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Risultati concorso Magistratura: specchio di una società impreparata

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La patria delle eccellenze rinascimentali in tutti campi umanistici, si è ridotta a un Paese di bassa levatura culturale...


Risultati concorso Magistratura: specchio di una società impreparata

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sulla qualità formativa della scuola italiana, il recente Concorso per entrare in Magistratura – e cioè eleggere coloro che domani decideranno se spedirci in carcere oppure no – ha spazzato via qualsiasi distinguo.
La premessa è che a questo Concorso non potevano partecipare candidati con il solo Diploma di Laurea, con tre anni di studio dopo la Maturità, ma quelli con incorniciata a casa la Laurea Magistrale e, meglio ancora, il Dottorato. Stiamo riferendoci quindi a professionisti che, come affermava Tex Willer, parlano come un libro stampato. Nel nostro caso, avrebbero dovuto.

La seconda premessa, è che alla Magistratura mancano circa 1300 unità e questo Concorso è figlio delle normative anti-Covid.
Le prove scritte si sono svolte nel mese di luglio del 2021 in 6 sedi diverse (Bari, Bologna, Milano, Rimini, Roma e Torino) e non in una sola a Roma, come si è sempre fatto: in quegli spazi giganteschi, che potevano accogliere migliaia di candidati (e dove forse era più semplice che gli esaminandi potessero scambiarsi qualche informazione).
Le prove, invece che tre, sono state ridotte a due con la metà del tempo a disposizione: quattro ore invece che otto. Un rapporto più corretto di tempo sarebbe stato 5 ore per 2 prove, ma è pur vero che la richiesta era quella d’offrire alla valutazione “elaborati sintetici”: molta sostanza e poche divagazioni. In termini semplici, e a causa Covid, il Concorso è stato facilitato. Il risultato negativo è quindi ancora più accasciante.

Passiamo ai dati: sono stati consegnati 3.797 elaborati e la Commissione ne ha giudicati idonei 220, il 5,7 per cento. Una carneficina! Luca Poniz, Pm a Milano e membro della Commissione, riferisce di elaborati 'quasi non valutabili, privi dei requisiti minimi, pieni di refusi ed errori concettuali e di diritto. Viene da chiedersi come sia possibile a questi livelli'. Ce lo chiediamo pure noi.
Cosa ha riscontrato la Commissione di così scandaloso? Prima di tutto, Poniz evidenzia “un’ampia mancanza di capacità autovalutativa, di capire quanto si è lontani dal livello richiesto.”. Tradotto in parole semplici, significa che molti dei bocciati non hanno neppure compreso che cosa gli era contestato non solo a livello giuridico, ma anche a quello di grammatica elementare, di sintassi.

Negli scritti esaminati è stato usato un “italiano primitivo” da post di Facebook, straboccanti di refusi ed errori concettuali e di diritto, con centinaia d’elaborati “francamente imbarazzanti”, molto distanti dallo standard minimo di conoscenza dell’italiano. Ricordo che stiamo parlando di possessori di Laurea Magistrale, come minimo, che sbagliano la coniugazione dei verbi, non sanno applicare una consecutio temporum alle frasi e neppure scomporre le parole in sillabe per capire come andare a capo correttamente. Roba che quelli con i capelli bianchi imparavano in terza elementare. Pare che a breve sarà pubblicato un volume con gli strafalcioni più divertenti e forse, ancora una volta leggeremo “breve e circonciso” o “favoriggerà” (perle pronunciate da alcuni e attuali nostri rappresentanti in Parlamento).
Questa catastrofe nasce dalle varie riforme che si sono susseguite dal ‘68 in poi, dove severità nei giudizi e, di conseguenza, la selezione si è di volta in volta ridotta al nulla. Lo Studio è diritto di tutti, non la promozione! Ma oggi il tema non è neppure l’essere bocciato oppure no, ma la valutazione. Quando in un Paese, il voto medio di Laurea è di 104,2 per le magistrali a ciclo unico, di 107,7 per le magistrali biennali e di 99.6 per le Lauree Triennali – con quindi una media complessiva di 102,5 su 110 – ciò può significare solo due cose: o abbiamo una popolazione scolastica di geni o abbiamo una tendenza a promuovere e dare eccessivo merito a chi non ne avrebbe diritto.

E’ chiaro che una votazione bassa compromette la posizione nelle diverse graduatorie, esclude la possibilità di godere di certi benefici economici attivati per gli studenti universitari, ma ciò non deve muovere a compassione le commissioni d’esame; se non è interesse del candidato prepararsi seriamente, la responsabilità è sua e soltanto sua. Oltretutto, questa tendenza “buonista” non produce solo professionisti di basso livello, e che di conseguenza non offriranno un contributo significante al miglioramento della società, ma creano ingiustizia nei confronti di chi ha voluto attrezzarsi con scrupolo per affrontare le sfide occupazionali. Il problema è complesso e non riguarda solo gli studenti, ma il sistema scolastico in generale, la preparazione dei docenti, il loro reclutamento, l’indirizzo e la finalità che si vuole dare all’educazione.

La patria delle eccellenze rinascimentali in tutti campi umanistici, si è ridotta a un Paese di bassa levatura culturale, con troppe persone incapaci d’analisi e pensiero critico dei fenomeni proposti dalla società. A questo proposito, ricordo una frase che un giorno lessi su un muro, scritta con la bomboletta spray: “Fotti il sistema: studia!”.

Massimo Carpegna



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Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Visiting Professor London Performing Academy of Music di Londra. Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli..   Continua >>



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