Il responsabile FIVA Italia, Luigi Vignola, l’ha infatti scelta come una delle tre vetture da portare in esposizione dall’Italia.
Gli esemplari di Aquila Italiana rimasti oggi nel mondo sono pochissimi e in Italia ne abbiamo soltanto due.
La vettura, dalle linee sinuose, morbide e appaganti, ammirabile presso il Museo dell’Auto, è del 1910 ed è stata progettata dall’Ingegner Cappa, progettista ardito ed innovatore e alla sua uscita aveva un prezzo di 8.000 lire.
Cappa fu uno dei fondatori della ditta “Aquila” di Torino (l’altro socio era il marchese Pallavicino), fondata nel 1905 e che aveva come scopo quello di costruire appunto automobili e che divenne pochi anni dopo “Aquila Italiana” e poi “Aquila Italiana di L. Marsaglia”, quando nel 1909 fu acquistata dalla Banca Marsaglia di Torino.
I tre modelli fondamentali di produzione della Azienda furono il K, l’H4 e l’H6.
Sotto il profilo tecnico le Aquila furono decisamente all’avanguardia e alcune innovazioni che in esse apparvero per la prima volta, sono ancora oggi considerate una tappa importante nella evoluzione della costruzione automobilistica: il blocco motore integrale, costituito cioè da motore, frizione e cambio, i pistoni in alluminio, le bielle tubolari, lo sterzo con piantone fisso e gioco regolabile, i supporti dell’albero a gomito coi cuscinetti a sfera.
Le vetture erano brillanti e ben definite nei particolari, richieste da una clientela esigente e raffinata che desiderava delle “Gran Turismo”, anche se il futuro dell’auto, come poi comprese per primo Henry Ford, era nella produzione e diffusione di un prodotto di massa.
La Azienda durante il periodo bellico iniziato nel 1915 convertì la produzione alle esigenze belliche e nel 1916 fu assorbita dalla SPA di Matteo Ceirano, che poi vendette a Fiat.
La produzione totale della Azienda si aggirò sui 1500 esemplari, alcuni dei quali parteciparono con successo a competizioni sportive come la Targa Florio, la Parma-Poggio di Berceto, il Giro di Francia del 1914, nel quale tra 40 vetture partenti, solo 13 giunsero al traguardo a causa di pioggia e neve e due vetture erano della casa costruttrice Aquila Italiana.
IL MUSEO DELL’AUTOMOBILE
Il Museo dell’Automobile di San Martino in Rio è la più antica istituzione
La collezione, nata nel 1965 nel piccolo comune di San Martino in Rio per volontà dell’imprenditore bolognese Domenico Gentili, custodì più di 100 automobili tra i modelli più celebri dagli inizi del XX° secolo agli anni ’60.
Tra queste va annoverata la favolosa Auto Avio Costruzioni 815 ovvero la prima auto costruita da Enzo Ferrari quando era appena uscito dall’Alfa Romeo e prima di fondare la sua ben nota casa automobilistica omonima.
Le auto della collezione Gentili furono oggetto di film significativi della storia del cinema, permettendo a tutti gli amici e collaboratori di prendervi parte come autisti e collaborare con registi quali Bertolucci e Pasolini o con la RAI. Ben presto l’eco e la fama del Museo raggiunsero l’oltralpe divenendo meta di appassionati, cultori e commercianti. Dopo la morte di Gentili, fu il gruppo di appassionati e amici attorno alla collezione a salvarne alcuni pezzi, sperando di ricostituire in forme nuove la collezione.
Nuovi amici e appassionati si aggiunsero con le loro auto e così nacque il Museo dell’Automobile, unico caso italiano in cui proprietario non è un singolo collezionista ma più collezionisti tra loro soci.
LA SCUDERIA SAN MARTINO
La Scuderia San Martino è il club sportivo, per così


