La protesta ha avuto inizio alle 8:15 del mattino. Successivamente, a due a due, i manifestanti si sono legati con delle catene. Una corsia è stata momentaneamente liberata per far passare una vettura con le sirene accese che effettuava trasporto organi.
Alcuni automobilisti sono scesi dalle loro vetture e hanno provato a togliere di mano gli striscioni e spostare i manifestanti. Alcuni dei manifestanti hanno mostrato il foglio che portavano al collo recante l’elenco delle vittime dell’alluvione. Inoltre un giovane estraneo alla campagna di Ultima Generazione ha deciso di aggiungersi alla protesta di sua spontanea volontà, sedendosi sulla strada
Le forze dell’ordine sono giunte sul luogo intorno alle 8,40 e hanno iniziato a sgomberare la carreggiata intorno alle 8:42, consentendo la normale ripresa della circolazione dieci minuti dopo. Le forze dell’ordine, dopo aver rotto le catene con delle tenaglie, hanno infine caricato le persone, che hanno fatto resistenza passiva, sulle volanti e le hanno portate in questura per gli accertamenti necessari.
I ristori per l'alluvione dell'Emilia-Romagna
A fine agosto, dopo 3 mesi dall’alluvione in Emilia Romagna, solo 60 milioni dei €4,5 miliardi stanziati con il primo decreto sono stati spesi, in pratica un misero 5%. Nel frattempo, in Emilia-Romagna, come in tutta Italia, prosegue imperterrita la cementificazione, responsabile di rendere impermeabili i terreni e quindi di aumentare il rischio di dissesto idro-geologico. L’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) rivela che, tra il 2020 e il 2021, l’Emilia-Romagna è stata la terza regione per consumo di suolo: +658 ettari in un anno Al posto di investire per fare la transizione energetica e mettere al riparo il nostro Paese dai danni della crisi climatica, preferiamo seguire un modello ambientale suicida basato sulla cementificazione, che renderà ancora peggiori gli effetti della prossima alluvione.
Con la campagna “Fondo riparazione” Ultima Generazione chiede un fondo preventivo, permanente e partecipato di 20 miliardi di euro, che vada a riparare i danni, sempre maggiori, causati da disastri naturali, come alluvioni, frane, grandine, trombe d'aria e incendi.


