Quella della Cavazzona di Castelfranco, nella quale si è consumata la tragedia, era 'una casa già visitata molte volte dalle forze dell'ordine' - ricorda la parlamentare. 'Renata temeva il patrigno, era angosciata dall'idea che proprio in vista dell'udienza per la separazione, avrebbe fatto qualcosa di brutto alla madre, Gabriela' - sottolinea Ascari.
'Di Montefusco avevano tutti paura. L'uomo, che aveva persino fatto installare un gps nell'auto della moglie, era stato ripetutamente denunciato per maltrattamenti, stalking, furto e appropriazione indebita. Eppure la Procura – afferma Ascari - ne aveva richiesto l'archiviazione.
Montefusco non avrebbe potuto detenere quel fucile con cui ha compiuto i femminicidi e, in virtù del Codice Rosso, non avrebbe potuto neanche avvicinarsi alle due donne. Come nella maggior parte dei casi, si è trattato di una tragedia annunciata, per la quale si doveva intervenire tempestivamente. Le avvisaglie c'erano tutte, ma a queste non è seguita una corretta applicazione della Legge Codice Rosso. Intanto ad altre due donne è stata strappata la vita per mano di un uomo e noi non possiamo perdonarci di non averlo evitato. Servono formazione, tempestività, intransigenza. Non può essere la stessa rete a condannare a morte le donne'.
E sul duplice omicidio è intervenuta il Consigliere regionale PD Palma Costi: “Credo sia urgente la convocazione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, al fine di valutare se siano state attuate tutte le misure atte ad evitare questi ennesimi femminicidi”. “Nello stesso tempo – sottolinea -, è bene valutare la rete dei servizi sul territorio, le loro aperture e la loro adeguatezza rispetto ai bisogni di accompagnamento e sostegno delle donne che stanno vivendo situazioni di grande difficoltà. La prevenzione e il contrasto della violenza maschile sulle donne è responsabilità di tutti' - conclude Palmpa Costi. 'Nessuno si può sentire escluso”.


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