Di conseguenza, l’Ausl ricorda alle famiglie di rivolgersi al pediatra, prima che al Pronto soccorso, in caso di sintomi lievi. “È chiaro che un genitore quando un bimbo inizia a respirare male, a tossire o ad avere un po’ di febbre si preoccupa ed è assolutamente comprensibile. Questo è tanto più vero quanto più è piccolo il bimbo. Tuttavia - afferma Ghizzi - ci sono dei segnali di allarme che rappresentano dei motivi veri e validi per venire in Pronto soccorso: l’età del bimbo appunto, la respirazione molto affaticata e molto veloce, il rifiuto o la diminuzione della capacità di alimentarsi”.
Tutti questi “sono segnali d’allarme, per tutti gli altri sintomi - continua la direttrice - è chiaro che noi prestiamo il nostro contributo ma suggeriamo ai genitori di rivolgersi in prima battuta ai pediatri di libera scelta, anche per non dover aspettare magari a lungo in Pronto soccorso, perchè quando abbiamo un codice arancione o rosso i tempi di stabilizzazione dei bambini critici possono essere anche molto lunghi e le persone che stanno aspettando non hanno effettivamente la piena consapevolezza dell’attesa ed è faticoso aspettare“.
Quindi, ribadisce Ghizzi, “consigliamo di certo una chiamata al pediatra di libera scelta se i sintomi sono di bassa intensità, un po’ di raffreddore o un po’ di tosse e se il bimbo appare vivace e reattivo e si alimenta volentieri come al solito”. Altrimenti, “se ci sono forti motivi di preoccupazione- conclude Ghizzi- è chiaro che noi siamo assolutamente disponibili per valutare i bambini e a trattenerli in caso di bisogno. Intanto per i ricoveri siamo tornati ad utilizzare dei posti letto inconsueti, cioè fuori dalle abituali stanze di degenza, sempre però lavorando in sicurezza quindi con il corretto monitoraggio e il corretto supporto respiratorio per i bambini che accogliamo in locali che di solito ospitano altre attività”.
“Tra ricoverati in regime istituzionale, osservazione breve e intensiva viaggiamo su una media di una quindicina di ricoveri nelle 24 ore.
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