'Rivolgere inviti alla “prudenza” alle vittime di stupro significa non già solidarizzare con loro, ma suggerire una sorta di concorso di colpa, come a indicare che “se non avessero messo in atto quel determinato tipo di comportamento, allora non sarebbero incorse in violenza”: un punto di vista inaccettabile, sconfessato da decenni di lotte per un Paese più civile. Che a pronunciare un’affermazione del genere sia un giornalista, invece che una persona qualunque che si permette una stupidaggine è, se possibile, ancora più grave, perché chi svolge tale professione ha una responsabilità in più, dato che le sue parole possono orientare il punto di vista e diventare riferimento per molti. Una vecchia storia, quella della vittimizzazione secondaria, che speravamo davvero di esserci lasciate alle spalle'.
'Lo stupro è un problema esclusivo degli uomini, una piaga culturale, sarà bene che anche la destra lo comprenda fino in fondo, senza se e senza ma, senza attenuanti, giustificazioni o suggerimenti alle vittime sul tipo di vita che conducono o gli atteggiamenti che assumono: questa battaglia non si combatte tramite la colpevolizzazione delle vittime, non si combatte regolando il corpo, gli usi e le vesti delle donne. Non si combatte insegnando le donne a proteggersi dalla violenza: si combatte educando gli uomini a non stuprare, si combatte educando al consenso, si combatte educando al rispetto dell'altrui persona. Da diversi anni, per tutto il mondo, è installata una mostra celebre, dal titolo “Com’eri vestita?”, che mostra gli abiti delle donne vittime di violenza carnale, e lo fa per dimostrare che a subirla sono persone di ogni età, vestite in qualsiasi maniera, che siano sobrie o meno, qualsiasi sia la strada che percorrono, le abitudini che assumono, la prudenza che hanno.



