Il superinceneritore di Modena, dimensionato per bruciare ogni anno una quantità di rifiuti, sia urbani sia speciali, intorno alle 220.000 tonnellate, provenienti sia dal bacino modenese sia da quello extra provincia ed extra regione, continua a non premiare, se non a punire, in termini di impatto ambientale e di emissioni, gli sforzi dei cittadini di Modena e provincia sulla raccolta porta a porta. Del resto questo non è una novità e succede in tutte le province sede di grandi inceneritori. Come quella di Forlì-Cesena. Dove gli sforzi ed i risultati straordinari di un porta a porta davvero integrale e a tariffa puntuale, con risultati consolidati straordinari su scala provinciale che avrebbero ridotto al minimo il conferimento all'inceneritore dei pochi rifiuiti indifferenziati prodotti, sono stati annullati dal conferimento in inceneritore di rifiuti da altre province. Portando al paradosso, simile a quello verso il quale Modena si sta avviando, di una città dove più si aumenta la raccolta differenziata propri e più si bruciano rifiuti indifferenziati presi da altri. A Forlì, dove la raccolta differenziata dopo l'ingresso nel 2017 di Alea al posto Hera è aumentata a livelli tra i più virtuosi d'Italia, pesa il carico di un inceneritore di Hera, che brucia più dell'80% di rifiuti provenienti da altre province rispetto a quella di Forlì.
In particolare, Ravenna. Aumentando emissioni, inquinamento ed impatto ambientale. Prodotto,appunto, dall'incenerimento di rifiuti importati. Con un impatto talmente reale ed oggettivo tale da essere riconosciuto a Modena dalla stessa Hera in termini di indennizzi per disagio ambientale, in quanto comune sede del potente inceneritore. Per Modena ciò significa circa 1,5 milioni di euro all'anno che, paradossalmente (ce ne siamo occupati e torneremo ad occuparcene), finiscono per essere pagati dagli stessi cittadini come costo spalmato nella Tari.Ed è così che se da un lato la politica di governo della città chiede ai cittadini modenesi sforzi per migliorare la raccolta differenziata e per rendere virtuosa la città, dall'altro continua a consentire di fare trattare Modena, nel quadro regionale e nel bacino Hera d'area vasta della gestione dei rifiuti, di fatto come una grande 'pattumiera' sovratata da una grande ciminiera. Nella quale fare arrivare ogni mese, da ogni dove, e fare bruciare migliaia di tonnellate di rifiuti. Che emettono inquinanti e producono tonnellate di quantità di ceneri a smaltire a loro volta.
L'inceneritore, del resto, è fatto per fare questo: bruciare rifiuti non differenziati. Senza scendere mai al di sotto di un certa temperatura.
Intanto il dato principale: nei primi 8 mesi 2023 le tonnellate di rifiuti conferiti all'inceneritore, con le conseguenze in termini di emissioni e scorie (anche collegate all'effetto indiretto ed indotto dalle migliaia di camion necessari per trasportarli), sono stati 149.303. Erano 128.143 nel 2022, quindi oltre le 21mila tonnellate in più quest'anno.
Aumenti in tutte le tipologie di rifiuto che confermano Modena come centro di conferimento e di incenerimento di area vasta.
Gi.Ga,


