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Modena e la bicicletta, una tradizione trascurata

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Un buon sistema come percorsi, si ritrova poco curato, segnalato e integrato nel tessuto cittadino


Modena e la bicicletta, una tradizione trascurata
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Modena e la bicicletta sono due amici d’infanzia, specie quando le disponibilità economiche erano poche e non c’era altro modo per muoversi, tanto che non si contavano i modenesi che si muovevano in città e provincia con la dueruote. Poi è arrivata la vespa e dopo l’automobile e così la bicicletta è stata riposta nel garage di sempre più persone.

Una domanda sorge pertanto spontanea. Cosa è rimasta di questa storia?

A darci una mano viene il lavoro Nicola Malavasi che, all’ultimo anno delle superiori, ha deciso di scrivere un rapporto completo sulle 138 ciclabili di Modena (praticamente tutte) per quasi tutto un anno dal febbraio 2022 al luglio 2022. Oltre ad un paragrafo di descrizione per ciascun percorso, sono state realizzate 3 principali valutazioni con un voto da 0 a 5: la qualità del suolo, lo spazio sulla ciclabile, la sicurezza del percorso.

Cos’è emerso? Qualcosa di molto interessante

Da un lato Nicola stesso ha definito il livello delle ciclabili modenesi come buono, specie se comparato alle altre città. Se volessimo fare una media di tutte le valutazioni avremmo come risultato per suolo, spazio e sicurezza i seguenti valori: 3,384 - 4,609 - 4,391. Più nello specifico il 69,57% ha una valutazione che va da 3 a 4 per ciascuna valutazione.

Se, invece, andiamo poi ad analizzare le descrizioni, notiamo che ci sono 2 caratteristiche che impattano maggiormente. La prima è la discontinuità del percorso, dato che il 44,20% di ciclabili possiede un tratto del percorso assenza o distrutto (anche piccolo) mentre il 35,50% possiede dei generici restringimenti, senza contare ostacoli ed interruzioni varie. La seconda caratteristica è la fruibilità, infatti il 37,68% di ciclabili hanno problemi di segnalazione e il 26,09% problemi di promiscuità tra pedoni-ciclabili-automobili.

Per usare dei vecchi termini scolastici, la qualità delle nostre ciclabili sono tra il “sufficiente” e il “buono”, seppure risultino interrotte e spezzate con notevole costanza, oltre che genericamente male isolate da pedoni e macchine che ne ostacolano la fruizione.

Altra considerazione è quella che avanza la FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta). Nella valutazione per i Comuni Ciclabili (2023), oltre a confermare le conclusioni di Malavasi per qualità dele ciclabili urbane e la governance cittadina (3/5 il voto per entrambi), giunge a bocciare la comunicazione fatta la città sul tema bicicletta e città verde: voto 0. Non è stata fatta, banalmente.

Ecco spiegato il perché, nonostante un buon sistema, le ciclabile siano spesso poco frequentate anche quando il clima risulta propizio. Essendo l’arrivo della Città 30 ormai fissato dal Pums (Piano Urbanistico di Mobilità Sostenibile) al 2030, considerando i guai di Seta e lo stato delle ciclabili, la città non può essere considerata pronta a questo passaggio. Bisogna decidere velocemente se rinviare/eliminare questo obiettivo ormai fissato qualche anno fa o cominciare ad investire seriamente sui trasporti. Anche se, è opportuno segnalarlo, entrambe le strade paiono ormai obbligate.
Alberto Avallone

Redazione Pressa
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