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Mutilazioni genitali femminili: la barbarie dimenticata

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Il 6 febbraio era la giornata mondiale contro le mutilazioni genitali. A Modena il tema, trattato già come allarme all'inizio degli anni 2000, è via via scemato


Mutilazioni genitali femminili: la barbarie dimenticata

L'ultimo appuntamento strutturato e dedicato al tema delle mutilazioni genitali femminili, promosso a  Modena dal Comune e dalle associazioni femminili, risale al marzo del 2008, inserito nel calendario delle iniziative per la festa delle donne. Dodici anni fa. Dodici anni in cui il tema, che porta con sé migliaia di violenze fisiche a danni di altrettante donne straniere, è rimasto attuale. Due anni prima, nel maggio del 2006, l'allora assessore Arletti, in risposta ad una interrogazione, confermava come almeno circa 150 donne residenti a Modena, avevano già subito una mutilazione genitale femminile.

Eppure, nonostante il fenomeno rappresenti ancora un dramma, la discussione sul tema, a Modena, è scemata, soprattutto a livello istituzionale. Mai come quest'anno, quando anche la giornata annuale, mondiale, contro le mutilazioni genitali, il 6 febbraio scorso, è passata senza appuntamenti particolari, anzi senza appuntamenti.

  
Le Mutilazioni Genitali Femminili sono una forma di violenza che calpesta i diritti di bambine e giovani donne, mettendo a rischio la loro salute fisica e psicologica. Almeno 200 milioni di ragazze e donne vivono oggi nel mondo con le cicatrici di qualche forma di mutilazione genitale subita nel corso della propria vita. 'Le mutilazioni genitali femminili - ha affermato Sandra Zampa, intervenuta alla Conferenza nazionale “Salute globale per la tutela delle donne: è possibile eradicare le Mutilazioni Genitali Femminili?” svoltasi al Ministero della Salute il 6 febbraio scorso, vengono praticate principalmente su bambine tra i 4 e i 14 anni di età.  La pratica può causare complicanze a breve, medio e lungo termine, tra cui dolore cronico, infezioni, aumento del rischio di trasmissione dell’HIV, ansia e depressione, complicazioni al momento del parto, infertilità e, nei casi peggiori, la morte”.

Le donne e le ragazze coinvolte

Circa 250 milioni di ragazze e donne viventi oggi sono state sottoposte a MGF; ma i tassi di MGF sono in aumento, un riflesso della crescita della popolazione globale. Le MGF sono diffuse prevalentemente nell'Africa sub-sahariana e negli Stati arabi, ma anche in alcuni paesi dell'Asia, dell'Europa orientale e dell'America Latina. E’ probabile che 68 milioni di ragazze saranno infibulate tra il 2020 e il 2030 in 25 paesi in cui la MGF è praticata abitualmente.

Solo nel 2020, circa 4,1 milioni di ragazze potrebbero essere sottoposte a questa pratica.

“Tanto è stato fatto per salvaguardare la dignità e l’integrità fisica e psicologica delle donne, ma è ancor più quello che va fatto. Infatti se ad oggi il numero delle MGF è in continuo aumento, probabilmente dobbiamo chiederci se non abbiamo sbagliato qualcosa nelle modalità di contrasto che abbiamo sino ad oggi adottato e ripensare globalmente le strategie migliori per eradicare questa vergognosa pratica. Un mondo – ha affermato il prof. Morrone – in cui le donne non sono libere, non è un mondo libero e giusto”.

Il fronte internazionale e quello italiano

Oltre al contrasto della pratica delle mutilazioni genitali femminili e alla realizzazione di un'attività di prevenzione, assistenza e riabilitazione delle donne e delle bambine già sottoposte a tali pratiche, la Legge 7/2006 prevede lo stanziamento di fondi per la formazione del personale sanitario. Fino al 2009 lo stanziamento era pari a 2,5 milioni di euro annui, scesi fino a circa 174.463 euro nel 2018. Un'integrazione delle risorse ha consentito di riportare lo stanziamento annuale a 500.000 euro. Cifra ancora ben lontana da quella di dieci anni fa, quando il fenomeno era, anche a Modena, al centro del dibattito. Un fenomeno che pone un problema non solo sanitario ma anche sociale enorme, considerati i risvolti di una pratica che, vietata in Italia, viene svolta, per migliaia di donne, in assoluta clandestinità

Nella foto, l'immagine della locandina che ha accompagnato le iniziative del 6 febbraio scorso



Redazione La Pressa
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