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La guerra delle illusioni e la propaganda Ucraina

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L’Europa trovi il coraggio di dire all’America di Biden che le illusioni sono finite e che, per il bene di tutti, questa guerra deve fermarsi oggi


La guerra delle illusioni e la propaganda Ucraina

Questo conflitto in Ucraina è stato definito in tanti modi: operazione militare speciale, secondo il Cremlino, intendendo che non avrebbe spianato i palazzi del potere e dato la caccia a Zelensky; guerra per procura, per coloro che hanno visto un contrasto voluto e cercato dagli Stati Uniti al fine di contenere l’influenza russa e dare un chiaro segnale alla Cina. La procura, naturalmente, è che a morire sono gli ucraini e i Marines se ne stanno al riparo nelle basi in Polonia. Abbiamo poi la guerra di propaganda, dove l’aspetto comico di questa tragedia è vedere certe trasmissioni d’approfondimento che accusano le reti moscovite di spacciare balle colossali, mentre i presenti parlano di morte ormai prossima di Putin, di una Armata Rossa comandata da idioti e ridotta al lumicino, di golpe dietro l’angolo e di una vittoria scontata dell’Ucraina/Occidente contro il Male.
Io la definirei la guerra delle illusioni.

In questi giorni circola sui social una vignetta che ritrae uno Zelensky implorante, che chiede ad un invisibile interlocutore: “Facciamo fino al penultimo ucraino?” - dando per scontato che lui non s’immolerà sull’altare della Patria - “...terz’ultimo…?”, “me fate sapè…?”.
La verità è in questa vignetta, come spesso accade osservando la sintesi satirica. In queste ultime settimane abbiamo ascoltato il capo del Pentagono Blinken affermare che, con le armi della NATO, l’Ucraina non era solo in grado di resistere, ma di vincere; la baronessa von der Leyen ha confermato la stessa previsione e, sull’onda dell’entusiasmo, le ha fatto eco la stampa militante. Poi, arrivano gli accorati video dei soldati ucraini nelle viscere dell’acciaieria Azovstal e la decisione del governo di Kiev d’ordinare la loro resa ai russi. L’Ucraina ha bisogno di eroi vivi, dice Zelensky. Il Comandante del Battaglione Azov, Denis Projipenko, ubbidisce recalcitrante. Lui e i suoi avrebbero preferito combattere fino alla fine. Ma tutte le televisioni del mondo diffondono le immagini di una processione di soldati feriti, sorretti da altri con i segni della fame e della sconfitta sul volto. Alcuni dichiarano che non avevano più nulla da mangiare e da sparare. Perquisiti dai soldati russi, mestamente sollevano la camicia per mostrare tatuaggi di croci uncinate e teschi, con il capo chino e, forse, vergognandosene.

E’ un colpo durissimo per Zelensky e la propaganda ucraina si mette subito in moto con annunci che le nostre testate riprendono pari pari: l’esercito russo non ha più pezzi di ricambio per i carri armati, il suo potenziale di mezzi si è ridotto del 60 percento, hanno quasi finito il budget a disposizione per sostenere questa offensiva, più di 30 mila uomini sono le sue perdite e la flotta vede affondate 14 navi, compresa l’ammiraglia! Subentra Biden con l’annuncio di nuovi missili e obici a lunga gittata, che nel giro di pochi giorni ribalteranno la situazione. Zelensky conferma, dicendo che il Donbass e anche la Crimea torneranno sotto il controllo di Kiev. L’illusione continua.

Intanto, l’Armata Rossa prosegue ad avanzare. Lenta, ma conquista nuovi territori e villaggi. Tutta l’industria bellica russa è passata a due turni di lavoro e molte non si fermano mai, a proposito di pezzi di ricambio, munizioni e carri armati ormai finiti. Qualcuno ricorda da dove nasce il termine “Stakanovista”?

A Davos, spunta la proposta dell’ex segretario generale Kissinger, che consiglia a Zelensky di sedersi presto al tavolo dei negoziati, prima che il suo Paese sia ridotto al nulla. Biden, invece, conferma la sua linea di politica estera: “Se la Cina va a Taiwan – afferma in Giappone – gli americani faranno un intervento armato”. Prepariamoci a mandare armi a Formosa e sanzioni a Pechino.

Ma proseguiamo nella guerra e nelle sue illusioni. Ora c’è quella del “grano”, paradigma di quella del gas e del petrolio, e delle decisioni che sfiorano la demenza senile: i vertici europei discutono alacremente il sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca, puntano il dito contro Orban che ha inserito il freno a mano e non permette il castigo a Putin e a tutto il popolo russo, e poi i medesimi politici di Bruxelles, alla spicciolata, telefonano al Presidente della Federazione per avere rassicurazioni sul fatto che non interromperà bruscamente il normale flusso di gas.

Nelle illusioni, ci sono poi i ruoli personali: al presidente russo telefona Draghi, il SuperMario nazionale, e ottiene come risposta che “non è il momento di trattare”; lo seguono Macron e Scholz, ma con loro, il capo del Cremlino dice “che è disposto a trattare”. Vorrà significare qualcosa?

Le sanzioni fanno male, dicono tutti i nostri politici, e si aggiunge un’altra illusione: il rublo non è mai stato così forte e, a causa del prezzo del gas che si è quintuplicato, la Russia guadagna una montagna di soldi. La paura, poi, di rimanere a secco ha costretto certe nazioni, tra le quali l’Italia, a importarne il doppio rispetto al 2021. Sicuramente danno fastidio, obbligano il Cremlino a rimodulare l’esportazione, ma chi poteva illudersi che un Paese immenso, autosufficiente su tutto e con ogni materia prima, potesse crollare? Scivolare in default? Gli analisti di Wall Street con i loro pixel verdi?

Poi c’è il gossip, l’illusione di aver ridotto sul lastrico o quasi gli oligarchi, pronti a ribellarsi al Capo, con il sequestro dei loro super yacht! Peccato che uno Stato possa “sequestrare” un bene solo dopo una condanna penale e definitiva. Noi possiamo “congelare” queste imbarcazioni e cacciare un sacco di soldi per mantenerle nello stato in cui le abbiamo trovate, con i loro equipaggi e l’attacco alla rete elettrica per conservare attive tutte le funzioni.

Che fare, allora? L’Europa trovi il coraggio di dire all’America di Biden che le illusioni sono finite e che, per il bene di tutti, questa guerra deve fermarsi oggi, finché c’è ancora qualche vita da salvare, qualche città da risparmiare. Il mondo deve rimettersi al sicuro: dopo gli obici, resta solo l’atomica… Ora giunge la notizia che Biden non intende più mandare missili a media gittata e il Cremlino commenta che è stata una scelta ragionevole. Tutti si spera possa essere il primo passo verso il dialogo, che gli Stati Uniti permettano a Zelensky di trovare un accordo. Vedremo nei prossimi giorni.

Massimo Carpegna



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Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Visiting Professor London Performing Academy of Music di Londra. Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli..   Continua >>



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