'Quando si ha un sormonto o un collasso arginale, come è successo in diverse occasioni negli ultimi anni nei territori di Modena e Reggio Emilia e nel 2023 in Romagna, è utile disporre di modelli numerici che descrivano in anticipo l’evoluzione nello spazio e nel tempo dell’inondazione. Questo al fine di supportare le operazioni di soccorso e la sicurezza delle persone, degli animali, e anche dei beni che sono minacciati dalle acque. La descrizione del terreno basata sui rilievi topografici a elevatissima risoluzione (rilievi lidar) e su metodi di analisi del terreno che permettano di usare il dettaglio topografico solamente dove è utile (algoritmo LANDMARK sviluppato dal Laboratorio di Idrologia Unimore) permette di incorporare nei modelli di previsione le macrostrutture topografiche, come alberi ed edifici, e di superare importanti approssimazioni comunemente fatte nei metodi esistenti. Con l’innovazione apportata da questo lavoro – specifica il Professor Stefano Orlandini – riusciremo per esempio a preannunciare quali case saranno allagate e quali rimarranno invece all’asciutto all’interno di una città inondata durante eventi come quello di Milano in questi giorni'.
Lo studio prende le mosse dalla alluvione di Nonantola, quando nella mattinata del 6 dicembre 2020 l'argine di destra del Fiume Panaro situato tra i comuni di Gaggio e Bagazzano fallì e le aree circostanti furono inondate.
Il lavoro di Orlandini intitolato “Flood plain inundation modeling with explicit description of land surface macrostructures” ed è disponibile in Open Access sul sito della rivista Advances in Water Resources.


