'Inutile ricordare – attacca Platis – che questi animali sono, assieme ad istrici, tassi e nutrie, le principali cause dell’indebolimento degli argini. Tant’è che il piano 2019 indicava tra le priorità la tutela dell’integrità dei terrapieni di infrastrutture viarie o ferroviarie e degli argini pensili. Non si cada quindi nell’errore di contrapporre pro e contro della caccia: qui il tema non è la tutela di animaletti più o meno simpatici ma quello della sicurezza idraulica'.
'La sinistra radical chic, accecata da un ambientalismo fanatico, rischia di mettere nuovamente in pericolo imprese e cittadini. A breve – ricorda Platis – ripartirà il periodo riproduttivo e delle cure dei piccoli (dal 15 febbraio al 30 giugno) e non sarà più possibile controllare il proliferare delle tane negli argini.
La Regione Emilia-Romagna aveva approvato il Piano di controllo della volpe con validità 2019 - 2023. Nel Piano si faceva presente che la specie è diffusa sul 92,2% della superficie complessiva, vale a dire pressoché l’intero territorio senza soluzione di continuità dalla pianura al crinale appenninico.
Il Piano di controllo poteva essere attuato nei terrapieni o negli argini pensili laddove gli Enti gestori della rete viaria, ferroviaria o dei corsi d’acqua, i Comuni, la protezione civile o altri soggetti preposti alla sicurezza pubblica rilevino situazioni di estrema criticità documentate e georeferenziate e direttamente collegabili alla presenza di tane di volpe. Successivamente alla rimozione delle volpi dalle tane o comunque una volta verificata la mancanza di frequentazione da parte di mammiferi fossori, si doveva seguire l’immediata e completa chiusura delle tane mediante interramento. Tutto questo, da dicembre, non è più in vigore'.



