Alessio, imprenditore modenese, è stupito e arrabbiato. Nei giorni scorsi, tramite PEC, ha ricevuto un verbale del Comune e della Polizia Locale con il quale gli si contesta la violazione dell'ART. 20 C. 5 del regolamento Atersir relativo al conferimento dei rifiuti all'esterno dei contenitori. Un verbale redatto d’ufficio dal Comando di Polizia Locale di Modena. I fatti contestati risalgono al maggio scorso. Gli agenti accertatori della regolarità nel conferimento dei rifiuti, oggi moltiplicati dopo l'introduzione del porta a porta, (e visti sempre più di frequente nelle aree di conferimento rifiuti), intervengono per la presenza di numerosi sacchi e altri rifiuti domestici sfusi nei pressi della batteria di cassonetti di via Fregni, a Modena. Fanno foto e frugano tra i rifiuti deposti al di fuori del cassinetto, ispezionando sacchi e materiali alla ricerca di una traccia per risalire ad un eventuale responsabile. Ne trovano una con il nome di una attività: un negozio di oggetti d'arte con sede nella stessa via. Il nome è stampato su una piccola scatola di cartone trovata tra la montagna di rifiuti, in sacchi e non, fuori dal cassonetto. Nome dell'attività che gli agenti accertatori inviano agli organi competenti per l'avvio delle procedure sanzionatorie.
Procedure avviate, come specificato, d'ufficio, senza nemmeno contattare, in via preliminare, secondo quanto dichiarato da Alessio, il diretto interessato. Lui. Il suo nome non c'è su quella scatola, ma a lui il Comune risale in quanto titolare dell'attività, che ha sede, appunto, a pochi metri dalla batteria di cassonetti. Da maggio e fino ai giorni scorsi Alessio non riceve nulla. Il 3 luglio apre la PEC e legge il verbale di contestazione nel quale viene ritenuto responsabile e chiamato a rispondere in solido dell'abbandono dei rifiuti, di tutti i rifiuti, fuori dal cassonetto. 'Cosa assurda.
Ma la storia raccontata da Alessio, che ha la sua bottega d'arte in un piccolo negozio di via Fregni, ma abita alla periferia di Modena, sembra unire al danno la beffa. Quando racconta delle richieste da lui avanzate e che sarebbero inevase da Hera per la raccolta di sfalci e potature nella sua abitazione. 'Non esistendoci più il cassonetto per la raccolta, avevo chiesto ad Hera un intervento per rimuovere la grande quantità di sfalci e potature del giardino. Mi era stato ripetutamente promesso un intervento che non è mai arrivato, nonostante i numerosi solleciti. Dopo tre mesi di attesa mi sono dovuto rivolgere ad una ditta privata perché i cumuli di sfalci avevano attirato oltre le zanzare anche i topi e la situazione non era più sostenibile.
Gianni Galeotti


