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Green Pass, da studentessa dico con amarezza che la Storia non insegna

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La storia, fino a questo momento, non ha insegnato ma oggi ci sta chiamando a gran voce. Si sta rivolgendo a ciascuno di noi


Green Pass, da studentessa dico con amarezza che la Storia non insegna

La storia non insegna. Questa è la triste conclusione alla quale sono giunta in seguito agli eventi che, in questi ultimi mesi, hanno completamente scosso la vita di ciascuno di noi. La storia non insegna. Nonostante, per anni, la mia ingenua percezione di giovane studentessa mi abbia fatto credere il contrario.
La storia non insegna perché, se così fosse, non ci saremmo ritrovati a dover possedere per forza una tessera per partecipare alla vita sociale ed esercitare i nostri diritti.
La storia non insegna perché, altrimenti, oggi non assisteremmo ogni giorno all’angosciante tentativo da parte delle istituzioni di delegittimare una minoranza della popolazione con lo scopo di privarla dei diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti a ciascuno di noi, proprio come sostenevano i costituzionalisti del secondo dopo guerra.
La storia non insegna specialmente perché, se lo facesse, oggi non utilizzeremmo la “scienza” per compiere tale opera di screditamento e di oppressione.
La storia non insegna perché, allora, saremmo consapevoli dell’importanza di coltivare il dubbio e prendere le distanze da tutto ciò che appare dogmatico e poco incline al dialogo e al confronto.
La storia non insegna perché oggi non dovremmo fare i conti con una stampa completamente allineata a ciò dicono le istituzioni, quasi come se fosse a loro servizio, e che scredita, esclude e ridicolizza coloro che, nel complicato mondo dei media, esprimono una posizione non conforme al pericoloso diffondersi del pensiero unico e incontestabile.
La storia non insegna perché le classi dirigenti e i professionisti dell’informazione non spingerebbero la popolazione verso questo pericoloso processo di polarizzazione delle opinioni e delle idee, con il rischio di dare luogo a pericolosi estremismi e conflitti sociali.
La storia non insegna perché ciascuno di noi dovrebbe opporsi a tale contrapposizione tenendo a mente il celebre proverbio latino “divide et impera”.
La storia non insegna perché, altrimenti, non dovrei confrontarmi ogni giorno con decine di coetanei incapaci di distinguere questa forma di libertà materiale e fittizia che niente ha che a fare con il vero concetto di libertà, quello per cui i nostri nonni hanno combattuto.
La storia non insegna. E’ doloroso ammetterlo, specialmente se si è giovani e se si ha ancora fiducia nell’umanità e nelle sue buone intenzioni. A che è servito passare pomeriggi interi a studiare l’origine dei conflitti mondiali, le loro cause e le loro disastrose conseguenze? A che è servito studiare il formarsi dei totalitarismi e le perverse ideologie che stanno dietro di essi?
A nulla è servito tutto ciò, perché come dicevo, la storia non insegna.
Tuttavia, non penso che la storia sia inutile. Non credo sia giusto disprezzarla o metterla da parte, solamente perché oggi ci troviamo nuovamente impreparati davanti ai drammi della nostra modernità e rischiamo di commettere gli stessi errori che abbiamo compiuto in passato.

Forse la storia non insegna, perché nessuno ha mai voluto veramente insegnarcela.
La storia non insegna perché, quando i professori ci chiedevano di ricordare le tremende ingiustizie e discriminazioni commesse dai nostri avi, ci invitavano a restare in silenzio per qualche minuto, per poi riprendere tranquillamente con la spiegazione una volta suonata la campanella. Mi sento di dissentire, davanti ai soprusi non si sta in silenzio. Davanti ai soprusi si fa rumore, ci si oppone, ci s’interroga, si partecipa attivamente.
La storia non insegna perché sosteniamo che nulla ha a che fare con la nostra attualità, quel mondo che ai nostri occhi appare così perfetto dopo essere stato alimentato per anni dal mito della modernità e del progresso.
La storia non insegna perché secondo noi riguarda il passato. Riguarda persone che sono vissute molto tempo fa e che avevano una mentalità completamente diversa dalla nostra.
La storia non insegna perché ci è stato detto che queste persone erano malvagie e prive di senno e non semplici uomini che fino a quel momento avevano condotto una vita onesta e che, semplicemente, non hanno fatto altro che mettere da parte il loro pensiero critico e la propria coscienza, proprio come noi stiamo facendo oggi.
La storia non insegna perché, a scuola, abbiamo imparato a condannare le guerre, le discriminazioni, le tragedie che hanno segnato l’umanità, colpevolizzandone giustamente i fautori, senza però dar vita ad un’analisi profonda del contesto nelle quali esse si sono verificate e delle teorie attraverso le quali hanno trovato giustificazione e sostegno.
La storia non insegna perché giustamente a noi giovani è stato sempre detto che cosa NON dobbiamo fare e che cosa NON dobbiamo essere. Non dobbiamo discriminare, non dobbiamo aggredire chi la pensa differentemente da noi, non dobbiamo escludere chi è diverso, così come non dobbiamo essere violenti, arroganti e crudeli nei confronti dei nostri simili, chiunque essi siano.
Raramente ci è stato detto che cosa possiamo fare, che cosa possiamo essere, che tipo di contributo possiamo dare per evitare di doverci confrontare ancora una volta con soprusi e segregazioni.
La storia non insegna perché troppo poche sono le testimonianze di disobbedienza civile che ci sono state offerte.
La storia non insegna perché siamo stati abituati ad assumere un atteggiamento passivo davanti ad essa, quasi d’impotenza.
La storia non insegna perché crediamo che nulla di essa abbia a che fare con noi. Noi che siamo solo dei ragazzi che fino a poco tempo fa non dovevano fare altro che compiere il loro dovere, studiare e concedersi qualche svago ogni tanto, con la convinzione di non avere qualcosa di veramente importante e significativo da compiere.
La storia, fino a questo momento, non ha insegnato ma oggi ci sta chiamando a gran voce. Si sta rivolgendo a ciascuno di noi, chiedendoci di partecipare al suo lungo ed inarrestabile corso.
Ci sta offrendo la possibilità di agire attivamente e di dare luogo ad un cambiamento, di essere noi stessi un cambiamento. Se noi tutti troveremo la forza e il coraggio di metterci in gioco, forse un giorno, potremmo finalmente dire “la storia insegna”.

Camilla Dolcini - Modena


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