In sostanza i modenesi si trovano a convivere con un sistema di raccolta imposto, molto più impegnativo, scomodo, spesso fonte di degrado sotto il profilo del conferimento, senza averne nessun vantaggio, né di tipo economico, (non essendo previsto, almeno nel breve termine, alcun meccanismo di premialità sul modello della tariffa puntuale in base alla quale meno produci e meno paghi ormai consolidato nei comuni modenesi dell'area nord gestiti da Aimag o a Forlì da Alea che dal 2018 è subentrata ad Hera), né tantomeno ambientale, visto che il porta a porta, così come è, genera degrado e rischio per la salute oltre a non portare alcuna riduzione sulle emissioni dell'inceneritore. L'impianto di via Cavazza continua infatti a bruciare più o meno le stesse migliaia di tonnellate di rifiuti, a prescindere dalla riduzione di quelli indifferenziati prodotti e raccolti a Modena.
Un paradosso a tutto tondo che emerge leggendo i dati del funzionamento dell'impianto di incerimento di via Cavazza relativi ai primi tre mesi dell'anno e ricavabili dai report mensili Arpae. Partiamo dai rifiuti indifferenziati avviati all'incenerimento. In un sistema porta a porta, e funzionante come dovrebbe, le differenze in termini di riduzione di quantità di prodotto indifferenziato da avviare all'inceneritore, dovrebbero evidenziarsi. Invece no, o solo in minima parte. Se a gennaio i rifiuti urbani indifferenziati prodotti a Modena, e avviati all'inceneritore, ammontavano a 10.098 tonnellate, a febbraio erano 9163 per poi ricrescere 9461 a marzo. E se stupisce l'assenza di grandi variazioni nella quantità di rifiuti indifferenziati avviati all'inceneritore, ovvero per una tipologia dove il porta a porta dovrebbe avere il massimo dell'effetto virtuoso, stupisce tanto più l'aumento vertiginoso dei rifiuti speciali indifferenziati avviati all'incenerimento. Dalle 499 tonnellate di gennaio si è passati alle 1018 tonnellate di febbraio alle 2063 di marzo.
Tra questi rifiuti speciali ci sono quelli classificati come CER 19.12.xx, di fatto rifiuti urbani provenienti
dalla raccolta differenziata e scartati durante le fasi di selezione perché inadatti al recupero.
Gianni Galeotti


