Una critica che si somma a quella giunta da Azione nei giorni scorsi.
'Vale a dire 123 euro al mese che dal 1° gennaio 2024 si andranno a sommare al peso economico enorme che già sopportano le famiglie quando riescono a trovare un posto accreditato nelle strutture. Giova spiegare alla Regione che per sostenere questi costi stellari non bastano le pensioni sempre più smilze e molte famiglie stanno consumando i risparmi di una vita'.
Per capire l’ampiezza del fenomeno, basta richiamare due numeri: nel 2022 sono stati 3.831 gli anziani inseriti nelle case protette nella provincia di Modena e 2.855 a Reggio Emilia. E stiamo parlando di situazioni di privilegio e fortuna, perché chi ha avuto la necessità improvvisa di ricorrere ad una casa protetta e non ha trovato posti accreditati si è dovuto sobbarcare il costo pieno della retta, spesso tra i 2.800 e i 3.000 euro al mese.
A maggior ragione, nonostante mesi passati a spiegare che un aumento lineare sarebbe stato uno sbaglio enorme, in barba a sindacati e i sindaci sul piede di guerra, 'l’assessore ha proseguito in modo disastroso nel suo progetto, facendo carta straccia, in un colpo solo, di anni di obiettivi e stile di governo costruiti in modo concertativo con la rete dei Patti voluti dal presidente Stefano Bonaccini', proseguono Cisl e Fnp.
'Ma c’è di più. In una Emilia-Romagna che invecchia e che nel 2035 vedrà il 28% della popolazione con 65 o più anni la scelta saggia sarebbe stata quella di impostare un piano per insegnare al Paese come affrontare questa situazione, lavorando sulla domiciliarità delle persone anziane, che sarebbe il vero game changer. Nessuna persona seria crede che un flusso di questo tipo si possa governare con una spolverata di posti scontati nelle strutture protette, siamo invece di fronte ad una sfida epocale e non c’è traccia di un piano concreto.
'L’ultimo dono della Regione Grinch è la mancanza di un piano davvero strategico per riformare il sistema degli accreditamenti, cioè i posti nelle case protette con un costo calmierato dalla Regione. I Comuni hanno bisogno come l’ossigeno di questi posti, Cisl sostiene da anni che siano pochi ma in Regione hanno ritenuto di ascoltare, prima dei Sindaci, le pretese dei gestori privati delle strutture. Per ora non c’è un solo posto accreditato in più, la discussione è aggiornata a gennaio. Da segnalare, infine, la stroncatura del piano di molti Comitati di Distretto: prevedevano di impiegare il fondo non autosufficienza per ridurre l’impatto dell’aumento delle rette a carico delle famiglie. La delibera regionale lo ha vietato espressamente', conclude il sindacato di Modena e Reggio Emilia.



