Gli 'Hunters international cyberattackers' noti in Italia per raid simili, solitamente chiedono un riscatto in bitcoin per rilasciare i dati 'sequestrati'. Nel caso di Verona tale richiesta è avvenuta più di due settimane dopo l'attacco, ma se è difficile prevedere il 'se' tanto più lo è il quando.
Fatto sta che la dinamica appere qlquanto simile. I criminali informatici che distribuiscono il ransomware chiedono il pagamento del riscatto in Bitcoin o altre criptovalute, poiché queste valute digitali sono difficili da rintracciare.
La doppia estorsione è sempre più diffusa e, alla minaccia appena descritta, si aggiunge la seconda che preme sulle vittime dando un timeout oltre il quale tutto il materiale crittografato (che precedentemente è stato rubato dall’infrastruttura attaccata) viene esposto online sui siti Web della cyber gang che ha condotto l’operazione.
'Le evidenze raccolte dall’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali - leggiamo dal sito Cybersecurity360), mostrano che, nel 2020, le violazioni della sicurezza informatica sono state almeno 3.460. Inoltre, molte aziende italiane non implementano correttamente e costantemente adeguati protocolli di sicurezza informatica, rendendosi vulnerabili agli attacchi di tipo ransomware.
In definitiva, il ransomware rappresenta una minaccia sempre più grave per le aziende e gli individui in Italia.
La prevenzione degli attacchi ransomware richiede un’attenta pianificazione, la formazione dei dipendenti e l’implementazione di misure di sicurezza informatica efficaci.
Solo in questo modo sarà possibile proteggere i propri dati e limitare i danni derivanti da eventuali attacchi di questo tipo.
Gli attacchi ransomware alle aziende italiane nel 2023 (dato aggiornato al 7 novembre 2023), sono 166.


