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Modena, addio a don Tarcisio Pornaro: insegnante di filosofia e di vita

Modena, addio a don Tarcisio Pornaro: insegnante di filosofia e di vita

A Treviso tra i suoi allievi vi fu l'imprenditore Alessandro Benetton che nella propria autobiografia lo ha ricordato più volte


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Lutto nel mondo della scuola e della comunità cristiana modenese. Si è spento a 91 anni padre Tarcisio Pornaro. Professore di Storia e Filosofia all'istituto Sacro Cuore di Modena, i suoi studenti lo ricordano con affetto e con la consapevolezza di avere perso un punto di riferimento, non solo per il proprio percorso formativo, ma anche per la propria crescita umana e spirituale. 
A Treviso tra i suoi allievi vi fu l'imprenditore Alessandro Benetton che nella propria autobiografia (La Traiettoria edito lo scorso anno da Mondadori) ha ricordato più volte l'insegnante e sacerdote.

Ecco un estratto del libro del noto imprenditore.
'Quando lo scampanellio metallico si spegne, un brusio serpeggia in classe: sulla porta c'è un insegnante che nessuno ha mai visto. Forse è un supplente, penso. Ha la coppola in testa, i pantaloni col risvolto dei ciclisti che non vogliono sporcarli col grasso della catena, ma è di certo un prete visto che indossa quel colletto bianco e rigido sotto la camicia. «Sono don Tarcisio» dice sberrettandosi, poi si presenta come il professore di filosofia: perché, da quest'anno, studieremo anche la filosofia. Non appena si accomoda in cattedra, anziché attaccare con l'appello e con la spiegazione di cos'è la filosofia, don Tarcisio ci investe con una mitragliata di domande.
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«Grazie, ora tocca a me» dice alla fine e, come per ricambiare cortesemente lo slancio più o meno generoso con cui ci siamo raccontati, ci parla un po' di sé. Abita a Oderzo, a una trentina di chilometri da Treviso, e tutte le mattine viene a scuola in bicicletta. A me basta quest'informazione per dare a don Tarcisio una collocazione tutta sua nell'universo degli insegnanti. E ogni particolare aggiunto da don Tarcisio riesce a picconare, sgretolare, sbriciolare il muro che normalmente mi separa dagli insegnanti. «Amo la montagna» dice, e io mi predispongo all'ascolto spontaneamente. Anzi: mi sento chiamato in causa perché ho il presentimento di una piccola rivoluzione copernicana. Forse, con don Tarcisio, tutto quello che sono fuori riuscirà a trovare cittadinanza anche a scuola. «Io scio». «Bene» sorride lui. «Anch'io. Ma quello che amo di più della montagna sono le cascate di ghiaccio. Mi piace scalarle». Non ho mai conosciuto un prete così, professore di filosofia e scalatore, e quello che più mi disorienta è la sua modestia. La modestia con cui ci confida capacità fuori dal comune, o con cui sviscera i dettagli avendone cura.
E sono proprio i dettagli dei suoi racconti montani i dettagli fisici delle piccozze che fanno crepitare il ghiaccio, le sue sfumature, i ramponi e i piedi in fallo a tramutare la montagna in un'esperienza esistenziale. «Ogni tanto la parete te lo mostra subito, l'appiglio giusto. Ogni tanto, invece, tocca prendere un respiro e osservare senza fretta. Perché la fretta ti fa immaginare le linee sbagliate. E in montagna, uno sbaglio costa caro». Sono ammaliato
'.

Ma don Tarcisio si sentiva modenese, scelse il Sacro Cuore e confermò la scelta anche quando gli fu proposto di trasferirsi in altri istituti. Quando tornava in famiglia per visitare i fratelli, parlava sempre dei suoi ragazzi, con cui sentiva di aver formato una famiglia. Terminati gli anni dell'insegnamento svolse il proprio servizio nella parrocchia di Sant'Antonio in Cittadella. Sarà sepolto a Modena nella cappelletta dei Padri Giuseppini, che si trova a ridosso del porticato di cemento nella zona moderna del Cimitero. A seguito di una caduta la scorsa primavera aveva affrontato mesi difficili e quando nei giorni scorsi era stato ricoverato in Geriatria all'ospedale di Baggiovara, capendo che non ne sarebbe più uscito, aveva confidato agli ex alunni che lo andavano a visitare di aver iniziato a preparare la propria Pasqua.
Affrontando la sofferenza dell'ultimo passaggio, senza permettere alla luminosità dei suoi occhi di venire meno. E questa, insieme a alla limpida e straordinaria intelligenza, è stata l'ultima grande lezione per i suoi ragazzi. 

Il funerale verrà celebrato mercoledì mattina, 8 novembre, alle 11 nella chiesa parrocchiale di Sant'Antonio di Padova in Cittadella.
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