Sanità Area nord: investimenti in strutture ma medici e infermieri in fuga e bandi deserti
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Sanità Area nord: investimenti in strutture ma medici e infermieri in fuga e bandi deserti

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Il quadro tracciato a San Prospero dalla Direttrice di distretto Anna Maria Ferraresi: 'Gli infermieri scelgono il Trentino dove danno casa e macchina. E i bandi per gli specialisti sono deserti. Qui vengono al pettine i nodi di scelte di politica sanitaria poco lungimiranti'. E il direttore dell'ospedale Licitra rincara: 'Il ricorso alle cooperativa ha garantito la continuità ma il sistema va superato perché la qualità non è la stessa'


Sanità Area nord: investimenti in strutture ma medici e infermieri in fuga e bandi deserti
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Investimenti sulle strutture e sulle tecnologie, potenziamento dell’attività chirurgica, con numeri in forte crescita, e una Cardiologia votata all’integrazione tra ospedale e territorio. Sono queste le principali direttrici di sviluppo della sanità sul territorio del Distretto di Mirandola presentate lunedì 20 in una serata pubblica organizzata a San Prospero alla presenza di Annamaria Ferraresi, Direttrice del Distretto di Mirandola, Giuseppe Licitra della Direzione sanitaria del Santa Maria Bianca, e dei direttori di due reparti: Calogero Alfonso (Ortopedia e Traumatologia) e Fabio Gilioli (Medicina Interna). Sul palco, praticamente in veste di moderatore, il sindaco Sauro Borghi che si lamenta di una sala vuota. L'auditorium Fregni è praticamente deserto. Una quindicina di persone, quasi meno di quelle che sono sul palco dal quale il sindaco si rammarica per la poca partecipazione, soprattutto da parte dei propri cittadini.

Un sindaco che dopo avere annunciato più volte la possibilità per i pochi presenti di intervenire con le proprie domande da porre ai sanitari, in realtà chiuderà la serata senza cedere il microfono al pubblico. Nessuna domanda e tanta delusione tra i pochissimi in sala, giornalisti compresi. Che a quella serata erano andati, sia per ascoltare ma soprattutto per domandare. E invece nessuna domanda. E la serata partita non bene, è finita addirittura peggio.

Una serata che avrebbe dichiaratamente voluto dimostrare l'impegno dell'Ausl per la sanità territoriale e per l'ospedale di Mirandola e letteralmente 'demolire' le voci che danno l'ospedale stesso sulla via della chiusura. 'Se l'ospedale chiudesse non mi sarei trasferito da Bologna per venire qui, afferma Calogero Alfonso'. Sarei un matto se così fosse'. Fatto sta che oltre ai rappresentanti due reparti con maggiore crescita, tra cui anche pnaumologia, ne mancavano altri, a partire dal Pronto Soccorso.

In una serata in cui non si è nemmeno ricordata la presenza di ostetricia nonostante e la chiusura del punto nascita, un anno fa.

Fatto sta che i contenuti della presentazione di prospettive e investimenti soprattutto in strutture e soprattutto grazie ai fondi PNRR si scontra con la 'drammatica' e pare per ora irreversibile, carenza di personale. Che rischia di lasciare muri e strutture senza contenuti e grandi apparati tecnologici inutilizzati. Senza considerare vuoti nella sanità territoriale. Un quadro preoccupante quello tracciato dalla direttrice di distretto Anna Maria Ferraresi.

'Abbiamo forti difficoltà sulle residenze assistite. Abbiamo sempre meno infermieri. Sono 10.000 quegli italiani che lavorano all'estero, a Dubai ma anche in Trentino, dove danno macchina, casa, e altro. Stiamo reclutando tecnici di radiologia. Ho parlato con il presidente dell'Ordine. Hanno 17 nuovi laureati. Gli ho detto, noi li assumeremmo subito e lui mi ha risposto che 4 sono già partiti per Ortisei. Là hanno già legiferato per dargli casa macchina. Noi stiamo facendo di tutto per reclutarli ma nei fatti abbiamo un problema di politica sanitaria poco lungimirante e adesso i nodi sono arrivati al pettine. E non è un problema di cavalli ma di cavalieri'. E qui oltre alle immagini figurate per fare capire la situazione difficoltosa, la dirigente sanitaria fa altri esempi dichiaratamente provocatori. 'Prendiamo il bando per l'oculistica. Andato deserto. Se ne conoscete uno fatecelo sapere che lo assumiamo subito. Esistono specialità che nonostante i bandi e i posti disponibili non sono stati assegnati'.



Poi capitolo medici di base: 'A livello provinciale sono state coperte solo 30 zone carenti su 50. Per supplire alla situazione stiamo convenzionando dei ragazzi che stanno ancora frequentando il corso'. Nuovi professionisti che come confermano gli ultimi atti dell'Ausl può capitare vengano assunti ed entrino formalmente in servizio anche il giorno stesso del buon esito dell'esame del diploma di specializzazione.

Le previsioni per la medicina generale e per l'infermieristica non sono rosee, anche in prospettiva al punto che la direttrice ammette che con tutta probabilità 'nei prossimi anni sarà difficile garantire il turn-over'. E continua con un altro esempio. 'La Lombardia ha reclutato infermieri dall'India ma da un lato credo che loro che sanno l'inglese forse non scelgono l'Italia e inoltre non nascondiamo le difficoltà per operatori stranieri, soprattutto quando conoscono poco la lingue. Non è questione razzista, ma mi è capitato di lavorare con due infermiere polacche che parlavano male l'Italiano e non è stato semplice' 
Poi c'è il problema che anche in uscita dall'università infermieri o tecnici scelgono la sanità privata o l'estero.

Come detto, quadro drammatico che riguarda anche il personale medico, non soltanto della medicina territoriale ma anche ospedaliera. 'L'impegno dell'azienda per il reclutamento è messimo e si continuano a bandire selezioni concorsuali' - afferma Giuseppe Licitra. 'Le ultime in branche strategiche come radiologia, pronto soccorso emergenza-urgenza, e anestesia. In questo ultimo caso eravo riusciti a reclutare sei figure che ci hanno permesso di implementare l'attività chiururgica ma alcune hanno deciso di trasferirsi in un altra area geografica. Anche per questo rinnoviamo un appello alle istituzioni locali per migliorare le condizioni che possano spingere il personale a rimanere sul territorio. A partire dal reperimento di abitazioni. Abbiamo bisogno di un supporto piè una politica da questo punto di vista anche abitativa ci dovrebbe essere un supporto importante da questo punto di vista i nostri competitor non sono un pochino più bravi'. In chiusura un riferimento alla soluzione tampone date dal ricorso alle cooperative esterne. 'E' un tema che ci tocca da vicino e che stiamo tentando di superare. La cooperativa può permettere di dare continuità al servizio ma assolutamente non può dare quel grado di qualità che ci garantiscono i medici interni'

Ed è in questo contesto di forte, endemica e per certi versi difficilmente rimediabile almeno nell'immediato, che si inserisce il piano di investimenti illustrato dall'Ausl. A partire dai muri: sono oltre 30 i milioni di euro previsti nel piano investimenti per questo Distretto, di cui circa 15 sull’Ospedale e la restante parte per strutture di assistenza territoriale quali Case della Comunità (nuove o da ristrutturare), Ospedale di Comunità (OsCo) e Centrale Operativa Territoriale. Tra gli investimenti che riguardano il Santa Maria Bianca, la realizzazione di posti letto di Medicina d’urgenza (8) e di Terapia semi-intensiva pneumologica e multidisciplinare (4), la cui conclusione è prevista per i primi mesi del 2024.

L’investimento strutturale va di pari passo a quello sull’innovazione tecnologica: oltre due milioni di euro sono riservati all’acquisto di strumentazioni come una risonanza magnetica nucleare, un ecografo per Cardiologia (già in uso), due mammografi, quattro diagnostiche radiologiche, un portatile radioscopia per il comparto operatorio, una colonna laparoscopica ad alta definizione (4K) per ginecologia/chirurgia, quattro set di ottiche per isteroscopie e una frigoemoteca per il Pronto Soccorso.

Dai muri alle tecnologie si passa al personale: lo sforzo nel reperimento di figure specialistiche, in un contesto nazionale di carenza di risorse mediche e infermieristiche, ha consentito di aumentare gli organici di Anestesia (6 unità mediche acquisite tra maggio e ottobre), Cardiologia (3 tra fine anno e inizio 2024), Ortopedia (1), Chirurgia (2), Medicina Interna (3), Pneumologia (2, di cui una da inizio 2024) e Radiologia (2, di cui una da inizio 2024). Il lavoro di consolidamento delle équipe è stato preceduto dalle nomine dei primariati di Chirurgia (Stefano Sassi), Ginecologia (Alessandro Ferrari), Ortopedia (Calogero Alfonso), Radiologia (Francesca Nasi), Pronto Soccorso (Elena Grossi), Cardiologia (Carlo Ratti) e Pneumologia (Alessandro Andreani).

Tra le aree maggiormente interessate dal lavoro di potenziamento delle attività ci sono la Chirurgia e la Cardiologia. Per quanto riguarda la prima sono evidenti i risultati di incremento: già concluso il piano di recupero degli interventi rinviati nel 2020 e 2021 a causa della pandemia, è vicino al 100% anche il recupero di quelli non effettuati nel 2022 (99,4%, contro l’obiettivo regionale pari all’80%). Le ottime performance delle équipe di sala operatoria sono testimoniate anche da altri indicatori, come quello relativo agli interventi per frattura del collo del femore, con il target di 75 operazioni all’anno già raggiunto e superato nei 9 mesi del 2023 (84), o gli interventi per colecistectomia, anche in questo caso target annuale raggiunto a fine settembre.

Nel complesso la produzione chirurgica, tra programmato e urgenze, risulta in crescita del 12%. Grazie alla riorganizzazione degli spazi dell’area materno-infantile, l’ottimizzazione della turnistica infermieristica e il recupero delle risorse di personale, la capacità produttiva chirurgica di Mirandola ha visto un incremento del 39% sul programmato.

Anche la Cardiologia è al centro di un potenziamento di attività, che in questo caso travalica i confini dell’ospedale per arrivare più vicina alle case dei cittadini: l’integrazione tra ospedale e territorio è la nuova mission della Cardiologia mirandolese, che in nemmeno un anno ha fatto segnare oltre 2.300 prestazioni in più (11.513 quelle eseguite nel 2022 contro le 13.857 fino a ottobre 2023). In relazione all’attività ospedaliera, il progetto Cardiologia contempla, oltre ai due letti di Day Hospital utili al trattamento della patologia aritmica (come ad esempio la fibrillazione atriale), anche l’attivazione di quattro posti letto telemetrati, a valenza cardiologica, cogestiti con Medicina e Pneumologia. Un modello, questo, che risponde efficacemente ai bisogni epidemiologici attuali che vedono un’alta prevalenza di quadri multipatologici nella popolazione anziana o fragile. A completamento, un’offerta di primo e secondo livello, con ambulatori per scompenso cardiaco, post-infarto, cardiologia pediatrica, aritmologico, ecocardiografia e sincope. In rete con la Medicina generale e coadiuvato dall’Infermieristica di Comunità e dalla Centrale Operativa Territoriale, il cardiologo sarà al centro del processo di cura in qualsiasi contesto assistenziale esso si svolga: dall’ospedale alla Casa della comunità, dal domicilio all’OsCo.

Domiciliarità delle cure, multidisciplinarietà, telemedicina: anche l’assistenza territoriale ha le sue parole chiave, che descrivono chiaramente la direzione verso cui si sta andando. Anche grazie a nuovi modelli organizzativi, come i CAU (Centri di Assistenza Urgenza), che fanno parte della più ampia riorganizzazione delle cure primarie territoriali e del sistema di emergenza-urgenza regionale. I CAU rappresentano il nuovo modello di sanità territoriale potenziata pensato per rispondere alla gran parte dei bisogni e delle urgenze a bassa complessità clinica e assistenziale, sgravando così i Pronto soccorso, dove far confluire solo i casi più gravi. Sul Distretto di Mirandola è prevista una delle prime attivazioni in provincia, a Finale Emilia.


Redazione Pressa
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