Udicon
Italpizza
La Pressa redazione@lapressa.it Notizie su Modena e Provincia
Logo LaPressa.it
Facebook Twitter Youtube Linkedin Instagram Telegram
Udicon
articoliSocieta'

'Forwardami il pitch che poi ti brieffo': gli anglicismi e neologismi più usati e odiati al lavoro

La Pressa
Logo LaPressa.it

Uno studio di Preply analizza l'utilizzo dei nuovi termini negli uffici italiani. Ogni lavoratore usa in media 9 anglicismi al giorno e solo il 3% riesce a farne a meno. Team rimane tra i più usati. Brieffare tra i meno apprezzati


'Forwardami il pitch che poi ti brieffo': gli anglicismi e neologismi più usati e odiati al lavoro
Paypal
Da anni Lapressa.it offre una informazione libera e indipendente ai suoi lettori senza nessun tipo di contributo pubblico. La pubblicità dei privati copre parte dei costi, ma non è sufficiente. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge, e ci segue, di darci, se crede, un contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di modenesi ed emiliano-romagnoli che ci leggono quotidianamente, è fondamentale.

I lavoratori italiani utilizzano mediamente 9 anglicismi al giorno nel corso della propria giornata in ufficio, tra mail, riunioni e telefonate. A rivelarlo è Preply, piattaforma globale di apprendimento delle lingue, che ha condotto uno studio dedicato al “Business Jargon”, il gergo aziendale, con l’obiettivo di scoprire in che modo gli italiani, sul luogo di lavoro, facciano uso di anglicismi e neologismi di derivazione anglofona.

Emerge che quasi la metà degli intervistati li utilizza nelle mail, nelle telefonate o parlando con i colleghi tra le 6 e le 10 volte al giorno; solo il 3% riesce a farne completamente a meno, e sono soprattutto persone che hanno più di 55 anni. Non tutti gli italiani, però, si sentono a loro agio nell’utilizzare anglicismi e neologismi di derivazione anglofona, con un quarto dei lavoratori che preferirebbe usare sinonimi o espressioni equivalenti in italiano per limitare il più possibile l’uso di parole inglesi.

Da “team” a “feedback”, passando per “brieffare” e “forwardare”, lo studio di Preply ha quindi scoperto non solo quali sono gli anglicismi e i neologismi di origine inglese che più facilmente si incontrano tra scrivanie e sale riunioni, ma anche quelli che gli italiani preferirebbero bandire dagli uffici, tanto li reputano fastidiosi.

Team, meeting e feedback: la Top 10 degli anglicismi più usati
L’anglicismo più diffuso negli uffici italiani secondo Preply è “team”, ovvero il gruppo di lavoro, utilizzato dal 39% degli intervistati per indicare il proprio gruppo di lavoro. Seguono “meeting” con il significato di riunione (37%) e “feedback” usato dal 35% dei lavoratori italiani per fare riferimento a un riscontro ricevuto (o fornito) su materiali, email o domande specifiche. Fuori dal podio, a completare la Top 10 si trovano: “call” (30%), “report” (27%), “webinar” (25%), “target” (23%), “slide” (22%), “leader” (21%) e “partners” (20%).

ASAP, briefing e call: gli anglicismi più fastidiosi secondo gli italiani
Il gergo aziendale non incontra però il gradimento di tutti: l’indagine di Preply svela infatti anche gli anglicismi che risultano più fastidiosi per gli italiani. A guidare la classifica c’è “ASAP”. L’espressione, acronimo di “As Soon As Possible”, da tradurre con “il prima possibile”, è particolarmente sgradita a chi lavora nei settori del commercio al dettaglio, della ristorazione e del tempo libero, oltre a quello delle vendite, dei media e del marketing. Tra gli anglicismi meno apprezzati negli uffici italiani seguono poi “briefing”, “call”  e – subito fuori dal podio – “meeting”: termini che fanno riferimento a diversi tipi di riunioni o brevi chiamate virtuali di aggiornamento. Emergono poi “skill”, che indica un’abilità o competenza, “webinar” (evento online) e “win win”, espressione che indica una situazione da cui tutte le parti escono soddisfatte.

Seguono – all’ottavo posto a pari merito – la tecnica creativa di gruppo del “brainstorming”, la “deadline” che indica la data di scadenza per la consegna di progetti o lavori, “agreement” (accordo), “workshop” da tradursi con seminario o gruppo di lavoro, “storytelling”, ovvero l’arte della narrativa, e “target”, per indicare il pubblico di riferimento di un prodotto o di una campagna pubblicitaria.

A chiudere la top 10 il termine “team building”, cioè  l’insieme di attività formative il cui scopo è la formazione di un gruppo di lavoro affiatato, e “mood”, termine usato per designare uno stato d’animo ma anche un’atmosfera.

I neologismi più antipatici
Negli ambienti di lavoro si utilizzano spesso anche i neologismi di origine anglofona. Si tratta di parole che derivano dall’inglese, ma a cui sono stati affiancati prefissi o suffissi italiani, entrando a far parte del linguaggio parlato e scritto. Stando allo studio di Preply, nei confronti di questi termini gli italiani si mostrano piuttosto insofferenti. Uno su tre non apprezza il verbo “brieffare”, derivato dall’inglese “brief” (istruzioni/ragguaglio). Non sono amate neanche le parole “sharare” (29%) e “downloadare” (28%), traducibili con “condividere” e “scaricare”. L’aggettivo “skillato”, da riferire a una persona con conoscenze e capacità adatte per svolgere un determinato compito, non piace al 26% dei lavoratori italiani, così come il verbo “forwardare” (25%), che sta per “inoltrare”.

Nella classifica spunta anche “pitchare”, fastidioso per il 24% degli italiani, che indica il tenere un discorso breve con l’obiettivo di catturare l'attenzione di chi ascolta. I verbi “pingare” — usato per sollecitare una risposta da qualcuno — e “googlare” - cioè effettuare una ricerca online tramite Google — raccolgono le antipatie del 23% degli italiani. Seguono con il 22% “uploadare” (caricare un file) e “freezare”, dall’inglese “to freeze” che significa “congelare”, “bloccare”: in ambito informatico si usa per indicare il blocco di uno schermo, di un programma, di un dispositivo o di un’applicazione.

Dove, come e perchè si usano gli anglicismi negli uffici italiani
Un terzo degli italiani pensa che le parole inglesi siano fondamentali per esprimersi al meglio nel contesto lavorativo di riferimento. Se ne fa uso, nel 35% dei casi nelle email, mentre il 33% degli italiani intervistati da Preply li include anche in riunioni e conversazioni sia formali che informali. A farne ampio uso sono soprattutto coloro che lavorano nel settore delle risorse umane (in media 12 al giorno), in quello informatico (11), ma anche in quello delle telecomunicazioni (10).

Redazione Pressa
Redazione Pressa

La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, ..   Continua >>


 
 
 
 

Italpizza

Whatsapp
Societa' - Articoli Recenti
Modena, viola ripetutamente le norme:..
Entro il prossimo 22 febbraio la proprietà di un locale in piazza Roma dovrà ripristinare ..
17 Febbraio 2024 - 13:16
La 'macchina delle multe' Safer ..
Quindicimila euro al mese pagati alla società israeliana specializzata nella produzione del..
17 Febbraio 2024 - 09:51
Horacio Pagani museo, a San Cesario ..
In mostra documenti unici insieme ai disegni originali fatti dal fondatore quando immaginava..
16 Febbraio 2024 - 16:09
In 5 anni la sanità pubblica ha ..
Antonio De Palma (Sindacato Nursing up) su dati Anac: 'Il ricorso a professionisti esterni ..
16 Febbraio 2024 - 12:50
Societa' - Articoli più letti
Reazioni avverse e morti: confronto ..
I morti sono stati sinora 223, 27 eventi gravi ogni 100.000 dosi. Nel periodo considerato ..
31 Maggio 2021 - 13:40
Tragedia a Bastiglia, muore a 16 ..
Il padre: 'Non credo il vaccino abbia influito. In ogni caso non mi importa il motivo, farei..
09 Settembre 2021 - 20:11
Il sindacato dei carabinieri: 'Green ..
'Al carabiniere non vaccinato è vietato mangiare in mensa con i vaccinati, però può ..
03 Ottobre 2021 - 23:39
'Trombosi cerebrale dopo la seconda ..
La storia di una ragazza 24enne residente nel milanese. Si chiama Valentina Affinito e vive ..
11 Febbraio 2022 - 14:24