Ed è già la seconda volta, dopo la piena del 2020, che quell'argine è collassato, invadendo con due metri di acqua due anni fa, e mezzo metro due settimane fa, una casa abitata. Il manufatto emerso potrebbe essere all'origine del collasso dell'argine. Una conclusione che porta al parallelo con le possibili cause della rottura dell'argine del Panaro, a Bagazzano, che il 6 dicembre del 2020 provocò l'alluvione di Nonantola. Nel punto della rotta le analisi condotte dalla commissione tecnica regionale, emerse dall'analisi delle carte, la presenza di una canalina di scolo facente parte di un reticolo realizzato per drenare l'acqua dai campi coltivati. E che aveva, nei pressi del punto di rottura, ad un livello più basso, una convergenza. Dalle testimonianze raccolte dagli esperti che hanno realizzato l'analisi in quel punto sarebbe esistito un manufatto o un tombino che sottopassava l'argine. E quel passaggio avrebbe potuto essere con causa del cedimento dell'Argine stesso considerando anche la fragilità intrinseca rilevata dai tecnici. Il periodo di costruzione ed il materiale utilizzato (vecchi mattoni ritrovati anche sul luogo della rotta), potrebbero essere gli stessi. E tali da provocare lo stesso collasso arginale che si è verificato pochi giorni fa in un'argine golenale.
Un particolare molto curioso è interessante che riporta all'analisi svolta dai tecnici per fare luce sulle cause dell'alluvione del 2020 ma soprattutto ai profani mostra il perenne tentativo dell'uomo soprattutto in zone da sempre considerate paludose e incoltivabili intorno al fiume di governare le acque è il loro deflusso.


