'Il rifugio, costruito nel 1937, è forzatamente chiuso da ottobre 2015 per vari contenziosi ma soprattutto per mancanza di accordi tra il comune di Barga in Toscana e il comune di Pievepelago. Sequestrato e chiuso al pubblico a causa di ingerenze esercitate dal Comune di Barga, che rivendica diritti verso fabbricati e terreni su tutta la zona del Lago Santo, il rifugio, consegnato alle autorità in perfetto stato, si sta degradando a causa dell’indifferenza del Comune di Barga che non si è mai preoccupato della sua gestione, né di provvedere a una minima manutenzione. Il turismo è crollato nella zona, con danni all’economia di Pievepelago e dei suoi residenti, che oltre al resto, sono stati privati dei loro diritti di uso civico, dovendo pagare un tesserino per l'uso di legnatico, l’accesso al pascolo e la raccolta dei prodotti del sottobosco, funghi compresi. Nonostante tutte le forze politiche e le amministrazioni locali di ogni colore condividano l’esigenza di incrementare il turismo nel nostro Appennino, si consente che un rifugio rimanga chiuso per tanti anni solamente a causa di una controversia legale'.
'L’attività dei rifugi di montagna deve essere salvaguardata e adeguatamente tutelata per la loro funzione turistica e di presidio del territorio - continua Pelloni -. Laddove presenti rappresentano un servizio sia per i turisti che per i residenti del territorio, oltre a fornire opportunità di lavoro e sviluppo per le comunità ai quali appartengono e, nel caso specifico, è scorretto che il Comune toscano di Barga ponga ostacoli al turismo e agli introiti che ne derivano a tutti i livelli sul territorio comunale di Pievepelago. Sarebbe necessario rivedere e uniformare tutto l'areale del Lago Santo, giungendo ad un accordo tra i comuni di Pievepelago e Barga, che permetta la riapertura nel più breve tempo possibile del rifugio Tullio Marchetti.


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