Accessi al Pronto Soccorso inappropriati: dati Modena i peggiori in regione
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Accessi al Pronto Soccorso inappropriati: dati Modena i peggiori in regione

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L’autopresentazione in Pronto Soccorso senza mediazione da parte del 118, supera la media regionale (83% contro 76%). Il Piano di riorganizzazione dell'emergenza urgenza spiegato agli operatori


Accessi al Pronto Soccorso inappropriati: dati Modena i peggiori in regione
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L’autopresentazione in Pronto Soccorso senza mediazione da parte del 118, supera la media regionale (83% contro 76%). Superiore alla media regionale anche il tasso di utilizzo del servizio (vale a dire gli accessi per 1.000 abitanti) così come è superiore il numero di codici bianchi e verdi, con un fenomeno di potenziale inappropriatezza che fa registrare ben 21.060 accessi l’anno in più: “sono cittadini – dichiara la Ds Ausl Romana Bacchi – che non trovano o non conoscono la risposta più adatta a loro nella nostra rete sanitaria. Per questo l’obiettivo della riforma è anche di lavorare, e lo stiamo già facendo, con i Medici di medicina generale per rafforzare la presa in carico delle cronicità e i percorsi di collegamento tra ospedali e territorio”.

Dati e considerazioni al centro dell'incontro incontro di confronto con i medici, gli infermieri e gli operatori delle Aziende sanitarie modenesi riuniti sia in presenza in Sala Vecchiati all’Ospedale di Baggiovara sia in modalità online. A presentare il piano e ad illustrarlo ai professionisti sono state le Direzioni Generali delle Aziende modenesi in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna che ha organizzato in questi giorni una serie di incontri da Piacenza a Rimini, per continuare a raccogliere sollecitazioni volte a individuare azioni e aree di miglioramento.

All’incontro modenese erano presenti e collegati online in particolare i professionisti impegnati nell’Assistenza primaria – Medici di medicina generale e di Continuità assistenziale –, nel sistema dell’Emergenza-urgenza con Pronto soccorsi e 118, l’Ordine dei Medici e delle Professioni Infermieristiche, il personale e i direttori delle strutture della rete che oggi, in maniera sempre più integrata, si attiva per assistere il cittadino che si trova in una condizione di emergenza tempo-dipendente.

Una rete che ha un suo punto di riferimento nella Centrale 118-Emilia Est, ma che presenta diversi e importantissimi nodi, dalle Guardie mediche ai professionisti delle Case della Comunità e agli Infermieri di Comunità, dai Medici di medicina generale a quegli ambiti ospedalieri e territoriali più coinvolti nella costruzione di percorsi di presa in carico dei nuovi bisogni e delle fragilità dei cittadini. Coinvolti direttamente anche i rappresentanti del volontariato dell’emergenza con le Assistenze Pubbliche e la Croce Rossa che prestano servizio sul territorio in stretta integrazione con l’Azienda USL.

Erano infine presenti in sala i dirigenti dell’area Sanità della Regione Emilia-Romagna Mattia Altini e Fabia Franchi (responsabili rispettivamente del settore ospedaliero e del settore territoriale) con i direttori generali Ausl, Aou, e Ospedale di Sassuolo Spa, Anna Maria Petrini, Claudio Vagnini e Stefano Reggiani e i rispettivi direttori sanitari Romana Bacchi, Ottavio Nicastro, Silvio Di Tella e il direttore del Dipartimento interaziendale di emergenza-urgenza Geminiano Bandiera.

“L’obiettivo – dichiara Fabia Franchi, responsabile del Settore Assistenza Territoriale della Regione – è garantire un percorso continuo e semplificato per il paziente nonché un accesso all’approfondimento specialistico rapido e misurato in base alle necessità. Abbiamo iniziato a riflettere su queste tematiche già a seguito della grave carenza di professionisti nell’area dell’emergenza, ma ospedale e territorio sono strettamente collegati. Il DM77 ha indicato gli standard per potenziare le Cure primarie, l’Accordo Collettivo Nazionale della Medicina Generale, in corso di rinnovo, indica come la medicina generale sia protagonista nella continuità dell’assistenza 24 ore su 24. Ci troviamo in un momento storico in cui la condizione organizzativa, la riflessione professionale e gli strumenti normativi ci sono e devono essere utilizzati nel miglior modo possibile”.

Per delineare questa riforma la Regione ha aperto un confronto nei mesi scorsi con circa 200 operatori e oggi tale confronto prosegue nelle diverse province. Un obiettivo condiviso del piano è di limitare l’accesso dei codici minori in pronto soccorso, che ad oggi rappresentano il 70% dei casi, potenziando contemporaneamente le cure primarie nel territorio.

Redazione Pressa
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