A Treviso tra i suoi allievi vi fu l'imprenditore Alessandro Benetton che nella propria autobiografia (La Traiettoria edito lo scorso anno da Mondadori) ha ricordato più volte l'insegnante e sacerdote.
Ecco un estratto del libro del noto imprenditore.
'Quando lo scampanellio metallico si spegne, un brusio serpeggia in classe: sulla porta c'è un insegnante che nessuno ha mai visto. Forse è un supplente, penso. Ha la coppola in testa, i pantaloni col risvolto dei ciclisti che non vogliono sporcarli col grasso della catena, ma è di certo un prete visto che indossa quel colletto bianco e rigido sotto la camicia. «Sono don Tarcisio» dice sberrettandosi, poi si presenta come il professore di filosofia: perché, da quest'anno, studieremo anche la filosofia. Non appena si accomoda in cattedra, anziché attaccare con l'appello e con la spiegazione di cos'è la filosofia, don Tarcisio ci investe con una mitragliata di domande. Vuole sapere di noi, chi siamo, da dove veniamo, cosa ci piace, perché ci piace.
«Grazie, ora tocca a me» dice alla fine e, come per ricambiare cortesemente lo slancio più o meno generoso con cui ci siamo raccontati, ci parla un po' di sé. Abita a Oderzo, a una trentina di chilometri da Treviso, e tutte le mattine viene a scuola in bicicletta. A me basta quest'informazione per dare a don Tarcisio una collocazione tutta sua nell'universo degli insegnanti. E ogni particolare aggiunto da don Tarcisio riesce a picconare, sgretolare, sbriciolare il muro che normalmente mi separa dagli insegnanti. «Amo la montagna» dice, e io mi predispongo all'ascolto spontaneamente. Anzi: mi sento chiamato in causa perché ho il presentimento di una piccola rivoluzione copernicana. Forse, con don Tarcisio, tutto quello che sono fuori riuscirà a trovare cittadinanza anche a scuola. «Io scio». «Bene» sorride lui. «Anch'io. Ma quello che amo di più della montagna sono le cascate di ghiaccio. Mi piace scalarle». Non ho mai conosciuto un prete così, professore di filosofia e scalatore, e quello che più mi disorienta è la sua modestia. La modestia con cui ci confida capacità fuori dal comune, o con cui sviscera i dettagli avendone cura.
Ma don Tarcisio si sentiva modenese, scelse il Sacro Cuore e confermò la scelta anche quando gli fu proposto di trasferirsi in altri istituti. Quando tornava in famiglia per visitare i fratelli, parlava sempre dei suoi ragazzi, con cui sentiva di aver formato una famiglia. Terminati gli anni dell'insegnamento svolse il proprio servizio nella parrocchia di Sant'Antonio in Cittadella. Sarà sepolto a Modena nella cappelletta dei Padri Giuseppini, che si trova a ridosso del porticato di cemento nella zona moderna del Cimitero. A seguito di una caduta la scorsa primavera aveva affrontato mesi difficili e quando nei giorni scorsi era stato ricoverato in Geriatria all'ospedale di Baggiovara, capendo che non ne sarebbe più uscito, aveva confidato agli ex alunni che lo andavano a visitare di aver iniziato a preparare la propria Pasqua.
Il funerale verrà celebrato mercoledì mattina, 8 novembre, alle 11 nella chiesa parrocchiale di Sant'Antonio di Padova in Cittadella.



