Era l’anticamera dell’orrore. Nodo di una rete che portava allo sterminio nei campi di concentramento nazisti. Da qui, il 22 febbraio partì per Auschwitz Primo Levi. Mentre il 12 luglio del 1944, nella vicina Cibeno, ci fu la fucilazione di 67 civili antifascisti.
Campo Fossoli, vicino a Carpi, nel modenese, fu questo e altro: drammi anche solo difficili da immaginare, invece reali.
'Dal 1942 al 1944 a Fossoli furono rinchiusi oltre 7mila uomini e donne, molti partiti per non tornare più - ha ricordato Bonaccini -. Avversati per la loro fede, la loro etnia o il loro credo politico. Sempre qui, nel 1944 i nazifascisti uccisero 67 persone provenienti da tutta Italia, in alcuni casi giovanissimi: c’erano socialisti, cattolici e comunisti, c’erano operai e commercianti, militari e imprenditori, poveri e benestanti. Ad accumunarli, il coraggio di chi ha dato la vita per opporsi al regime nazifascista. La loro fu una resistenza irriducibile, per questo furono vittime di un massacro pianificato con efferatezza. A chi mi chiede se ha senso rammentare ogni anno queste vicende io ripeto che non solo ha senso, ma diventa tanto più necessario quanto più passa il tempo. Ricoprirono i corpi di quei martiri con calce viva perché volevano cancellarli, e invece noi li ricorderemo sempre: facciamo e continueremo a fare Memoria su chi scelse la libertà e la democrazia, sulla Resistenza e la lotta partigiana i cui valori sono le fondamenta della Costituzione repubblicana, sulle vittime dell’immane tragedia della Shoah'.
Campo Fossoli
Il campo sorse nel 1942 per volontà del ministero della Guerra del Regno d’Italia per raccogliere soldati e sottufficiali alleati catturati nel nord Africa dal luglio 1942 all’8 settembre 1943.
La vicina Cibeno, il 12 luglio 1944, fu scenario di una strage: nel poligono di tiro 67 prigionieri politici furono fucilati sull’orlo di una fossa, colmata con i loro cadaveri, riempita di calce viva e immediatamente occultata. I funerali furono celebrati il 24 maggio 1945 nel Duomo di Milano: la prima celebrazione di condanna del regime nell’Italia liberata. Nel dopoguerra diversi furono gli usi del campo di Fossoli: dopo un primo periodo come prigione per fascisti e collaborazionisti, divenne sede della comunità di Nomadelfia per orfani e poi Villaggio San Marco per esuli giuliani. Fino alla chiusura nel 1970.



