Così Vincenzo Paldino, Presidente regionale U.Di.Con Emilia-Romagna che oggi, oltre a rilanciare le ragioni del sondaggio pubblicato nei giorni scorsi, ha risposto ad alcune osservazioni dei nostri lettori che avevano contestato la presenza solo di domande a risposta chiusa e che avrebbero per così dire orientato le risposte stesse. 'Nulla di tutto ciò', risponde. 'Le domande chiuse servono per avere una elaborazione statistica delle risposte, ma abbiamo accolto con favore il rilievo, anche perché capiamo il bisogno dei cittadini di dire la loro liberamente su disagi, disservizi specifici e problemi riscontrari. Abbiamo così aggiunto un modulo per le dichiarazioni aperte che ci impegneremo a leggere ad una ad una e ad elaborare. Vogliamo tornare da Hera e Comune con dati oggettivi, che rappresentino i cittadini, le problematiche da loro espresse e le loro istanze. Perchè vogliamo continuare a fare ciò che abbiamo sempre fatto. Ascoltare ed agire nel loro interesse. Non vogliamo nascondere i problemi, anzi vogliamo evidenziarli perché ce ne sono ancora tanti. E non riguardano il modello porta a porta in sé ma le modalità con cui è stato applicato a Modena.
Dai nostri riscontri notiamo che i cittadini modenesi si dividono in tre grandi blocchi rispetto all'approccio al porta a porta: c'è chi contesta in toto il modello, il porta a porta, e che si spinge addiritturla a boicottarlo, c'è poi chi lo sposa a pieno, nel modello e nelle modalità con cui è stato applicato a Modena, e poi ci sono coloro, che sono d'accordo con il porta a porta, in quanto modello con efficacia consolidata per il miglioramento dei dati su raccolta differenziata e produzione rifiuti indifferenziati, ma che contestano il modo con cui è stato applicato a Modena.


