Un testo, nelle intenzioni dei due autori, 'a disposizione degli amministratori, delle forze politiche, delle associazioni, degli stakeholder, dei media, e di tutti i cittadini affinché possa contribuire al dibattito sul futuro della mobilità nella nostra città'.
'In questo documento vogliamo lanciare alcune idee per contribuire al dibattito sulla mobilità a Modena, ancora avvolta in una visione troppo novecentesca e incentrata sull’auto per conseguire quegli obiettivi di sostenibilità economica, sociale ed ambientale così necessari per lo sviluppo e la qualità della città - scrivono Burzacchini e Borsari -. Le sfide che abbiamo davanti sono enormi: cambiamento climatico, salute, rigenerazione e sviluppo dell’economia locale. La mobilità è il tessuto connettivo del territorio e di tutte queste sfide, eppure rimane il settore più impermeabile a significative riduzioni di emissioni. Gli impatti della mobilità automobilistica su salute (inquinamento, scarsa attività fisica, stress) e sicurezza (incidentalità e rischio per gli utenti più vulnerabili) rimangono spesso senza risposta. Riteniamo che la mobilità sia prima di tutto una questione di spazio: troppo spazio viene dato a veicoli troppo grandi e veloci, sia in movimento (carreggiata) che in sosta (parcheggi). Riteniamo necessaria una svolta nell’allocazione degli spazi pubblici tra diversi modi di trasporto e attività urbane, invertendo “l’arroganza dello spazio” e rendendo le strade più democratiche - sicure, belle, inclusive, silenziose, pulite edeconomiche; strade per le persone'.
'Il primo e fondamentale modo di trasporto sono i piedi. Crediamo sia importante uscire dalla logica della “pedonalizzazione” del “salotto della città”, per fare un’opera di messa in regola e sicurezza dei marciapiedi in tutta l’area urbana così da permettere a tutti (inclusi disabili e famiglie con passeggini) di potersi muovere in maniera indipendente. Riteniamo necessaria un’opera dettagliata di risoluzione dei punti critici, anche con un “difensore dei diritti dei pedoni” a cui i cittadini possano rivolgersi direttamente. Siamo convinti che sia necessario un salto di qualità dell'infrastruttura ciclabile, spostando la mobilità ciclistica dai marciapiedi alla carreggiata, prevedendo priorità ciclabile nelle stradelocali e percorsi sicuri e protetti dove il numero di veicoli aumenta, eliminando completamente i “ciclopedonali”.
'Il trasporto pubblico è complementare a pedonalità e ciclabilità sulle medie distanze. Crediamo sia utile passare immediatamente alla fase realizzative dello studio di aMo pubblicato a luglio, programmando nei prossimi anni il riassetto del TPL urbano. Riteniamo importante un lavoro amministrativo a tutti i livelli per ottenere un aumento dei finanziamenti per il TPL modenese e continuare a migliorare l’integrazione e semplicità delle tariffe, per risolvere il non invidiabile primato di essere la più grande città italiana senza servizio serale e notturno. Sono inoltre opportuni interventi straordinari di miglioramento e messa in sicurezza delle fermate, con spazi sicuri, confortevoli, accessibili, informazioni all’utenza e interscambio multimodale per l’ultimo miglio. Per quanto riguarda la circolazione veicolare, appare chiaro che questa ha raggiunto e superato il massimo possibile nella nostra città, e dunque la pianificazione urbanistica e della mobilità dovrebbero lavorare insieme per ridurre l’uso dell’automobile, sia sui nuovi interventi che in generale nell’area urbana.
Qui il documento integrale.
Nella foto i cosiddetti filtri modali (o chiusure selettive): interruzioni del traffico automobilistico che consentono invece il passaggio di pedoni e biciclette. Tale misura (di fatto sono “paletti”) disincentiva l’uso dell’auto per attraversare i quartieri

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