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Gestione rifiuti fallimentare, Hera rilancia lo spazzino: paradossi infiniti

Gestione rifiuti fallimentare, Hera rilancia lo spazzino: paradossi infiniti

E ricordiamo che i circa 1,8 milioni di euro che ogni anno Hera versa al Comune, in termini di disagio ambientale per l'inceneritore, sono caricati sulla Tari


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E così dopo le tesserine per buttare la raccolta differenziata, le app, i cassonetti intelligenti e i vademecum, Hera davanti al fallimento del porta a porta a Modena, davanti alle strade invase di sacchi di plastica e davanti alle proteste di centinaia di cittaini, ha deciso di portare una grande novità: lo spazzino di quartiere.
Una iniziativa già lanciata lo scorso anno a Bologna e che ora viene introdotta anche a Modena. Termine 'politicamente scorretto' fino a pochi mesi fa, sostituito dal più professionale 'operatore ecologico', lo spazzino torna dunque d'attualità. 'Ognuna delle quattro aree della città avrà la sua squadra: un tutor-accertatore e uno spazzino di quartiere' - spiega Hera.



Ma davvero si pensa di risolvere il problema legato ai disagi dell'introduzione del nuovo modello di gestione di rifiuti con uno spazzino? E poi chi pagherà queste nuove sette figure professionali? La domanda appare banale, ma non è così.
Ricordiamo infatti che i circa 1,8 milioni di euro che ogni anno Hera versa al Comune, in termini di disagio ambientale per la presenza e gli effetti sul territorio comunale dell'inceneritore di via Cavazza, sono computati come costo del servizio fornito da Hera e quindi da coprire interamente con il pagamento della Tari.
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Ovvero dai cittadini e dalle imprese, che anziché essere compensati dai danni e dagli effetti ambientali provocati dall'inceneritore direttamente da Hera sono costretti a compensare a loro volta Hera dell'indennizzo stesso, attraverso la Tari. Lo ha spiegato la stessa assessore Filippi due anni fa in Consiglio comunale.

Un paradosso che si aggiunge al paradosso più clamoroso. I modenesi, costretti a una raccolta differenziata spinta, con tutti i disagi annessi, in termini locali (pur in un contesto teoricamente virtuoso) non fanno che 'liberare spazio' nell'inceneritore per indifferenziata da fuori provincia. Infatti, aumentando la raccolta differenziata cala quella indifferenziata e così le 240mila tonnellate di rifiuti che l'inceneritore (sicuramente aperto fino al 2034) deve bruciare ogni anno si 'coprono' importando materiale di scarto non modenese.
E così, mentre le strade e i marciapiedi si riempiono di rifiuti e mentre lo spazzino ricompare per strada, con tanto di camioncino brandizzato, i cittadini si chiedono quale sia la ratio di tutto questo. E, un sogno lentamente si materializza nella mente di molti: chissà che il vecchio spazzino con la sua scopa di legno, il berretto di carta e le scarpe consumate non riesca a spazzare via tutte le storture ammantate di una ipocrita vernice bianca.
Giuseppe Leonelli
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