'Se proprio il candidato sindaco Mezzetti voleva aggiornarsi sulla situazione, deprimente, della sanità modenese, bastava recuperasse il desolante quadro presentato ieri l’altro in Regione Emilia-Romagna: tempi di attesa per visite esami ed interventi chirurgici, già biblici con previsioni di ulteriori allungamenti; prenotazioni alla stregua di un dedalo senza uscite, attese infinite anche solo per parlare con un operatore, visite il più delle volte assegnate a decine e decine di chilometri di distanza: un ginepraio che mina nelle fondamenta il più sacrosanto dei diritti dei cittadini, cioè quello di essere curati e curati bene. Diritto per altro divenuto ormai privilegio: oggi, a Modena chi può permetterselo si rivolge sempre più al privato – la vera direzione intrapresa dalla sanità - mentre chi non è costretto nel migliore delle ipotesi ad aspettare nella peggiore (sempre più frequente a rinunciarvi'.
'La sanità modenese però, non è solo colpita da questi problemi, ci mette pure del proprio. Oltre al dilagante esodo di professionisti ed infermieri, verso strutture private o altro (anche all’estero), l’Azienda ospedaliero-universitaria modenese mostra anche forme di migrazione del tutto singolari e originali. Il professor Giuseppe Porcellini ad esempio, tra i massimi esperti italiani nella chirurgia della spalla, chiamato dall’Università di Modena e Reggio Emilia in accordo con l’Azienda ospedaliero-universitaria nel 2018 per la realizzazione di un Centro di Alta Specializzazione dell’arto superiore, ha recentemente abbandonato il Policlinico per andare... all’Ospedale di Sassuolo. Non ne sappiamo le ragioni, però sorprende che un professore abbandoni un Policlinico universitario per un ospedale di provincia, pur con tutto il rispetto del caso. Ma, la tanto sbandierata struttura di eccellenza ha già finito la sua funzione? Cosa è stato fatto per trattenere il professore? - continua Bedostri -. E non si tratta di un caso isolato.
'Se poi a tutto questo si aggiunge un contesto ambientale di incomprensibile renitenza da parte del Direttore Generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria ad avvalersi della disponibilità di titolati professionisti sanitari universitari per la copertura delle strutture complesse e semplici a direzione universitarie, come invece richiederebbe l’Atto Aziendale (art. 42 Piano Attuativo Locale), le speranze di un qualche miglioramento svaniscono rapidamente. Non è che all’interno degli ospedali modenesi, l’incapacità di gestire situazioni, reparti e persone coadiuvata dal costante sonno della CTSS, presieduta dal sindaco Muzzarelli e dal presidente della Provincia Braglia, abbiano creato una pesante e rifuggente atmosfera di “incompatibilità ambientale”? Ultima amara considerazione è la presenza, sempre domenica 4 febbraio a Palazzo Europa ad una riunione di partito non pubblica, del Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Era forse lì per denunciare queste anomalie?



