potuto immaginare che il Paese più grande al mondo e con tutte le materie prime in abbondanza avrebbe scelto la sconfitta per non morire di fame? Davvero continuano, e noi con loro, a credere che esista solo l’Occidente e tutte le altre nazioni non abbiano alcun peso o siano solo dei servi dell’impero angloamericano? (Be, nel caso dell’Italia non si sbagliano). Qualcuno vuole dire con parole chiare e semplici come e quando usciremo da questa “empass” e si potrà tornare alle nostre vite?

Visto che siamo agli sgoccioli della nostra campagna elettorale, qualche leader vuole informarci su cosa dobbiamo attenderci nei prossimi mesi e forse anni?

Massimo Carpegna



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Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Visiting Professor London Performing Academy of Music di Londra. Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli..   Continua >>



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