Il mercato tradizionale, punto di incontro per generazioni di modenesi, dove l'unica lingua che si sentiva risuonare era il dialetto, dove si parlava di politica locale e dell'ultima partita dei Canarini, dove lo sberleffo tra anziani ricordava quello tipico della briscola al bar sport e dove era possibile trovare finanche la ferramenta ambulante, non esiste più.

Oggi ai piedi della Ghirlandina forse nessun altro luogo come il mercato Novi Sad rappresenta meglio il volto attuale di Modena, dei suoi nuovi cittadini e della sua base sociale. Parla prevalentemente straniero il mercato: la stragrande maggioranza di chi passeggia tra i banchi è immigrato: un crogiulo di culture che si incontrano. Da quella nordafricana a quella cinese, passando per i tanti indiani e pakistani. Pochi parlano tra loro italiano, gli ambulanti si sforzano di farlo davanti ai clienti che riconoscono non essere del loro paese di provenienza. Del resto, a fronte di tanti che continuano l'attività di famiglia, molti degli storici titolari hanno ceduto la loro attività e così oggi anche una buona fetta degli esercenti proviene da paesi stranieri.
Una trasformazione avvenuta in poco tempo e sotto gli occhi di tutti. Un cambiamento che porta con sè rischi, rinunce ad abitudini e mentalità consolidate, ma allo stesso tempo potenziali opportunità, anche se, oggettivamente, ancora non del tutto colte. Una su tutte riguarda la tipologia della merce in vendita: la multiculturalità visiva e sociale infatti non si riflette nei prodotti e spesso il risultato è quello di un appiattimento dell'offerta. E la qualità complessiva del mercato incide ovviamente anche sul pubblico al quale si rivolge: un circolo virtuoso a Modena non ancora del tutto realizzato.
g.leo.



