E' questa la realtà emersa ieri nel corso del Consiglio comunale di Modena dove l'Assessore all'ambiente Alessandra Filippi ha risposto a due distinte interrogazioni, ma simili nel loro contenuto, presentate dai consiglieri comunali Giacobazzi (Forza Italia) e Silingardi (Movimento 5 stelle), tese non solo a confermare le cifre dell'indennizzo ma anche il rispetto della destinazione. in interventi ambientali, dell'indennizzo stesso, oltre che ad avanzare proposte per l'utilizzo di tale importante somma (10 milioni in sei anni). Tra queste sgravi o sconti in bolletta.
Quesiti ai quali già in passato, su La Pressa, avevamo tentato di dare risposta e fare chiarezza, calcolandolo di anno in anno l'ammontare di questa cifra, ma soprattutto tentando di capire se e come tale somma, (vincolata ad essere spesa per interventi sul fronte ambientale e di riduzione del danno dell'inceneritore riconducibile non solo alle emissioni inquinanti dal camino ma anche delle migliaia di camion carichi di rifiuti urbani e speciali che oltre ad inquinare rovinano, per esempio, l'asfalto delle strade di accesso), fosse in realtà stata spesa dall'amministrazione comunale. Informazioni che è sempre stato difficile se non impossibile dedurre dal bilancio e tantomeno dagli interventi dell'assessorato all'ambiente. Il motivo, già chiaro anni fa, è diventato più chiaro in queste ore, perché confermato dallo stesso Assessore. Queste azioni formalmente finanziate dall'indennizzo erano e sono inserite all'interno del mare magnum di azioni generali del Comune in campo ambientale (comprendendo sfalci e piantumazioni), per i quali era (ed è) difficile distinguere quelli finanziati a titolo di compensazione del disagio arrecato e quali no. Ovvero, riuscire ad individuare le azioni sarebbe giusto Hera finanziasse, anche se attraverso il comune. Togliendo soldi dalle proprie casse rimpinguate dagli enormi introiti dell'inceneritore per compensare, appunto, il comune e quindi i cittadini, del danno, dell'impatto, e del disagio arrecato.
Ieri, con la risposta dell'assessore, il dubbio non solo è rimasto, ma a questo si è aggiunto un elemento controverso non solo sul piano tecnico ma anche sul piano politico.
Ma poi si è andati oltre. Perché dalla risposta è emerso che i 10 milioni e 200 mila euro che Hera avrebbe versato a titolo di indennizzo al Comune negli ultimi sei anni 'sono - testuali parole dell'Assessore - considerati un costo accessorio del servizio che, come tale, è coperto dalla tariffa del servizio di gestione dei rifiuti urbani'. Di fatto nelle voci che pesano sulla bolletta che i cittadini e le imprese pagano ad Hera. In una sorta di partita di giro che riporta a favore di Hera ciò che formalmente risulta a favore dei cittadini contribuenti.
E la prova del nove di questo vulnus è arrivata dallo stesso assessore in risposta alla proposta dei consiglieri di aumentare la cifra dell'indennizzo Hera (oggi ammonta a 8,33 per ogni tonnellata di rifiuto bruciata) a favore (a questo punto solo teoricamente), dei cittadini.
L’assessore Filippi ha risposto specificando che il valore “è stato tenuto volutamente basso per non caricare ulteriormente le bollette della Tari sulle quali per le norme in vigore andrebbe a pesare un eventuale aumento”. Più chiaro di così.
Esterrefatti ed in buona parte insoddisfatti della risposta, i consiglieri Giacobazzi e Silingardi hanno annunciato la richiesta di tutta la documentazione cartacea a disposizione affinché si faccia chiarezza su tutti i dati rispetto agli interventi finanziati, ma soprattutto su un meccanismo di compensazione e di computo in bolletta che nelle triangolazione tra Comune, Hera e l'agenzia di ambito Atersir, finisce ancora una volta per unire il danno a quella che a tutti gli effetti appare, nei confronti dei modenesi, come un beffa.
Gi.Ga.



