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Russia, Nato, Usa: facce diverse della stessa medaglia: il nazionalismo

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Pregare la Madonna di Fatima, affinché fermi la guerra e allo stesso tempo incrementare l’odio e inviare armi per farla proseguire non appartiene all’ipocrisia?


Russia, Nato, Usa: facce diverse della stessa medaglia: il nazionalismo

Spiragli di pace nell’operazione militare speciale o guerra, se preferite il termine, che si sta svolgendo in Ucraina. Uno dei contendenti è esausto; l’altro presenta uno Stato praticamente distrutto e con milioni di cittadini fuggiti e quindi si può tentare d’accordarsi per un “cessate il fuoco” e vediamo come uscirne. Entrambi vincitori, naturalmente! Sono le prime prove di dialogo vero, che si stanno compiendo a Istanbul, in Turchia, anche se l’America frena, semina zizzania. Vuole la Russia fuori dai competitors, quella di Eltsin: ridicola, bonaria e stracciona e non importa se innocenti continueranno a morire.

Il primo ragionamento è sulla sede di questo incontro. La Turchia fa parte della NATO e possiede l’organizzazione militare più numerosa, dopo gli Stati Uniti. Fin dal principio, ha condannato l’invasione russa, pur ammettendo che potevano esistere delle ragioni dalla parte di Putin e che tali ragioni avrebbero dovuto essere affrontate e risolte diplomaticamente.
Erdogan non ha aderito alle sanzioni e neppure all’invio di armi all’Ucraina. In parole povere, la Turchia è rimasta neutrale e Biden, nonostante questa decisione che forse poteva evitare lo scontro se assunta da tutta l’Europa, non ha additato Erdogan quale traditore. Al contrario di noi, sempre inchinati e completamente privi di carattere e indipendenza, la Turchia ha fatto valere le proprie considerazioni ed oggi tutti guardano a lei con speranza.

Nel guazzabuglio d’incontri, il Presidente Macron continua a sembrare il più attivo: un giorno sì e l’altro pure si reca al Cremlino o telefona a Putin. Non pare dica cose di una certa rilevanza ed efficacia, ma così è la politica: in Francia, Macron è in campagna elettorale per le presidenziali e deve presentarsi agli elettori come uno dei protagonisti, anche se non lo è. La “Grandeur de la France” non si abbandona mai!

Il più comico di tutti, però, è stato il nostro Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che se ne partì per Mosca con tutto il seguito a spese dello Stato. All’omologo Lavrov riferì che con lui non parlava, se le armi non tacevano. Quindi, per il nostro capo della diplomazia la quale, va detto, entra proprio per acquietare i colpi di cannone e individuare soluzioni, la pace tra duellanti deve sbocciare per conto proprio e poi lui andrà a complimentarsi. Quella che fu la Patria di Machiavelli e Guicciardini ha saputo scodellare questi esempi di capacità diplomatica, già dimostrata quando il Nostro si espresse sul Presidente di una superpotenza mondiale definendolo un “animale”. Lavrov liquidò l’incontro con questa battuta, difficile da contestare e che pareva rivolta ad un ragazzino un po’ sopra le righe: «La sua idea di diplomazia è viaggi a vuoto in giro per i Paesi e degustare piatti esotici e andare a ricevimenti di gala».

A proposito di diplomazia, che è anche capacità di comunicazione, il Presidente Zelensky ha dimostrato un’abilità d’altissimo livello: si è collegato con piazze e parlamenti europei, ottenendo ovunque “standing ovation” e applausi come ben rari politici hanno ricevuto. E come non essere coinvolti da chi chiede aiuto per difendere la propria patria dall’invasore e afferma che non abbandonerà mai il campo di battaglia per proteggersi dalle bombe e dagli attentati, sicuramente orditi dall’ex capo del KGB. Ce ne fossero, di uomini coraggiosi come costui: politici che hanno preferito distruggere una nazione, far ammazzare migliaia di soldati e civili, obbligare milioni di cittadini all’espatrio pur d’accontentare l’America e i suoi war game contro la Russia. Perché questo è nei fatti documentati fin dalla sua stupefacente elezione.

Altra nota interessante, ed evidenziata da questa guerra, è come può cambiare il giudizio sulle fazioni politiche. Abbiamo scoperto che non tutti i nazisti sono cattivi. Esistono anche quelli buoni con sede a Mariupol come il “Battaglione Azov” che, proprio dalla celebre rivoluzione arancione del 2014 - quella che i russi denunciano come finanziata e guidata dalla CIA e che ha portato all’elezione di Zelensky - ha dimostrato il proprio valore ed eroismo. Wikipedia così definisce questo manipolo di patrioti: “Dal 2014, a seguito della sua riorganizzazione in seno alla milizia (vecchio nome della gendarmeria), di Reggimento 'Azov', è un'unità militare ucraina di ispirazione neonazista, con compiti militari e di polizia. Trasferito nei quadri della Guardia Nazionale Ucraina, l’11 novembre 2014, con lo scopo principale di contrastare le crescenti attività di guerriglia dei secessionisti filo-russi del Donbass e degli 'omini verdi' (truppe della Federazione Russa prive di distintivi), durante la guerra nell’Ucraina Orientale il reparto è salito alla ribalta delle cronache a seguito di accuse di crimini di guerra e tortura.

Altra annotazione, sono i nuovi razzisti e di costoro, veramente, non si aveva sospetto. Sapevamo di quelli che non sopportano una religione diversa dalla loro, un diverso colore della pelle, una diversa cultura, ma nessuno poteva prevedere che essere governati da un sistema differente potesse diventare discriminatorio. Eppure, abbiamo visto sindaci pretendere da artisti di fama mondiale una dichiarazione contro il proprio governo, se volevano continuare a lavorare; abbiamo visto rettori di università annullare conferenze su drammaturghi, solo perché appartenenti alla cultura di un Paese improvvisamente diventato nemico e da odiare; abbiamo visto studiosi cacciati perché non allineati al pensiero unico e dominante che doveva essere diffuso.

E ancora: abbiamo scoperto che il cuore della religione cristiana, quel “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra…” sono utopie irrealizzabili, fuori dal tempo. Infatti, le parole del Papa, quel Vescovo vestito di bianco che barcolla, possono essere sintetizzate in due righe a pagina 18 di qualsiasi quotidiano. Ne consegue che pregare la Madonna di Fatima, affinché fermi la guerra e allo stesso tempo incrementare l’odio e inviare armi per farla proseguire, non appartiene all’ipocrisia.

A conclusione, i Generali russi che muoiono sul campo. Ad oggi se ne contano sette. La cosa è sorprendente, perché ben di rado – e soprattutto con le nuove operazioni militari sempre più tecnologiche – si vedono alti comandi esposti al pericolo di bombe e missili. Solitamente, se ne stanno in bunker, molto dietro le linee. Gli Stati Uniti hanno condotto operazioni in tutto il mondo con i loro massimi ufficiali che non si sono spostati da casa, dalla MacDill Air Force Base di Tampa, Florida. E questi russi che fanno? Pensano ancora d’essere al tempo delle cariche all’arma bianca? La risposta è tanto semplice quanto ovvia: avevano ricevuto l’ordine di restare accanto ai soldati per evitare defezioni e incoraggiarli al combattimento. L’esercito russo non ha mai voluto questa guerra ed è supponibile neppure i loro comandanti. Hanno parenti, amici, una Storia in comune con il popolo ucraino.

La Russia non è solo Putin e in questa guerra inutile – e quando finirà, conosceremo con quali accordi e ci domanderemo se gli stessi non potevano essere siglati il 23 febbraio – nessuno è da salvare, da innalzare agli altari, né l’America spaccona, né la NATO e l’Europa commissariata, né la Russia e né il governo di Kiev e il suo presidente, facce diverse della stessa medaglia: il nazionalismo. Solo gli ucraini, la gente semplice che lavora nei campi o nelle fabbriche, vive in palazzi dormitori, s’arrabatta ogni giorno per portare qualcosa in tavola, meritano il nostro saluto militare, la nostra stretta di mano, il nostro abbraccio commosso: quello che si riserva agli eroi.

E lo stesso cordoglio deve essere rivolto a quei ragazzi con la divisa della Federazione Russa e alla loro vita spezzata: sono anche loro degli innocenti, perché non hanno scelto di combattere questa guerra.

Massimo Carpegna



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Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Visiting Professor London Performing Academy of Music di Londra. Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli..   Continua >>



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