Il problema è enorme, non ha origine oggi ma nel passato, quando poteva essere gestito ma non è stato fatto, e in un post covid dove tutte o quasi le promesse di recupero di una normalità lavorativa, sono svanite. In questo settore l'emergenza sembra non essere mai finita. Nei giorni scorsi l'Assessore regionale Donini, e nei giorni precedenti, anche il Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera, avevano espresso il loro autorevole parere sul punto. Stipendi bassi e condizioni di lavoro insostenibili soprattutto per chi ha famiglia.
Un punto che diventa sempre più preoccupante, quello legato alla carenza di personale, se si considera che la riorganizzazione dell'emergenza urgenza servirebbe a gestire questa crisi, attraverso la razionalizzazione del personale stesso e delle risorse ad esso destinato, e allo stesso tempo si baserebbe sul reperimento di nuovo personale, in grado di rispondere anche solo al naturale turn-over. Senza poi considerare che tra tre mesi, tra dicembre e i primi mesi del 2024, non saranno né rinnovati né riproposti i contratti interinali del personale medico che di fatto ha consentito, attraverso cooperative dalle quali acquistare turni a 1.400 l'uno, di mantenere aperto i Pronto Soccorso di Carpi e di Mirandola e, teoricamente, i punti nascita dei due ospedali. Teoricamente, perché materialmente Regione ed Ausl, hanno decretato, ufficialmente proprio per carenza di personale, la chiusura (tecnicamente definita 'sospensione', ma tempo indeterminato), del punto nascita di Mirandola. N dicembre scorso.
In sostanza, la valorizzazione e l'assunzione di personale interno alle aziende sanitarie ed ospedaliere, alla base anche dalla riorganizzazione dell'emergenza urgenza, più che soluzione, ad oggi, e chissà ancora per quando, sembra essere confermarsi problema.
Gianni Galeotti


