La nuova acquisizione è stata presentata nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i rappresentanti dei donatori: Giorgio Amadessi di Rock No War, Claudio Lucchese, di Florim, Emilia Sghedoni, di Kerakoll Group, Alice Belelli e Giovanni Cariani di Modula SpA.
'Desidero ringraziare Rock No War, Florim, Kerakoll Group e Modula per la sensibilità mostrata ancora una volta nei nostri confronti – spiega Claudio Vagnini, Direttore AOU Modena – Come già avvenuto per la Sala Ibrida e per la recente pandemia, la vicinanza del mondo imprenditoriale della nostra Provincia è decisivo per aiutare il Sistema Sanitario Pubblico a dotarsi di attrezzature sempre più evolute al servizio dei cittadini. Il nostro compito è far fruttare al meglio questa generosità'.
Per il sindaco di Modena e presidente del Ctss Gian Carlo Muzzarelli: 'La generosità di queste imprese del territorio, in collaborazione con Rock No War, rappresenta un esempio, l’ennesimo, di come la comunità contribuisce a sostenere e qualificare la sanità pubblica, a tutela della salute di tutti i cittadini. E rendendo la nostra comunità più forte e coesa'.
Rispetto a un elettro-bisturi tradizionale, la nuova workstation integrata VIO 3 ottenuta grazie alla donazione è una tecnologia d’avanguardia che ha la possibilità di implementare trattamenti multimodali. È composta da una Power unit erogatrice di nuove modalità di taglio e coagulo necessarie alle resezione mucosale, alla dissezione sottomucosa e all’escissione di tessuto a tutto spessore e da un idrodissettore ErbeJet, che consente la rapida e sicura creazione di cuscinetto sottomucoso necessario all’esecuzione di interventi del terzo spazio, come la resezione e la dissezione di polipi e neoplasie superficiali oltre al trattamento di patologie organiche quali l’acalasia esofagea, il diverticolo di Zenker, la gastroparesi refrattaria. Questi componenti intervengono in numerosi interventi terapeutici e diagnostici che ogni giorno il medico endoscopista si trova ad eseguire (tra cui asportazione di polipi, tumori superficiali, esofago di Barrett displastico (lesione precancerosa), displasia gastrica, tumori sottoepiteliali.
'La diagnosi precoce e il trattamento delle lesioni pre-neoplastiche – spiega la dottoressa Rita Conigliaro, direttore della Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’ospedale di Baggiovara - rappresentano le sfide principali che una moderna gastroenterologia deve affrontare. Tra le lesioni più diffuse e con potenziale di trasformazione maligna ricordiamo i polipi del colon, l’esofago di Barrett e la displasia gastrica; in particolari condizioni queste lesioni sono difficili da individuare e se fino a pochi anni fa richiedevano interventi chirurgici complessi, oggigiorno possono giovarsi di trattamenti endoscopici conservativi e mininvasivi. Le più moderne procedure di resezione endoscopica che si eseguono presso i centri di terzo livello, richiedono formazione e aggiornamento continuo del personale medico-infermieristico e al tempo stesso necessitano di macchine ed attrezzature all’avanguardia. Tra queste, un ruolo di primaria importanza è rivestito dalla work station composta da power unit ad elettrobisturi integrato, idrodissettore ed erogatore di gas Argon Plasma.
'I vantaggi dell'applicazione della tecnologia water-jet in chirurgia generale – aggiunge la dottoressa Micaela Piccoli, direttore della Chirurgia Generale, d’Urgenza e Nuove Tecnologie dell’Ospedale di Baggiovara – sono più evidenti negli interventi chirurgici mini-invasivi avanzati (resezioni del colon-retto, colecistectomie difficili eseguite in urgenza per colecistiti, resezioni epatiche). L'idrodissezione permette un effetto preciso <<a freddo>> senza danno termico con una preparazione del tessuto selettiva, in continua aspirazione mantenendo il campo sempre ben visibile in assenza di fumi (preservazione dei vasi sanguigni e dei nervi, riduzione dei sanguinamenti, margini precisi e lineari lungo la linea di dissezione senza necrosi). Tutto ciò con notevoli vantaggi per il paziente non solo per i tempi ridotti d’intervento ma anche per la riduzione ulteriore di possibili complicanze intra e postoperatorie'.
'Durante la chirurgia dei tumori cerebrali – ricorda il dottor Giacomo Pavesi, Direttore della Neurochirurgia dell’Ospedale Civile - la funzione di idrodissezione consente di separare il tessuto tumorale da quello sano minimizzando il trauma termico da coagulazione bipolare, riducendone la necessità di utilizzo durante la dissezione microscopica; di conseguenza l'impatto dell'idrodissezione comporta una attenuazione del rischio di danno neurologico nel contesto di una maggiore speditezza e chiarezza di visione durante l'asportazione delle lesioni cerebrali'.


