Voto a Modena, Mezzetti: 'Orgoglioso della candidatura, le alternanze le decidono gli elettori'
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Voto a Modena, Mezzetti: 'Orgoglioso della candidatura, le alternanze le decidono gli elettori'

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Il rapporto con Muzzarelli: 'Tutti i modenesi sanno quanto Gian Carlo abbia fatto per la città anche in un momento di estrema sofferenza'. E sulla Fede: 'Io credo ma sono anche incredulo, e allora chiedo al Signore di aiutarmi ad avere fede'


Voto a Modena, Mezzetti: 'Orgoglioso della candidatura, le alternanze le decidono gli elettori'
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Massimo Mezzetti, 61 anni, ex assessore regionale, romano ma con una storia radicata nel centrosinistra modenese ed emiliano, è il candidato del centrosinistra a Modena. Percorso solido dal punto di vista politico e culturale, Mezzetti è stato preferito dal partito agli 8 aspiranti candidati alle primarie Pd.

Partiamo dalla sua candidatura. Lei è stato preferito dal Pd alla cosiddetta generazione dei 40enni. Cosa manca a suo avviso ai 'giovani' Dem per raccogliere il testimone dalla sua generazione?
'Direi meglio: cosa hanno, non cosa manca. Hanno circa 20 anni di differenza, a loro favore, ahimè. Fuor di battuta e avendo seguito il percorso dall’esterno, ho avuto l’impressione che il confronto a otto potesse risultare troppo divisivo per un partito come il PD che, da sempre, predilige l’unità e la condivisione. È mancata loro la capacità di sintesi intorno ad uno o una di loro.

Detto questo, conosco personalmente ognuno di loro, ne apprezzo l’onestà e il valore. So quanto hanno fatto per la città e quanto potranno ancora dare qualora dovessimo vincere le elezioni'.

Qualcuno di quei 40enni farà certamente parte della sua giunta. Pensa che svelerà prima del voto la futura squadra di Governo?
'A leggere tutto quello che è stato scritto sembra che abbia già la giunta tutta definita, ma non è così. Lo dico una volta per tutte: ho accettato la candidatura per fare il sindaco della città, non il notaio di scelte altrui. Quindi tutto quello che si scrive e si legge al riguardo è e sarà privo di fondamento. Le decisioni spetteranno a me e fino a che non si saranno concluse le operazioni di voto non parlerò di giunta e di suoi eventuali componenti.

Ognuno, me compreso, dovrà dimostrare il suo valore durante la campagna elettorale, battendo il territorio palmo a palmo. Ai cittadini non interessano i retroscena, ma i fatti concreti, l’idea di Modena che abbiamo in mente. A tempo debito faremo le opportune riflessioni'.

Tutti le riconoscono uno spessore politico e culturale di livello, eppure indubbiamente la sua candidatura si pone in continuità con la storia politica modenese. Onestamente non crede, al di là delle appartenenze politiche, che Modena abbia bisogno di una alternanza dopo decenni di governo ininterrotto della stessa parte politica? Il tema del valzer delle nomine e delle poltrone, con sempre gli stessi protagonisti, non crede sia emblematico di questa necessità?
'Le alternanze le decidono gli elettori e le elettrici, che mi risulta votino liberamente e democraticamente qui da noi. È curioso infatti che chi difende la legittimità della volontà popolare in Russia, con i soldati armati nei seggi, si lamenta se qui da noi le forze progressiste sono elette a maggioranza da 80 anni. Quindi, onestamente, le rispondo di no. Aggiungo che se la nostra città e la nostra regione si trovano ai vertici di molte classifiche nazionali ed Europee, vorrà dire che, oltre ai meriti di un’impresa all’avanguardia, forse i nostri territori non sono stati amministrati così male. Poi mentirei a me stesso se non dicessi che c’è molto da fare, che ci sono molti aspetti che non hanno funzionato al meglio. Ma proprio per questo ho accettato la candidatura, perché credo di avere l’onestà intellettuale, dimostrata in tanti anni, di riconoscere i limiti e la determinazione per volerli superare. Sulle nomine, come ho già detto, i valzer sulle poltrone li creano chi scrive gli articoli e quelli che glieli riferiscono, non certo io'.

Restiamo alla cultura. Modena dopo il grande evento del Modena Park non ha più ospitato appuntamenti di livello nazionale. Il paragone con realtà come Ferrara è stato fatto in più occasioni. Perché la città non è riuscita negli ultimi anni a intercettare grandi mostre o concerti di artisti di primo piano?
'Cerchiamo di uscire da un equivoco che rischia di diventare un inganno: il grande evento non è sinonimo di cultura. Semmai è marketing territoriale e attrazione turistica. Non che non abbia valore, anzi, ma per fare cultura ad alti livelli non è necessario il grande evento, che può essere molto dispendioso per le casse pubbliche, a scapito di un investimento sulla crescita di una rete culturale che si sedimenta sul territorio e fa crescere artisti e creativi che vivono e lavorano tutto l’anno. Persone che possono animare con maggiore continuità centro e periferia urbana con tanti piccoli o medi eventi o progetti con cadenza ravvicinata, che permettano a più persone di fare musica, cultura, divertimento. Per i grandi eventi, come vengono chiamati, sarebbe utile se si mobilitassero anche i privati per sostenerli, in quanto sarebbero poi i primi a beneficiarne degli effetti'.

Il Festival Filosofia è una vetrina assoluta. Però forse il modello dopo 23 edizioni mostra qualche limite. Muzzarelli chiuse all'idea di aprire a nuovi filosofi dicendo 'purché non si tratti di fascisti'. Merita questa etichettatura dispregiativa il pensiero difforme?
'Il Festival della Filosofia è un fiore all’occhiello della nostra città, un appuntamento che ogni anno attira migliaia di persone da fuori Modena, ospitando pensatori e filosofi di caratura nazionale e internazionale. Le scelte spettano a chi cura la direzione del Festival. In 10 anni di assessore regionale alla Cultura non ho mai interferito sulle scelte e l’autonomia delle direzioni artistiche. Detto ciò, sono per il libero confronto delle idee a patto che queste rispettino i principi e i valori della nostra Costituzione. Per quanto mi riguarda, non sarò mai favorevole ad ospitare sostenitori di un pensiero razzista, omofobo, antisemita oppure propagandisti di sistemi dittatoriali'.

Lei è stato assessore alla legalità. Il tema del radicamento mafioso viene spesso affrontato in convegni e dibattiti. Ma se davvero si tratta di radicamento che strumenti concreti ha l'amministrazione pubblica per farvi fronte? Che risultati tangibili ha dato famoso il testo unico della legalità sottoscritto in Regione?
'Troppo spesso quando si parla di legalità ci si dimentica di parlare di organizzazioni mafiose, che si muovono nell’ombra e si infiltrano nel nostro territorio. Da sempre mi sono battuto in prima persona per non abbassare mai i riflettori su questa piaga che, sebbene non agisca più in forme cruente e sanguinose, è ancora più subdola, più capace di permeare anche aree, soprattutto dell’economia, considerate erroneamente al sicuro. Destabilizza il sistema della libera concorrenza fra imprese sane e lascia dilagare l’economia malata, nel senso che immette ingenti quote di denaro sporco per “lavarlo” in un’economia fino ad allora pulita. Nel medio e lungo periodo questa ammazza le nostre imprese sane che si trovano a giocare con regole truccate tutte a loro svantaggio. Quindi, convegni e dibattiti hanno la loro importanza, così come tutto ciò che va nella direzione di destare consapevolezza e di promuovere una cultura della legalità.
Come ricordato, nella mia attività in Regione ho promosso e scritto il Testo unico sulla legalità: un’esperienza ancora unica in Italia. Un testo che ha semplificato una selva di articoli normativi in un’unica norma che va dalle regole d’ingaggio per gli appalti pubblici alla riduzione delle stazioni appaltanti, dal contrasto al lavoro nero e al caporalato alla gestione dei beni confiscati, dal contrasto del gioco d’azzardo e l’assistenza alle vittime del racket alla promozione della cultura della legalità. Questi sono i terreni di competenza di un pubblico amministratore. Le inchieste e la repressione spettano agli organi dello Stato. Con la stessa convinzione affronterò il tema se diventerò il prossimo sindaco di Modena. Qui non ci sarà spazio per alcuni tipo di mafia.
Allo stesso modo affronterò anche la questione della sicurezza dei cittadini di fronte a fenomeni criminosi diffusi: noi faremo la nostra parte e chiameremo lo Stato a fare altrettanto'.

Ultima domanda 'politica': la sua coalizione unisce un fronte che va dai 5 Stelle ad Azione. In caso di vittoria non sarà poi difficile tenere insieme dal punto di vista programmatico forze così diverse?
'Le sette liste che mi sostengono hanno fatto insieme a me, ai cittadini e a tutte le forze che hanno dato il loro contributo di idee e proposte, un percorso condiviso. Siamo arrivati a sottoscrivere tutti insieme un Patto per la città che tutti loro hanno condiviso senza alcuna tensione fra noi. Abbiamo creato un’alleanza forte e ampia, con un’idea ben precisa della Modena del futuro. Sono sicuro che con la stessa responsabilità e serietà con cui siamo arrivati a questo risultato, governeremo uniti i prossimi anni in caso di vittoria. Io non chiedo a chi mi sostiene fedeltà ma lealtà, un concetto che può unire anche nella diversità'.

In più circostanze sono state sottolineate le divergenze tra lei e il sindaco uscente Muzzarelli. Che rapporto avete dal punto di vista personale?
'Il rapporto che mi lega a Gian Carlo è nato molti anni fa. Abbiamo formazioni culturali e politiche differenti e questo ci ha portato a volte ad avere visioni ed opinioni diverse. Però ci siamo sempre rispettati. Esperienze dolorose personali che entrambi abbiamo vissuto ci hanno umanamente avvicinato. Tutti i modenesi sanno quanto Gian Carlo abbia fatto per la città anche in un momento di estrema sofferenza, che io ben conosco, e si può solo immaginare quanto sia stato difficile'.

Lei ha lavorato fianco a fianco per anni con Bonaccini. Quanto è vero il racconto circa il dualismo tra il presidente della Regione e l'attuale sindaco di Modena?
'Stefano e Gian Carlo sono uniti dal grande amore che hanno per Modena e per i modenesi. Talvolta tra personalità politiche forti possono nascere delle discussioni, ma poi il senso di responsabilità, il senso delle Istituzioni e il senso dell’essere al servizio delle cittadine e dei cittadini prevalgono sempre'.

La sua famiglia come ha accolto la sua decisione di candidarsi a sindaco?
'Sinceramente? Non è stato facile. Candidarsi a sindaco vuol dire mettere in secondo piano la propria vita personale, i propri cari, i propri amici anche. Io mi sono ripromesso di tenere insieme lavoro e affetti, pur sapendo la mole di lavoro che ci aspetterà se dovessimo vincere. Ma come mi ha detto mia moglie Arianna: “Vai dove di porta il cuore”. Ed eccomi qua'.

Lei ha studiato teologia alla Facoltà Valdese. Qual è il suo rapporto con la Fede?
'È complicato dirlo in poche parole ma mi giunge in soccorso un passo del Vangelo di Marco, al capitolo 9, quello in cui un padre ormai disperato perché non riesce a guarire il figlio da quella che oggi conosciamo come epilessia, chiede a Gesù di compiere un miracolo. Come credenti siamo un po’ come quel padre e come lui chiediamo al Signore “vieni in aiuto della mia incredulità”. Il paradosso della fede, o forse la caratteristica stessa della fede: io credo ma sono anche incredulo, e allora chiedo al Signore di aiutarmi ad avere fede'.

Nel suo percorso che risposta ha trovato rispetto al mistero del dolore e della morte?
'Più che risposte ho trovato domande, a partire da quella appena descritta'.

Che rapporto ha oggi con la città di Roma?
'Roma è la città dove sono nato a cresciuto, prima di trasferirmi nel 1989 a Modena per amore di mia moglie, modenese, che è venuta a mancare anni dopo. A Roma vivono i miei genitori anziani e mio fratello. Ogni tanto (non quanto vorrei) scendo per rivederli. A Roma ho fatto i primi passi in politica e mi sono innamorato di una idea della Politica, quella con la P maiuscola. Quella del primo sindaco del PCI della città, Luigi Petroselli: il “sindaco di tutti” come veniva chiamato. Poi però sono maturato politicamente a Modena e in Emilia-Romagna. La mia casa, politica e affettiva, è ormai da tempo Modena, non per nascita ma per scelta'.

Qual è la cosa che dal punto di vista personale la spaventa di più? La paura, se c'è, che ancora non è riuscito a risolvere?
'Domanda difficile. Difficilmente mi faccio assalire dalle paure, cerco sempre di rifuggire da queste. Qualche timore si, ad esempio ho il timore di non riuscire più a dedicare ai miei cari le attenzioni che meritano, a mia moglie, a mio figlio, alla mia famiglia, alla mia inseparabile amica a quattro zampe Marta. Ma dentro di me voglio credere che non andrà così, che saprò costruire un equilibrio e che i modenesi mi aiuteranno in questo'.

Quale pensiero la rende felice, quale è il luogo metaforico o fisico, in cui si sente davvero a casa?
'Il luogo fisico in cui mi sento davvero a casa? Semplice, a casa mia. Cosa mi rende felice? Fuori da ogni retorica: l’idea che mi rende più felice al momento (e che mi ha spinto a candidarmi) è che io possa almeno in parte restituire a Modena quello che ho ricevuto. Sono arrivato qui che ero solo un ragazzo con tanti sogni e la voglia di rimboccarsi le maniche. Ora pensare di diventare sindaco di questa città mi fa sentire carico di una responsabilità non indifferente, ma allo stesso tempo mi riempie di orgoglio e di energie. Mi sento pronto per la sfida. Quando si agisce per amore si è sempre nel giusto'.
Giuseppe Leonelli

Redazione Pressa
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La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, ..   Continua >>


 
 
 
 


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