'Il progetto del Policlinico era degli anni Trenta - sono state le parole di Giancarlo Muzzarelli - poi nel 1950 Alcide De Gasperi venne a fare un comizio e il sindaco Corassori glielo consegnò. L'anno successivo il Ministro dei Lavori Pubblici venne a posare la prima pietra. Questo è il modo con cui bisogna lavorare assieme, tutelare la comunità per il bene della comunità stessa. Il Policlinico è diventato un grande riferimento, prima come luogo più accogliente, poi la formazione con l'Università per creare i professionisti capaci di dare un po' di speranza a chi ha bisogno, infine le tecnologie e lo straordinario personale che ha affrontato l’emergenza del Covid con grande abnegazione, ci aiuta ogni giorno e soffre per tutti noi, trovando nonostante tutto la forza di trovare quel sorriso capace, talvolta, di fare la differenza in un reparto. Dare una speranza ogni giorno, la professionalità e l'umanità sono ancora fondamentali tanto quanto la sanità pubblica universalistica, un bene da difendere fino in fondo perché non possiamo rischiare di perderla'.
'Per me pensare al Policlinico come qualcosa che ha già 60 anni mi fa riflettere - ha proseguito Claudio Vagnini - al di là di quanto si possa notare nelle pareti esterne, dentro abbiamo una realtà straordinaria che forse nemmeno nel 1963 ci saremmo sognati di avere oggigiorno: 70 tipologie di specialità, un elevato numero di professionisti, una scuola di formazione di alto livello. Ci sono professionalità che si sono formate a Modena per poi andare a insegnare in giro per il mondo come gestire la salute. Veniamo da un periodo Covid in cui come Azienda siamo riusciti a mantenere la barra dritta. Nel frattempo, stiamo crescendo con progetti importanti, anche in tutta la parte che concerne l'umanizzazione, ovvero nel creare un nuovo rapporto con i pazienti avendo nell'equità e nel servizio pubblico il nostro punto di riferimento'.



