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Scuola, il sabato del villaggio

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Francamente. Ma la scuola serve per le comodità di genitori, insegnanti e Comuni o a far imparare?


Scuola, il sabato del villaggio

La donzelletta vien dalla campagna, In sul calar del sole, col suo fascio dell'erba; e reca in mano un mazzolin di rose e di viole, onde, siccome suole... No, oggi non desidero parlare della nota poesia del Leopardi, ma di un tema molto più concreto e vicino a molte famiglie: quello della settimana corta alle scuole medie.

Il dibattito ormai percorre tutta la nostra provincia, da Modena, passando per Campogalliano e arrivando a Pavullo. A volte sono gruppi di genitori che avanzano la proposta, altre volte sono gli insegnanti. Ma quale è il tema della discussione?

COME FUNZIONA LA SCUOLA MEDIA

Normalmente, le scuole medie, fanno un orario di 30 ore, distribuite in sei giorni, ciascuno di cinque ore di lezione. In passato, esisteva anche un modello a tempo prolungato di 36 ore, a volte anche con servizio mensa, ma poi è stato abbandonato perché in molti casi si formavano sezioni costituite prevalentemente da alunni di famiglie disagiate, diventando così delle “sezioni ghetto”.


Oltre al tempo normale e a quello prolungato, sono esistite, per anni anche sezioni con bilinguismo, di 33 ore, frequentate, queste, dagli alunni più capaci o da quelli di famiglie più avvertite. Quindi, in molte scuole, si creava la spiacevole e deprecabile situazione di sezioni normali per i “normali”, di quelle a tempo prolungato per i casi sociali e di quelle col bilinguismo per i più bravi, creando situazioni socialmente inaccettabili.

Ora, ormai da anni ,i tre modelli sono stati unificati su uno unico di 30 ore, distribuite in sei giorni, evitando così le situazioni sopra descritte

LA SCUOLA MEDIA ANELLO DEBOLE DEL SISTEMA SCOLASTICO ITALIANO

L’obbligo scolastico fino a 14 anni, sebbene sancito dall’articolo 34 della Costituzione (“L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”), è stato affettivamente realizzato solo dal 1962, con l’istituzione della scuola media unica al posto della “vecchia” scuola media (a cui si accedeva con un esame molto selettivo) e dell’avviamento. La “nuova” scuola media ha avuto una vita molto tribolata, essendo considerata l’anello debole del nostro sistema scolastico.

Fu il ministro Berlinguer, al tempo dei governi Prodi e D’Alema, a prendere in mano decisamente la situazione proponendo una riforma che, pur con qualche pecca, riordinava il sistema accorpando elementari e medie in un unico spezzone di sette anni; la rivolta degli insegnanti, guidata da diverse organizzazioni sindacali più preoccupate dalla perdita di posti (e di tessere) che dal buon funzionamento della scuola, affossò definitivamente questo lungimirante tentativo; da allora in poi, solo piccoli aggiustamenti, neanche riformette, presentati come le più grandi riforme del mondo.

 ORA LA CHIUSURA DEL SABATO

Quando, ormai otto anni fa, sono andato in pensione dopo ben cinquantacinque nella scuola di cui quindici come allievo, altri dieci come insegnante e trenta come direttore, mi ero ripromesso di non occuparmene più, ma le discussioni di questi giorni sono un’occasione troppo interessante per lasciarmela scappare….

Affronterei quindi la questione della chiusura del sabato, dichiarando apertamente la mia posizione contraria.

Ma vediamo un po’ di analizzare la situazione.

La proposta piace certamente a molti docenti che così, come molte altre categorie, possono avere il fine settimana libero, piace anche a molte famiglie per lo stesso motivo ed a molti studenti potendo così riposare il sabato mattina; ma piace anche ai Comuni che risparmiano, in particolare sul riscaldamento. Nulla di sbagliato in tutto questo, in particolare per le famiglie che, per come sono strutturati gli orari di lavoro, sicuramente si gioverebbero di tempo maggiore con i loro figli. Ma allora perché no? Semplicemente perché non sempre le cose che piacciono sono le più giuste, ma cerco di argomentare…

Ci sono due ipotesi:

  • La prima prevede sei ore al giorno di lezione per cinque giorni; ma chi è in grado di prestare attenzione per tempi così lunghi? Neanche un fenomeno, e non si dica che all’ultima ora di lezione verranno collocate le materie più leggere: impossibile. E poi, ogni giorno a casa, dopo essere arrivati verso le 14, 30, si pranza e si incominciano a preparare compiti scritti e studio per le sei ore del giorno dopo. Va bene? Ho seri dubbi.
  • La seconda prevede due rientri pomeridiani che porranno non pochi problemi: innanzitutto, ci saranno le mense? Quanto costeranno? E se non ci saranno, come si risolveranno i problemi del trasporto tra scuola, casa e ritorno, anche in relazione all’obbligo di consegna ai genitori? E poi quando si faranno i compiti e lo studio individuali assolutamente necessari in quella scuola? E le diverse attività pomeridiane quando si potranno svolgere? E che impatto avranno questi spostamenti sul traffico urbano già congestionato proprio negli orari di entrata ed uscita da scuola?

Insomma, una scelta che fa comodo a molti che va totalmente contro gli interessi di un serio e disteso studio. Ma la scuola serve per le comodità di genitori, insegnanti e Comuni o a far imparare?

Franco Fondriest



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Franco Fondriest
Franco Fondriest

Sono di origine trentine, ma ho trascorso la maggior parte della mia vita a Modena. Mi sono laureato in pedagogia ed ho svolto la mia attività lavorativa prevalentemente nella mia ..   Continua >>


 

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