L'affetto che Fabbri mi portava era sincero e legato al mio essere socialista da ragazzo sempre rispettoso, come lui sosteneva, dei richiami degli anziani. Lo conoscevo fin dai tempi in cui lui era amministratore della provincia di Parma e io sindaco della mia città, quando al primo congresso regionale di Parma cominciò un rapporto continuo, fruttuoso, tranquillo al di sopra dei litigi fra correnti nel partito. Fabio da sottosegretario alla agricoltura fu incaricato di presenziare all'Onu alla conferenza sulla fame nel mondo e mi volle nella delegazione che lo seguì.
Incontrammo dirigenti, operatori economici, ricercatori delle università e perfino il ministero USA. In un torrido agosto mi disse che era rimasto colpito dalla conoscenza degli argomenti che avevo dimostrato con gli appunti che gli avevo preparato.
Poi da deputato seguii i lavori della commissione rapportandomi con lui. Finita l'esperienza parlamentare il luogo di ritrovo era lo studio di Tiziano o a Parma. Ci confrontavamo sulle piccole questioni così come sui grandi progetti e le grandi questioni del lavoro e delle crisi drammatiche, a partire da Parmalat.
Negli ultimi tempi mi innondava di idee e in chilometriche telefonate mi relazionava sulla crisi del partito, con giudizi negativi sui nuovi dirigenti e anche su quelli del nostro passato. Le telefonate finivano con: 'per fortuna che tu e Mauro Del Bue ci siete ancora. Fino alla telefonata della settimana successiva.
Ciao, Fabio. Non rimane che salutarti e dirti che, nonostante la irriconoscenza di molti, non potrai essere dimenticato. Parma, la Regione, l'Italia non potranno dimenticare la tua bontà, la tua solidarietà, la tua onestà, che onorano la storia del socialismo che, grazie militanti come te, non sarà dimenticata.
Paolo Cristoni



