'Il riferimento è alla Legge urbanistica regionale 24/2017. imposta alla Regione Emilia Romagna con il solo voto favorevole della sola maggioranza PD e nessun voto contrario di tutti gli altri partiti. Nessun dibattito ampio ed approfondito, come chiesto allora in Consiglio Regionale da Altra ER e da altre formazioni, nonché sul territorio da diversi Comitati, associazioni, urbanisti. Una legge difesa e sostenuta nel tempo dal presidente Bonacini, come strumento fondamentale per rilanciare l’economia e difendere il flusso corretto delle merci che in ogni luogo su gomma debbono essere principalmente trasportati e diffusi. Non sono bastati gli incresciosi fatti accaduti in questi ultimi anni a far comprendere all'attuale Maggioranza la necessità di ridiscutere i nodi principali di quella legge:
- la progettazione di una logistica del territorio basata sul potenziamento del trasporto su gomma incentivata dalla realizzazione di nuove strade a lunga percorrenza
- la costruzione dei piani urbanistici sulla base delle richieste che provengono dalla proprietà fondiaria;
- la previsione di un abbondante aumento di volumetria ai privati che demoliscono e ricostruiscono immobili;
- la forte riduzione dei poteri di controllo e di possibilità concreta di incidere da parte dei Comuni'.
'Ormai sono anni che le città vengono ridisegnate non da una pianificazione attenta e curata “dalle amministrazioni pubbliche locali” (quindi collettività) che decide gli interventi, ma da lobbies economiche, imprenditoriali o privati proprietari che vogliono disporre delle città come luogo solo di profitto, delle campagne e del territorio come bene non da tutelare ma da dissipare senza rispetto. Lo dimostra l’abbandono alle manutenzioni dei corsi d’acqua e alla riduzione di spazi vivibili “di comunità” all’interno delle città. Concordiamo altresì con Legambiente che definisce queste scelte scellerate e che hanno portato l'Emilia-Romagna ad essere la terza Regione italiana per incremento di suolo consumato nel periodo 2020-2021 - aggiunge il Comitato -. E allora la domanda, pur apparendo retorica, sorge spontanea: quello che è successo in questi ultimi giorni in questo territorio è una tragica fatalità o anche una diretta conseguenza della legge regionale del 2017?
'Nessuna resipiscenza, nessuna autocritica da parte di chi pretende Autonomia Differenziata -e quindi potestà legislativa esclusiva- su 16 fondamentali materie, appellandosi alla sua altrettanto esclusiva capacità di prevenire e gestire i problemi. Non è bastata l'esperienza devastante della gestione del Covid, frammentata sui territori. Ora si vuole e pretende legislazione esclusiva anche sul governo del territorio nonostante la sua fallimentare esperienza: se è vero che il clima ha subito modifiche anche per cause attribuibili a scelte improntate allo sfruttamento delle risorse, è anche vero che l'ambiente naturale è stato manomesso ed il suolo impermeabilizzato oltre ogni limite. L'Emilia-Romagna non è più da molto tempo regione virtuosa e se non ripensa criticamente alle proprie scelte ritirando le pre-intese negoziate già con il governo Gentiloni, Draghi e oggi recepite dal ddl Calderoli, proseguendo in un percorso di arricchimento selvaggio e diseguale che creerà una corsa all’accaparramento delle risorse da parte di chi se lo potrà permettere. Non è questo regresso che auspichiamo ma una revisione critica dell’attuale progetto politico.



